Il 2021 si è chiuso positivamente

Filatura italiana: i prezzi delle materie prime gettano un’ombra sul primo trimestre 2022

La filatura italiana archivia il 2021 con un andamento migliore di quanto previsto qualche mese fa. In base alle stime di Confindustria Moda per Smi il settore (che comprende i filati lanieri, cotonieri e linieri) ha raggiunto un fatturato di 2,6 miliardi di euro, +28,7% rispetto al 2020, quando era sceso di oltre il 27%, attestandosi a poco più di 2 miliardi. A inizio 2022 si preventivava un +21,4%.

Questo risultato è ancora più significativo se si considera che è stato ottenuto in presenza di una tendenza rialzista dei prezzi delle materie prime, in primis lana e cotone, che le aziende hanno scaricato solo in minima parte sul prodotto: infatti l’indice dei prezzi alla produzione della filatura, monitorato da Istat, fa registrare un +1,8% su base annua.

Resta però ancora da colmare il gap con il 2019, quando i ricavi erano arrivati a sfiorare i 2,8 miliardi, pur se in calo del 5,7%.

Il comparto preponderante è la filatura laniera, che concorre all’81% del turnover settoriale e cresce del 27,3%, mentre i filati in cotone coprono il 15,2%, segnando un aumento del 35,9%, e quelli linieri il 3,8%. Questi ultimi, a loro volta, godono di ottima salute come dimostra il loro +30,4%. In particolare, la filatura cotoniera arriva a superare del 5% gli esiti del periodo pre-pandemico.

Il valore della produzione (che si riferisce alla sola attività produttiva svolta in Italia, al netto della commercializzazione dei filati importati) è stimato in recupero del 28,9%, superando gli 1,6 miliardi.

Quanto al commercio con l’estero, totalizza 837 milioni, +28,6% sul 2020 e in progress anche se confrontato con gli 809 milioni del 2019 (+3,5%). Invece l’import, a quota 807 milioni e con un +35,8% sull’annus horribilis della pandemia, non riesce a eguagliare le performance pre-Covid, che si aggiravano sugli 837 milioni. Il saldo commerciale è in avanzo per 31 milioni di euro, sotto i 57 milioni del 2020.

Entrando nel dettaglio, le vendite oltreconfine dei filati lanieri cardati e pettinati hanno visto un ritorno alla crescita rispettivamente del 28,3% e del 22,9%. I filati misti chimico/lana balzano del 16,5% e si irrobustisce l’andamento dei filati per aguglieria (+33%). Passando ai filati cotonieri, si nota un +41,5% e per quelli linieri l’avanzamento è del 23,7%.

Altrettanto positiva l’evoluzione alla voce import, con i filati pettinati lanieri che portano a casa un +6,1%. Fanno ancora meglio i filati cardati (+50,3%), i misti chimico-lana (+42,6%) e quelli per aguglieria (+52,7%). Molto bene anche i filati in cotone (+61,5%) e i linieri (+34,9%).

Sul mercato nazionale il consumo apparente, al lordo delle scorte, recupera brillantemente terreno (+32,5%, contro il precedente -31,6%), ma è ancora lontana (-9,3%) la performance del 2019.

Ottimo l’avvio del 2022: se nel Q1 del 2021 l’indice di produzione industriale Istat relativo alle attività di filatura era stato contraddistinto da un timidissimo segnale di recupero (+0,1%), nel gennaio-marzo 2022 si raggiunge un +21%. Tra l’altro, l’anno scorso gennaio e febbraio si erano chiusi in area negativa ed era stato marzo (+45%) a risollevare le sorti.

Con riferimento alle esportazioni, va ricordato che nel primo trimestre del triennio 2019-2021 si era verificata una flessione (-2,5% nel 2019, -8,7% nel 2020 e -7,1% nel 2021). Al contrario, nell’analogo periodo dell’anno in corso la dinamica è positiva (+34,1%), per un totale di quasi 250 milioni di euro. Tra i campioni del quarter i filati cardati (+56%).

In parallelo l’import, che nel gennaio-marzo 2020 era arretrato dello 0,5% e un anno dopo del 16,2%, è protagonista a inizio 2022 di un mini boom (+71,9%), per un totale di 286 milioni di euro, trainato dal +137,7% dei filati in cotone. Il saldo commerciale risulta negativo per -36,6 milioni, contro il precedente surplus di 19,5 milioni: un disavanzo cui contribuiscono i filati di lino (-15,6 milioni) e soprattutto quelli in cotone (-81,9 milioni). Nel caso dei filati lanieri si evidenzia un surplus di 44,6 milioni per i cardati, 1,2 milioni per i pettinati e 19,8 milioni per i filati da aguglieria.

Restando nel primo trimestre di quest’anno, i volumi esportati registrano una dinamica media del +10% e le importazioni a volume mostrano un +46,8%. Per i cardati Hong Kong torna a essere la prima destinazione dei fili made in Italy, con una quota del 21,8% e un +124,6%. Da segnalare l’exploit della Corea del Sud (+316,3%).

Per i pettinati il primo Paese di riferimento è la Romania, con il 10,8% del totale e un +22,2%, tallonata dalla Francia, con il 10,7% e un aumento delle esportazioni pari al +42%. Per i misti chimico-lana in testa l’Austria, che assorbe il 13%, seguita da Francia e Turchia.

Tra gli sbocchi dei filati in cotone primeggia la Germania, con il 19,5% e un robusto incremento (+54,3%). Seconda la Francia parimerito con la Repubblica Ceca, con una quota del 7,4%: in questo caso le crescite sono rispettivamente del 33,3% e del 62,8%.

Da uno sguardo alle importazioni trimestrali di filati cardati emerge in pole position la Lituania, che scavalca il Regno Unito in difficoltà (-46,1%) volando del +62,7%. Terza la Cina, in decrescita dell’11,8%.

Per quanto concerne i filati pettinati, prime e seconde sono Romania (+66,6%) e Repubblica Ceca (+106,7%), che si assicurano il 38% delle importazioni del comparto.

Dalla Romania proviene il 30,9% dei filati misti chimico-lana: il Paese registra una crescita del 16,1%, contro il +25,6% del secondo fornitore, la Turchia. Quest’ultima è la numero uno per le nostre importazioni di filati in cotone, con una percentuale del 37,5% e un +104,3%. Dinamiche molto sostenute anche da Cina (+122,6%), Egitto (+86,8%) e Pakistan (+200%).

Le maggiori criticità odierne sono legate ai rialzi dei prezzi delle quotazioni della materia prima e degli input energetici: basti pensare che a maggio, secondo l’indice Awex Eastern della lane si è verificato un aumento tendenziale rispetto all’analogo mese del 2021 del 12,8% in euro, mentre l’indice A di Cotton Outlook evidenzia un raddoppio (+102%).

Valori abnormi rispetto a quelli di mercato stanno interessando energia elettrica, gas, carburanti. L’arma per combattere queste insidie, concludono da Confindustria Moda, è una gestione sostenibile ed efficiente delle aziende.

Nella foto, filati della Manifattura Sesia  

a.b.
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