Il 37% dei Millennials cinesi sceglie green

A Intertextile moda tecnologica e sostenibile alla ribalta

Non più una crescita a tutti i costi, sociali e ambientali, ma uno sviluppo più sostenibile: un mantra che è diventato uno dei cardini delle aziende del tessile, consapevoli che il consumatore, specie i Millennials e i residenti nelle grandi citta, mettono la sostenibilità al centro delle scelte di acquisto.

 

«La nostra presenza in Cina - conferma Ercole Botto Poala, presidente di Milano Unica, che a Shanghai organizza due edizioni all'anno della fiera dedicata ai tessuti made in Italy all'interno del salone Intertextile - consente un monitoraggio in tempo reale dei veloci cambiamenti che caratterizzano questo grande mercato. In particolare, la sempre più stretta correlazione fra tecnologia, qualità e sostenibilità dei prodotti».

 

E in effetti tra gli stand di Intertextile Shanghai Apparel Fabrics-Spring Edition - rassegna tessile organizzata da Messe Frankfurt che ospita circa 3.300 espositori di cui 2.700 cinesi e 62 aziende italiane -  non sono mancati i progetti di natura green e innovativi.

 

Al National Exhibition and Convention Centre di Shanghai la realtà degli Emirati Arabi Paradise Textiles si è fatta ad esempio notare per il suo poliestere riciclabile e biodegradabile.

 

L’azienda ha infatti testato la nuova fibra, studiata per essere meno impattante una volta rilasciata nell’ambiente. I risultati hanno mostrato una quasi totale degradazione in 234 giorni.

 

La wearable tecnology è invece il pilastro del messaggio della società  giapponese Chori, che ha portato in fiera i suoi tessuti intelligenti in grado di tenere sotto controllo una serie di parametri come il volume di respirazione, l'intensità del movimento, la variabilità della frequenza cardiaca e le calorie bruciate, grazie a particolari sensori.

 

Fino a poco tempo fa, l’elevato peso di apparecchi integrati alla fibra tessile, aveva reso l’applicazione dei sensori incompatibile con la leggerezza richiesta dallo sportswear. Ma l'azienda nipponica è riuscita a inserire piccoli elettrodi d'argento in tutti i suoi prodotti.

 

Ha un dna 100% sostenibile il progetto portato avanti da Lily Textile di Taiwan: il suoi nylon ricavato dalla cannella e dalle mandorle, naturale, resistente alle alte temperature e non tossico, piace a un'azienda established del calibro Uniqlo.

 

Marchi internazionali come Nike, Lee e Aimer sono invece i clienti principali della Hua Mao Nano-Tech, a sua volta di Taiwan, che ha messo le nanotecnologie al servizio della moda.

 

Il suo prodotto di punta è un filato che simula il materiale delle rocce vulcaniche, producendo tre funzioni principali: mantenimento termico e aumento della temperatura, emissione di infrarossi lontani e funzioni di assorbimento dell'umidità e generazione di calore.

 

I tessuti realizzati dagli scarti alimentari sono invece la nuova frontiera ecosostenibile su cui punta la nipponica Toyoshima, che trasforma il cibo in colori naturali ed ecologici. La formula, un classico caso di azzeramento degli sprechi e di riutilizzo virtuoso del materiale altrimenti destinato alla spazzatura, ha dato via a una linea di prodotti battezzata Food Textile.

an.bi.
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