Il bitcoin fa strada nel retail di lusso

Gucci apre ai pagamenti in criptovalute: i primi test negli store Usa

Con un mercato blockchain per la vendita al dettaglio che, a livello globale, dovrebbe raggiungere i 4,6 miliardi di dollari entro il 2028, era inevitabile che anche i marchi leader del lusso iniziassero a inserire le criptovalute come opzione di pagamento nei loro negozi.

 

Finora a prendere l’iniziativa erano stati nomi importanti del settore ma con una struttura retail ridotta come Off-White, Philpp Plein, Genny, Michele Franzese (per i multimarca) e, ultimo annuncio in ordine di tempo Sease, il marchio di Franco e Giacomo Loro Piana. Ma la notizia che Gucci inizierà ad accettare cryptocurrency in una selezione dei suoi negozi negli Stati Uniti rappresenta una sorta di legittimazione per tutta l’economia crittografica finora guardata con diffidenza nel settore retail.   

 

Il programma pilota, attivo a partire dalla fine di maggio, permetterà ai clienti di Gucci di pagare i propri acquisti in criptovalute in negozi statunitensi tra cui Gucci Wooster a New York (nella foto) e le boutique di Rodeo Drive a Los Angeles e di Miami Design District.

 

Nel corso dell’estate il programma sarà esteso a tutte le boutique Gucci a gestione diretta, in Nord America.

 

I clienti Gucci potranno effettuare i loro acquisti in oltre 10 criptovalute, tra cui, ovviamente le più famose come Bitcoin, Ethereum e Litecoin.

 

I pagamenti in criptovaluta in negozio verranno effettuati con un link inviato via e-mail al cliente; il link contiene un codice QR che consente loro di eseguire il pagamento dal proprio portafoglio crittografico.

 

Tecnicamente ogni rivenditore può scegliere se convertire automaticamente il pagamento in valute correnti, come dollari o euro, oppure mantenere i pagamenti sotto forma di criptovaluta (più spesso usata per motivi speculativi, vista la forte volatilità). Gucci al momento ha preferito non comunicare quale strategia di conversione intenda adottare .

an.bi.
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