Il monte della filiera guarda avanti

Il sentiment e le stime del tessile, fra ordini annullati e forniture confermate

Per ora si sa solo che l'Italia resterà in lockdown almeno fino al 13 aprile, perché ancora non ci sono le condizioni di sicurezza per allentare le misure dettate dal Governo, nel tentativo di contrastare il coronavirus.

«Un eventuale allentamento o la proroga delle date spettano solo e unicamente al decisore politico», ha precisato oggi il presidente del Consiglio Superiore di Sanità, Franco Locatelli, mentre c'è chi ipotizza un "tutti a casa fino al primo maggio". Con questo interrogativo sulle spalle e mentre il confinamento totale sta arrivando a colpire metà dell'umanità, le eccellenze del tessile italiano, produttori di filati e tessuti che di regola sono sempre proiettati una stagione avanti rispetto ai brand della moda (lo scorso febbraio è stata presentata la primavera-estate 2021), si attengono rigorosamente allo stop della produzione dal 26 marzo. Ma il resto delle attività, come la direzione, l'amministrazione e il commerciale, va avanti con lo smart working, con un'attenzione particolare al mantenere i contatti con la clientela.

In realtà ci sono state aziende tessili, come Tollegno 1900, che avevano cambiato il loro modus operandi già da prima che arrivassero le stringenti disposizioni del Governo Conte. «Per garantire la sicurezza dei nostri dipendenti – racconta Lincoln Germanetti, ceo del gruppo biellese dei tessuti e dei filati, che controlla anche il marchio Ragno - abbiamo attuato una serie di correttivi specifici, come ridisegnare i turni di lavoro e le composizioni delle squadre, in modo da assicurare il giusto distanziamento sociale, o anche chiudere la mensa, sanificare gli spazi, incentivare lo smart working, attrezzando il personale perché lo potesse svolgere al meglio. Abbiamo inoltre puntato sulla digitalizzazione, attivando app e canali di comunicazione web per riunioni e meeting». «Queste azioni – aggiunge Germanetti – sono state messe in pratica anche per i nostri uffici nel mondo e per la controllata in Polonia, agendo in anticipo per preservare il benessere di tutti. Con la stessa finalità, in Ragno abbiamo autonomamente prodotto mascherine, che sono state distribuite a tutti i nostri dipendenti worldwide. In più abbiamo attivato una copertura assicurativa, fino a fine anno, per quanti dovessero malauguratamente contrarre il virus. La speranza è che queste operazioni siano state davvero salvifiche: a oggi nessuno dei nostri 1.000 dipendenti risulta essere contagiato». Diversa la modalità in Mantero Seta. «La prima settimana di chiusura dell'azienda – dice Franco Mantero, ceo dell'azienda serica comasca - il messaggio forte che abbiamo voluto dare era che fosse necessario stare tutti a casa, assolutamente senza lavorare. Era necessario e fondamentale calmarsi, rilassarsi, stare in famiglia senza l'ansia del lavoro, dei progetti sospesi, delle attività fermate, delle singole responsabilità e senza la paura nei confronti della riapertura. Da questa settimana siamo parzialmente in smart working, quando possibile, e parzialmente in cassa integrazione».

Un tema scottante è quello degli ordini: sono arrivate delle disdette o richieste di sconto? «Degli annullamenti sono arrivati, soprattutto su ordini appena confermati dal cliente che non erano già in produzione. Invece condizioni di sconto al momento no», risponde Silvio Botto Poala, ceo della biellese Botto Giuseppe e Figli, specializzata nei tessuti e filati in lana. «Annullamenti ci sono, ma finora in misura minore rispetto a quanto ci si si sarebbe potuto aspettare - afferma Fabio Campana, ceo di Lanificio dell'Olivo (nella foto), filatura di Campi Bisenzio (Fi) -. La sensazione è, a qualche giorno dallo stop alla produzione, che tutti stiano fermi in posizione di attesa. Sono consapevoli della necessità di produrre comunque i capi per la Fall-Winter e per questo motivo forse non annullano, ma certamente stanno lavorando a scenari alternativi, se la nostra mancata produzione dovesse prolungarsi. Sarebbe davvero importante riprendere quanto prima, ovviamente nelle condizioni di assoluta sicurezza per i lavoratori, che avevamo raggiunto prima del provvedimento di chiusura». Andrea Crespi, direttore generale di Eurojersey, manifattura tessile di Caronno Pertusella (Va), spiega: «Negli ultimi giorni, con l'avanzamento dello stato di emergenza Covid-19 in altri Paesi del mondo, iniziamo a risentire di alcuni annullamenti di ordini da parte di clienti in Europa e Stati Uniti. Come nostra policy, non applichiamo scontistiche». «Assistiamo a qualche richiesta, non molte in realtà, di annullamento – interviene Franco Mantero - ma abbiamo visto soprattutto che i nuovi ordini, arrivati prima dell'ultima stretta del Governo, sono stati sensibilmente più bassi rispetto alle previsioni». Per ora nessun ordine disdetto invece da Tollegno 1900. «Confidiamo che non accada – dice il ceo Germanetti - perché siamo in una condizione che ci vede tutti allineati, per difficoltà e preoccupazioni. A muoverci deve essere, oggi più che mai, l'etica».

Sul fronte dell'approvvigionamento delle materie prime, per ora, non c'è un'emergenza. «Avendo una filiera verticalizzata – sostiene Silvio Botto Poala di Botto Giuseppe e Figli- noi ci dobbiamo organizzare con diversi mesi di anticipo e quindi al momento siamo coperti». «Non abbiamo problemi per quelle necessarie alla produzione della collezione attuale, dal momento che è nostra prassi consolidata iniziare la stagione con tutti i materiali in casa – dice Fabio Campana di Lanificio dell'Olivo -. Potrebbe diventare problematico il riallestimento dei magazzini, dal momento che diversi Paesi di provenienza sono a loro volta "chiusi"». «Siamo strutturati internamente in modo da far fronte anche alle richieste più complesse», risponde Germanetti di Tollegno 1900. «Ci siamo mossi in anticipo – tranquillizza Franco Mantero di Mantero Seta - con ordini la cui consegna dovrebbe avvenire con tempistiche adeguate. «Al momento non abbiamo problemi, avendo già aumentato le scorte di magazzino – conferma anche Andrea Crespi di Eurojersey -. Si dovrà rivedere la situazione se un domani ci fosse un'evoluzione in negativo da parte dei nostri fornitori europei».

Nessuna delle aziende tessili intervistate inoltre sta annullando gli ordini ai fornitori. «Al massimo – osserva Botto Poala - potrà capitare che questa situazione, che sicuramente ridurrà la domanda, ridimensionerà gli acquisti di materie prime nei prossimi mesi». «Per ora non ne abbiamo bisogno – ribatte Campana - e se il periodo di chiusura si dovesse allungare ulteriormente potrebbero essere ritardate nel tempo. Vogliamo comunque farci trovare pronti alla ripartenza e quindi continueremo ad acquistare la parte più rilevante dei materiali». «Rivedremo i nostri ordini se assisteremo a un'eccessiva riduzione della domanda», afferma Crespi.

Tuttavia la maggioranza delle aziende evita di sbilanciarsi in previsioni. «Oggi è difficile fare stime che abbiano un senso – riflette Campana -. Il primo trimestre era partito molto bene e i primi impatti negativi si sono avvertiti in marzo. Più difficile è dire quanto male andrà il secondo trimestre, se non altro perché non sappiamo quando riapriremo. Dobbiamo rimanere ottimisti: presto o tardi i negozi rialzeranno la saracinesca e i brand avranno bisogno del nostro prodotto per l'autunno-inverno. Penso pure che il nostro mercato di riferimento, quello medio-alto, ripartirà molto forte». «Ogni previsione oggi sarebbe parziale o poco veritiera, vista l'estrema velocità con cui le situazioni mutano – ribadisce Germanetti -. Abbiamo proceduto a fare degli stress test su più livelli, per poter ragionare sui molteplici scenari nel medio-lungo periodo. Queste valutazioni sono tutte funzionali a ipotizzare delle possibili variabili da introdurre per limitare i possibili danni, ma anche per sviluppare strategie alternative, per dare spinta nella fase di ripresa». «Nel primo trimestre – sintetizza Crespi - gli effetti sono stati marginali. Ritengo sia ancora prematuro fare delle valutazioni sul medio periodo. In ogni caso ci aspettiamo delle ripercussioni piuttosto importanti». «Gli effetti del virus – stima Botto Poala - si vedranno soprattutto sui prossimi due trimestri. Il primo è rimasto abbastanza in linea con i dati del budget e dell'anno precedente». «Alla luce della situazione attuale – stima Mantero - pensiamo a un 15%-20% di fatturato in meno rispetto al budget sull’anno 2020 e una "nuova economia" post-pandemia, che inciderà sensibilmente sulla dimensione e sull'organizzazione delle nostre aziende».

Anche l'alto della filiera del fashion auspica una maggiore attenzione da parte delle istituzioni, italiane (che non hanno incluso il comparto nel Decreto Cura Italia) e sovranazionali. «La filiera produttiva – dice Botto Poala - deve ripartire al più presto, perché rischia danni ancora più gravi di quelli che subiremo a causa del rallentamento della domanda finale, a causa del coronavirus». «Nonostante l'importanza della moda per l'industria nazionale – aggiunge Campana - credo che il settore sia stato effettivamente poco centrale nel dibattito sugli impatti negativi della pandemia. Ora è molto importante cercare di sensibilizzare sui rischi che corre una parte rilevante del Pil, fatta di piccole e medie imprese molto export oriented, per sollecitare auspicabili interventi. La filiera va salvaguardata, perché è talmente articolata, che un solo problema può ripercuotersi a cascata in modo esponenziale». «Noi cerchiamo di fare la nostra parte - prosegue il ceo di Lanificio dell'Olivo -. Per esempio continuando a rispettare gli impegni di pagamento, nonostante a valle molti clienti siano purtroppo partiti con il non pagare. Aziende come la nostra, un po’ più forti e strutturate rispetto a tante altre, devono aiutare a reggere la catena di fornitura, fino all'arrivo di altri tipi di aiuti dalle istituzioni e dal sistema del credito». «Questo shock – afferma Germanetti - ci ha già costretto a rivedere il nostro modus operandi e agendi a livello professionale e personale, nel nome delle esigenze e dei bisogni della collettività: mossi dall'urgenza siamo intervenuti rapidamente. Si tratta ora di sviluppare una strategia che sia funzionale ed efficace nel medio e lungo periodo». «Credo che oggi più che mai sia necessario muoversi come filiera in generale e certamente nei confronti delle istituzioni – dichiara Franco Mantero -. Condivido buona parte delle richieste della Camera della Moda, facendo però un distinguo tra gli interventi urgenti contingenti e temporanei per gestire il presente, per esempio la cassa integrazione speciale, il riscadenzamento delle rate mutui, il congelamento dei tassi di interesse, e quelli strutturali, per supportare l'economia da adesso in avanti, come il taglio degli oneri fiscali e sociali; o il prolungamento nel tempo e l'innalzamento della percentuale di credito di imposta per la ricerca e lo sviluppo». «A mio avviso – ribatte Crespi - non si tratta di un problema di filiera o di singolo Paese. Trattandosi di un'emergenza globale, avremmo bisogno di un'Europa più unita, con decisioni univoche e regole congiunte, che purtroppo a oggi non ci sono state».

Nel frattempo sono state posticipate da luglio a settembre le date di Milano Unica, il salone di riferimento del tessile, mentre per quanto riguarda il mondo dei filati, al momento Pitti Immagine fa sapere che la collocazione in calendario di Pitti Filati verrà discussa dal Comitato tecnico del salone l'8 aprile. «Penso che la decisione dello spostamento a settembre di Milano Unica sia corretta – commenta Botto Poala -. Sarà difficile mantenere le date delle fiere di giugno e luglio, sia per la difficoltà di preparare una collezione nei tempi richiesti, sia per il fatto che molti clienti rinunceranno a viaggiare nei prossimi mesi. Per l'autunno-inverno, come sempre,ci saranno i clienti che inizieranno a vedere le collezioni prima e quindi ci si organizzerà con delle pre-collezioni ridotte. Per Pitti Filati, si vedrà nei prossimi giorni». «La nuova data di Milano Unica a settembre – sostiene Crespi - significa che saremo più in linea con le tempistiche dei buyer per il settore moda donna e leggermente in ritardo per l'uomo. Considerando le circostanze eccezionali e la poca incidenza attuale del segmento moda uomo nel fatturato di Eurojersey, per la nostra azienda non è un cambiamento così rilevante». «Visto il periodo difficile che tutta la filiera sta vivendo – conclude - la questione date non è nemmeno così prioritaria. Invece è importante dare un segnale di ripartenza e di nuove opportunità di business, per il mercato del tessile».

e.f.
stats