I BUYER INTERNAZIONALI A MILANO MODA UOMO

«Prada il lato geniale dell'utility. Magliano puro talento. Dolce&Gabbana semplice e intensa»

I buyer fanno il punto sulle prossime tendenze moda uomo per l’autunno-inverno 2023/2024. Una in particolare è emersa, lampante: la voglia di concretezza, con pochissimo spazio concesso dagli stilisti alla creatività fine a se stessa. Sarà che, come ha detto Miuccia Prada, gli abiti devono essere utili, ma tutti i big brand del made in Italy nelle loro collezioni sono tornati ai fondamentali della moda maschile: capispalla dalle silhouette essenziali, con il ritorno netto (e convincente) del nero, sia per il giorno, sia per la sera. Anche a Pitti Uomo sono stati rigore e voglia di pulizia a dominare. Le idee chiave della FW23/24 che più di tutte sono piaciute ai buyer sono comfort, protezione e intimità, con in più qualche accenno di ribellione in stile punk, legato soprattutto alle presenze internazionali (Martine Rose a Firenze, JW Anderson e Loverboy a Milano). Prada promette di conquistare un pubblico sempre più ampio con i cardigan e i cappotti indossati con un pizzico di ironia sulla pelle nuda, Dolce&Gabbana torna a vestire l’uomo bello e sexy degli esordi. Gucci senza Alessandro Michele non convince, ma rassicura: la collezione si integra perfettamente nel solco della semplificazione emerso come megatrend durante la fashion week, nella speranza che il peso dell’heritage si riveli maggiore di quello di un direttore creativo. Consensi per Marco De Vincenzo, alla sua prima prova come stilista della linea uomo di Etro, dopo il debutto con la donna la scorsa stagione. Infine largo ai giovani, con i progressi compiuti da Federico Cina e Jordanluca e la consacrazione di Magliano, acclamato come non mai dai compratori, non solo quelli di casa nostra.


Simon Longland
Head of Menswear and Womenswear
Harrods

«È sempre motivante iniziare l'anno con nuove fonti di ispirazione ed è ciò che è accaduto in questa stagione. A Milano abbiamo visto alcune delle collezioni di abbigliamento maschile più forti del settore, con molti designer che si sono espressi al meglio e non vedo l'ora di far arrivare questi input alla nostra clientela per la prossima stagione. I capispalla sono la tendenza della stagione: hanno trovato spazio in ogni collezione, dagli scenografici mantelli di Fendi e Dolce&Gabbana ai soprabiti ampi e dal design perfetto di Prada, Gucci e Zegna, fino agli splendidi e audaci motivi a intarsio di Etro. Insomma, qualcosa che asseconderà i gusti di tutti. La stagione sarà incentrata anche sul bomber e sono curioso di vedere come questo stile verrà sviluppato nelle collezioni future. Sono convinto che le silhouette pulite, ritagliate sul corpo oppure oversize, protagoniste da Prada e da Gucci, si confermeranno anche nelle collezioni future di questi e altri brand. Anche lo stile sartoriale ha continuato a regnare sovrano per tutta la fashion week, nella sua interpretazione tradizionale, ma anche rivisitato in maniera più creativa. Come sempre il tailoring di Prada è stato impeccabile e magistrale, tuttavia penso che alcune delle proposte più creative e innovative siano arrivate dalla sfilata di JW Anderson, con la giustapposizione di una sartorialità raffinata e di look più giocosi e ironici. Un macrotrend sono certamente i pantaloni a gamba larga, che abbiamo trovato in quasi tutte le sfilate e che mi aspetto continueranno nelle prossime collezioni. Trovo che forme dei pantaloni larghi di Zegna siano eccezionali e capaci di convincere qualsiasi cliente amante del pantalone a gamba stretta a cambiare idea. Dovendo scegliere la collezione che ho amato di più tra quelle viste a Milano, direi che è stato un pareggio tra Prada e Zegna. Quanto a Gucci, pur senza un direttore creativo è stato capace di evolvere e affrontare il tema delle silhouette in maniera diversa rispetto al passato. Il tipo di tailoring che era diventato emblema della maison si è evoluto, come dimostrano i pantaloni larghi e morbidi e il lavoro sulle giacche, che vanno da quelle over ai modelli più puliti e aderenti, riuscendo così ad accontentare sia gli amanti dello stile distintivo della maison, sia nuovi fan».

Bruce Pask
Men’s Fashion Director
Bergdorf Goodman & Neiman Marcus

«Mi ha colpito la sfilata di Prada, sorprendente nell’ambientazione, con l'intero vasto soffitto della sede che si è sollevato lentamente all'inizio della sfilata, per rivelare enormi lampadari e trasformare completamente lo spazio. Questo ha mostrato l'effetto che i cambiamenti di forma e di proporzione hanno sulla collezione, che ha ben rappresentato una sartorialità essenziale e leggermente squadrata, abbinata a colletti a punta e girocollo a strati che scoprono il petto, pezzi ispirati a piumini imbottiti, capispalla corti, allungati e ricchi, giacche scamosciate che avevano tutte un easy appeal. Per quanto riguarda Gucci, in una stagione in cui hanno regnato purezza e semplicità, questa collezione ha distillato l'essenza del marchio. Le proporzioni esagerate sono state un concetto chiave, con giacche dalle spalle larghe e pantaloni voluminosi e oversize, oltre ai cappotti lunghi fino al pavimento e relativamente disadorni. La palette di colori tenui è stata coerente con il passato. Nel complesso si è trattato di collezioni di alto livello ed eleganti, con una rinnovata attenzione alla sartorialità e ai materiali morbidi e di alta gamma, come cashmere e misto vicuña, oltre a una forte presenza di capi double face. Il prossimo inverno vedremo anche un abbigliamento monocromatico e tono su tono. Gli stilisti hanno dato risalto alla sera, con abiti e giacche luccicanti e pantaloni ampi, cosparsi di perline e paillettes. Il prossimo autunno-inverno le proporzioni continueranno a essere esagerate, con giacche allungate, cappotti raso terra, spalle scese e soprattutto, come già dicevo, pantaloni a gamba larga. Gli stivali eleganti, e in particolare lo stile Chelsea, saranno di riferimento per le calzature».

Riccardo Tortato
Head of buying department
Tsum

«Partendo da Pitti Uomo, il salone era esattamente come nel pre Covid. Molte presenze, ottime collezioni e un ambiente molto propositivo. Sono rimasto favorevolmente colpito dalle novità di Brunello Cucinelli e mi sono piaciuti Sartorio e KNT del Gruppo Kiton. Degno di segnalazione Stefano Ricci come rappresentante del made in Italy di lusso. Non mi stancherò di ripetere che sarebbe compito degli organizzatori impedire l'ingresso a quel gruppo di gente malvestita che sta in piazzetta senza fare nulla per tre giorni. Purtroppo certi giornalisti, soprattutto televisivi, si soffermano più su queste persone, che indossano abiti di cattivo gusto e che rappresentano il peggio dello stile maschile, anziché evidenziare le qualità e il made in Italy delle aziende espositrici. Passando a Milano e partendo da Gucci, va detto che la bellezza della moda è che si reinventa a ogni stagione e che ogni cinque anni o più si chiudono dei cicli e se ne aprono altri. È ovvio che l'incertezza sul futuro e la visione veramente unica di Alessandro Michele creano delle domande, ma sono certo che come sempre si troverà una risposta appropriata alle aspettative dei clienti. Credo che ci siano molti nomi noti che al momento sono senza posizioni importanti, così come altri professionisti ora occupati, che potrebbero essere appropriati da Gucci. Ma non penso che la scommessa sul nome nuovo debba per forza essere l'unica soluzione. Michele è stato un caso unico nel settore, un talento sicuramente eccezionale. Tra le altre sfilate ho apprezzato Dolce&Gabbana, Prada e Zegna. In complesso il livello della stagione è stato alto. Il percorso di Alessandro Sartori da Zegna è incredibile e questo show dimostra chiaramente la sua visione. Lo ritengo lo stilista da uomo attualmente più valido sul mercato. A livello di trend, nella FW 23/24 si imporranno a mio parere blazer, cappotti e scarpe all'insegna del nuovo formale. A proposito di calzature, da citare sicuramente Santoni».


Federica Montelli
Head of Fashion
Rinascente

«La settimana della moda maschile è stata più che positiva. A Pitti Uomo l’evento clou è stata la sfilata di Martine Rose, seguita da stampa e compratori internazionali, ma anche dalla Fortezza sono arrivati spunti interessanti, specie sul tema della maglieria, che sarà uno dei nostri focus commerciali per FW23/24. Firenze è tornata a essere l’evento forte del pre-pandemia, come ha dimostrato la forte affluenza di buyer, e data la sua leadership nel settore per le prossime edizioni ci attendiamo forse più spazio alla ricerca. A Milano le collezioni sono state belle e soprattutto concrete, tutte - o quasi- nel segno dell’essenzialità, ma non del minimalismo: proposte stilisticamente molto indirizzate al mercato europeo e nordamericano e questo per noi è ovviamente un punto di forza. Il mio show preferito è stato senza dubbio quello di Magliano: il marchio è in forte espansione e dalla prossima stagione entrerà a far parte dell’offerta di Rinascente. Ho amato anche Prada, trovando molto convincente il lavoro fatto sugli abiti e i cappotti dai tagli netti, e Dolce&Gabbana, artefice di uno show davvero molto riuscito grazie all'essenzialità dell’allestimento, al ritorno al nero, al taglio sartoriale degli abiti e alla qualità dei tessuti. È stato bello ritrovare la vera essenza del marchio. Bravo Marco de Vincenzo, che ha interpretato in maniera convincente la moda maschile di Etro. Questa sua seconda collezione per la maison è stata più centrata rispetto a quella dell’esordio di settembre con la donna e, a questo punto, non vedo l’ora di vedere cosa ci aspetta a febbraio. Di successo entrambe le sfilate del gruppo Armani, in particolare quella di Giorgio Armani con uno spettacolo e una colonna sonora di forte impatto. Divertente l’idea della nuova Baguette di Fendi che, trasformata in un un portaombrello da indossare come un monospalla, sarà un successo. Lardini è stato una sorpresa: tra i brand più legati alla tradizione del bel vestire è quello che ha saputo meglio esprimere la voglia di rinnovamento. Sempre coerenti rispetto al loro pubblico Dsquared2 e Msgm, mentre i brand più giovani sono stati delle conferme, da Jordanluca a Federico Cina e Dhruv Kapoor. Più forte rispetto alle scorse stagioni 1017Alyx9Sm. Chiudere la giornata di domenica, assolutamente la più forte della fashion week, con gli spettacoli di Charles Jeffrey Loverboy e JW Anderson è stato un bel modo per sottolineare l’appeal di Milano anche su nomi internazionali e indipendenti. Gucci, in attesa di riorganizzarsi dopo l’uscita di Alessandro Michele, ha scelto di assecondare le richieste che arrivano dal mercato oggi: una sartorialità fashion e un minimalismo che però non ha niente a che fare con il rigore. In attesa che presto le silhouette degli abiti si restringano, per il momento resiste il trend del tailoring ampio e morbido, senza gender. I marchi più contemporary hanno puntato sullo stile college, ma personalmente ho amato molto anche la cattiveria che si è vista in alcune sfilate, da Martine Rose in poi, con riferimenti underground e punk inizio 2000».

Dean Cook
Head of Menswear
Browns

«Un tema chiave delle passerelle milanesi è stata la grande semplicità che abbiamo visto in super brand come Gucci e Prada, che hanno proposto pezzi must-have incredibilmente raffinati. Una tendenza che promuoviamo dalla scorsa stagione è la crescente influenza dell'abbigliamento tecnico, in cui i designer applicano tessuti hi-tech a capi sapientemente progettati, come abbiamo visto da 1017 Alyx 9SM. Un terzo filone predominante, dalle pedane allo streetstyle, è stato il tailoring elegante. Per quanto riguarda le sfilate, la mia preferita è stata Prada, perché l'ambientazione si abbinava perfettamente alla collezione, disinvoltamente elegante e dallo stile essenziale. A proposito di Gucci, il primo show senza Alessandro Michele è stato all'insegna di un ritorno al minimalismo, che ha anche un sapore nostalgico, con la rivisitazione di alcuni dei pezzi cult preferiti dallo stilista durante il suo incarico, tra cui il mocassino foderato di pelliccia. Per quanto riguarda le label new gen si è distinta Charles Jeffery Loverboy, che ha sfilato a Milano per la prima volta e la cui collezione teatrale sarà senza dubbio una delle preferite da Browns. Anche Magliano è da tenere d'occhio».

Demir Aslanoglu
Men’s Buying Director
Beymen

Il mood della settimana della moda uomo di Milano può essere descritto come una miscela di sofisticata eleganza e accogliente comfort. La tendenza più importante per me è stata il “relaxed tailoring”, in cui all'abbigliamento formale tradizionale viene dato un twist più casual e disinvolto. Ciò è evidente nell'uso di vestibilità più ampie, tessuti più morbidi e meno stratificazioni, con il risultato di un aspetto raffinato ma rilassato. Un altro trend molto forte di questa stagione è stata la predominanza del nero, tinta di riferimento per tanti stilisti. Ciò è dovuto all'eleganza e alla versatilità senza tempo di questo colore, che può essere facilmente calato in una vasta gamma di look e stili. Anche i pantaloni con la gamba ampia o stile flare stanno tornando di prepotenza, in quanto rappresentano un'alternativa comoda ed elegante ai tradizionali modelli slim fit: possono essere abbinati a una varietà di top, dalle T-shirt casual ai botton-down formali. Gli stilisti che hanno proposto capispalla audaci e unici sono stati un altro aspetto della Milano Fashion Week maschile. Parliamo di cappotti oversize e voluminosi o eleganti e minimalisti, tutti con un tratto comune: attireranno l'attenzione. Paillettes, decorazioni e pantaloni a con la vita simile a un corsetto sono stati altri filoni dominanti, soprattutto in alcune sfilate, come da Dsqaured2, Dolce & Gabbana ed Etro, che hanno proposto capi più genderl fluid e sexy. Infine, la "cashmere-mania" è un trend in forte crescita, sia per gli uomini sia per le donne ed è un'opzione luxury per valorizzare qualsiasi look. Le mie collezioni preferite sono state Zegna, per i tessuti fantastici e luxury e per la palette di colori audaci, Etro, per l’omaggio ai tessuti d'archivio e ai maestri dello styling, Giorgio Armani, soprattutto per la sezione cerimonia dall’allure romantica, Fendi perché sexy, ricca ed elegante. Per quanto riguarda Pitti Uomo, la rassegna prova a risollevarsi e ha bisogno di progetti più audaci per attrarre soprattutto compratori esteri. La collezione di Brunello Cucinelli è stata la più forte in assoluto. Nuove scoperte, Manifattura Ceccarelli e Norse Project.


Simone Heift
Buying Director
The KaDeWe Group GmbH (KaDeWe, Alsterhaus, Oberpollinger)

«In questa fashion week di Milano mi è sembrato un buon inizio il tailoring di Dolce&Gabbana, concentrato su nero, bianco e grigio - profondamente radicati nel dna del marchio - con una nuova interpretazione dei tessuti trasparenti e ricamati, oltre a giacche a clessidra e corsetti, per celebrare la massimizzazione dell'abbigliamento maschile. Fendi ha mostrato un modo molto sofisticato di indossare capi da giorno in tessuti cosy-lux, stratificati nei top asimmetrici che mostrano la pelle, adatti anche per chiudere la giornata in discoteca. Ho apprezzato l‘abbinamento di texture e silhouette tradizionali (capispalla oversize in cachemire, mantelle in diversi varianti e shearling spruzzato) ad accessori originali (specie nelle finiture metalliche), perfettamente in linea con l'allestimento e la colonna sonora di Giorgio Moroder. Prada ha fatto centro grazie agli abiti sartoriali, eleganti sulla pelle nuda, che hanno creato un contrasto azzeccato fra una silhouette skinny e scarpe chunky. In particolare ha spiccato l‘outerwear (cappotti di lana, pillow bomber), accessoriato da colletti a punta su cardigan pastello. Determinante l'attenzione al prodotto, in contrasto con la sede della sfilata in cemento e i grandi lampadari art déco. La collezione di Gucci rappresenta un nuovo capitolo e mostra un approccio più rilassato, che si immerge negli archivi della maison, adattandosi allo spirito del nostro tempo. Siamo ansiosi di vedere come si evolverà la maison e speriamo che ci sorprenda in futuro. Per il prossimo autunno-inverno abbiamo notato, in generale, una grande sartorialità e un focus sui tessuti maschili di lusso - come in un omaggio all'artigianato italiano - contrapposti a materiali velati, impreziositi da paillettes e cristalli, all’insegna di una leggerezza chic. In merito ai colori, si sono visti molto nero e varie tonalità di grigio, oltre al più gettonato viola. Pensiamo che i bomber, proposti in diversi tessuti in quasi tutte le sfilate, saranno basilari nell‘outwear. In complesso la fashion week è stata ricca e incentrata sul prodotto».


Menswear Buying team

Mytheresa

«A dominare a queste edizione delle sfilate è stata un'atmosfera estremamente lussuosa, che si è ritrovata in diverse sfilate. Anche alcune presentazioni sono state davvero fantastiche, come Tod's a Villa Necchi e Brunello Cucinelli. L’attenzione mediatica era sulla sfilata di Gucci, che a noi è piaciuta: cappotti e giacche erano davvero forti e anche la tavolozza di colori incisiva. Quello di Prada è stato, ancora un volta, lo show che abbiamo preferito sia per il prêt-à-porter, sia per gli accessori. A sua volta Zegna ha lasciato il segno, specie negli accessori. Quanto alla prima sfilata maschile di Etro con Marco De Vincenzo, è stata top. Magliano ormai è un marchio maturo, essendo entrato indiscutibilmente a far parte degli highlight della fashion week, mentre tra le novità e i nomi indipendenti siamo stati conquistati dall'eyewear di Sestini, che mescola il lusso con la cultura della sostenibilità. La collezione Charles Jeffrey Loverboy si è dimostrata ricca di contenuti e ha portato l'atmosfera di Glasgow a Milano. Averlo in calendario è stata un’occasione per la manifestazione e siamo felici di vedere che il brand è stato ben accolto dagli addetti ai lavori, come Francesco Risso di Marni, presente allo show. La prossima stagione sarà dominata da overcoat, abiti di sartoria moderna e maxi tote, ma in assoluto pensiamo che il vero must have della FW23/24 sarà il cappotto, soprattutto con silhouette voluminose».


Nicholas Atteshlis
Brand Partnerships Lead
Zalando

«Prada è la collezione che più ha caratterizzato la fashion week di Milano. Grazie allo show e al lavoro di Miuccia Prada e Raf Simons abbiamo riscontrato che la bellezza è più un valore assoluto e ha molteplici forme di espressione. Questa sfilata rafforza l'idea che il genio creativo è sempre il punto di partenza della nostra industria. Che dire di Gucci? Si trova in un momento di reset e deve trovare un percorso diverso. Chiaramente la maison ha un dna molto ricco e per questa stagione, la prima senza Alessandro Michele, ha puntato su quello. La valorizzazione dell’heritage, però, si è espressa maggiormente attraverso lo styling che nei capi in sé. Per il futuro mi aspetto un’altra scelta audace da parte di Kering e tutte le strade sono possibili: dall'optare per una stella emergente, a scegliere un designer già affermato. Tra i giovani ho trovato convincente Dhruv Kapoor per la sua estetica futuristica e dark, e Federico Cina, che invece mi ha fortemente impressionato per la sartoria rilassata e l’uso del denim con accessori di tendenza. Mi ha sorpreso la sfilata di Charles Jeffrey Loverboy: presentare le novità a Milano ha messo il brand sotto una luce diversa. Sono rimasto colpito dal prodotto e dagli elementi teatrali presenti nello show con i riferimenti alla Scozia, al suo patrimonio e alle industrie che l'hanno alimentata. In generale, tutte le maison si stanno impegnando a dare una loro interpretazione del new tailoring, con un approfondito e generalizzato lavoro volto a individuare il mix perfetto tra taglio, shape e comodità. Un esempio lampante di questo impegno è la sfilata di Fendi, tra le mie preferite per la ricchezza di contenuti e la struttura. Ma se devo scegliere il pezzo must have della settimana allora punto tutto sulle mule “frog” di JW Anderson».


Tiberio Pellegrinelli
Titolare
Area Ti

«Pitti Uomo dal punto di vista della partecipazione dei compratori è stato un successo, come era prevedibile: in un momento come questo, in cui l’abbigliamento formale e il bel vestire stanno tornando prepotentemente di moda, Firenze resta una tappa obbligatoria per i buyer italiani e internazionali. Spero che gli organizzatori della manifestazione sappiano sfruttare al meglio questa ritrovata leadership perché, al di là dell’offerta proposta dagli espositori, trovo che il format del salone andrebbe aggiornato. Anche a Milano le maison hanno dimostrato di voler approfittare della voglia di concretezza, comodità ed eleganza del mercato e hanno presentato collezioni ben ancorate al loro heritage. Il must di stagione sarà certamente il cappotto lungo sotto il ginocchio, magari doppiopetto, insieme alle giacche dai volumi importanti, ma non over.  Tra i pezzi di sicuro successo commerciale cito il mocassino (finalmente tornato in auge), i pantaloni morbidi e la coppola. Personalmente non vedo l’ora di indossare capi come il bomber di Prada, la cui sfilata è tra quelle che più di tutte riassumono le tendenze predominanti nella stagione FW23/24, o un cardigan over in lana mohair. Tra gli show più belli Dolce&Gabbana, che puntando sul nero giorno e sera ha fatto una bella pulizia e ha ricostituito l’immagine sexy e mascolina del suo uomo delle origini, Emporio Armani, Etro e Fendi, sempre super-chic e frutto di un lavoro sui materiali senza pari. Una cosa per cui è valsa la pena essere a Milano è assistere alla sfilata di Magliano, strepitosa. Siamo di fronte a un talento unico e la sua maglieria, vista e toccata con mano in showroom, lascia senza fiato. Tra le novità del calendario mi aspettavo di più da JW Anderson, mentre ha lasciato il segno Loverboy, grazie a uno show diverso dagli altri che mi ha lasciato di ottimo umore, anche per certe assonanze che la mitica Vivienne Westwood, di cui si sente già la mancanza nel panorama moda. Da incoraggiare, infine, il lavoro di Federico Cina, che stagione dopo stagione dimostra una sempre maggiore maturità».


Cesare Tadolini
Titolare
L’incontro

«È stata a mio giudizio un’edizione molto “striminzita”, con grandi vuoti. Tendenze troppo perfette e troppo eleganti, senza nulla togliere alla grande qualità. Mancava qualche evento, o qualche sfilata con un po' più di Moda con la M maiuscola e di “sogno da passerella”. In compenso erano presenti i buyer più importanti, anche alle presentazioni di marchi come Lardini, Boglioli, Kiton e altri, che hanno fatto sì che Milano riesca sempre ad essere al primo posto anche a livello commerciale. Da commentare innanzitutto Gucci: un passaggio è sempre difficile e criticabile, come fu a suo tempo per Alessandro Michele, accompagnato da tante perplessità ma poi con risultati sorprendenti. Sono sicuro che sarà così anche per la prossima successione. Siccome cambiano le persone ma i brand rimangono, Marco Bizzarri sarà il personaggio giusto per guidare questo cambiamento e dare nuova linfa al marchio. Pertanto nessuna preoccupazione per il futuro. Tra le collezioni che ho apprezzato di più c’è Etro, già dalle prime uscite con scarpe-zoccolo meravigliose. Marco de Vincenzo si è avvicinato con molta umiltà alla nuova sfida, addentrandosi nell’archivio storico di una griffe così importante, senza attingere troppo. Come dire, innovare ma conservare. Da Dolce&Gabbana ho visto una grande eleganza, tanta armonia e non una sbavatura nelle forme, nella scenografia e negli accessori. Il risultato è stato sorprendente. Domenico Dolce e Stefano Gabbana saputo sottrarre tanto, focalizzando tutto sullo stile e la maestria. Non era facile. Alla voce emergenti, citerei Charles Philip. E se si possono ancora definire emergenti, anche Magliano e Federico Cina».


Lia Pagoni
Owner
Gruppo Pagoni


«La collezione che mi è piaciuta di più è stata Dsquared2, per la sua ispirazione giovanile anni '90, che unisce elementi amati dal marchio come streetstyle, glam, dettagli femminili mixati con il maschile, slogan irriverenti e, come sempre, capi in denim. Bella anche Armani, perché prendendo come spunto l'estetica dell'aviazione vintage stile anni '30 crea una vasta collezione molto maschile e attuale. E poi Prada, con i suoi cappotti perfetti, soprattutto quelli con le bande. La tendenza più forte è il ritorno alla sartoria, alle radici del menswear, con silhouette chiare e oversize, soluzioni in nero o monocromatiche in generale. Per quanto riguarda il ritorno di Gucci alla settimana della moda, penso che lo sforzo del team creativo sia stato evidente: sembrava una collezione ben fatta, ispirata ai classici della griffe, mentre si cerca di portare la maison verso una nuova direzione. A proposito del debutto di Charles Jeffrey Loverboy, i suoi modelli brillanti e spiritosi si adattano bene al calendario di Milano ed è sempre emozionante vedere i suoi look irriverenti. Da JW Anderson, togliendo i look più estremi o concettuali, rimangono alcuni pezzi di abbigliamento maschile estremamente belli: in particolare l'outerwear, che penso sia il suo punto di forza».

Olga Mironova
Owner
Boutique XXI Secolo

«Una fashion week convincente: mood positivo e tante sfilate interessanti. Per il menswear gli stilisti hanno puntato su un’ampia varietà di proposte, ognuna in grado di soddisfare i gusti del consumatore. La mia sfilata preferita è stata Dolce&Gabbana: perfetta la combinazione dei look e raffinato, elegante, pulito e molto maschile lo stile. Una collezione senza tempo, che non perderà mai la sua attualità, con abiti sartoriali impeccabili e cappotti dal taglio perfetto. Ogni singolo pezzo è eccezionale. Per quanto riguarda i colori, tanto nero, interrotto da una punta di grigio perla e bianco. Un altro show che mi ha colpita è stato Giorgio Armani, una collezione completa, con un’ampia scelta di proposte di matrice formale e per il tempo libero, inclusi outfit sportivi, abiti da sera e giacche di velluto. Riuscita la combinazione dei colori: sfumature del grigio, blu, nero e un tocco di rosso. Si vede inoltre che per alcuni capi sono stati utilizzati tessuti molto preziosi, lavorati in modo particolare. D’impatto anche Zegna, dove emerge quello che è il trend principale della prossima Fall-Winter. Le sfilate sono state infatti più discrete e pulite e ho visto tantissimi capi realizzati in cachemire: maglioni e pullover, giacche e morbidi capotti. Proposte facili e comode, da indossare ogni giorno. Uno stile raffinato, elegante e allo stesso tempo informale. Tra le presentazioni, una delle più interessanti come sempre è stata quella di Brunello Cucinelli, dove ha prevalso un’eleganza casual e rilassata, in materiali di prima qualità. Una perfetta combinazione fra elementi formali e pezzi casual abbinati con disinvoltura: attuale, bella, raffinata e facile da portare. Must have per la prossima stagione saranno una giacca o un cappotto oversize (si vedano quelli di Giorgio Armani, Brunello Cucinelli, Fendi, Prada, Dolce&Gabbana, Lardini). Ho notato il ritorno delle scarpe a punta (Dolce&Gabbana e Fendi), mentre per quanto riguarda gli accessori segnalo gli occhiali da sole e le piccole borse (Fendi, Dolce&Gabbana, Zegna, Prada, Giorgio Armani). A proposito di Gucci, è stato chiaro da subito che la direzione del brand sarà molto diversa da prima. Questa è stata una sfilata di passaggio, semplice e pulita, con un misto di anni ‘90 e archivio. Le persone vanno via, il brand resta e si sta aprendo una nuova pagina. La sfilata di Charles Jeffrey Loverboy ha dato colore alla fashion week di Milano con una collezione dallo stile unico, un po’ dark, mistico e surreale. Non sembra una proposta molto commerciale per il nostro mercato, però è bella da vedere. JW Anderson mi è piaciuta perché ironica e giovane, una sfilata artistica. Per quanto riguarda i debutti, segnalo la presentazione di Lardini: un evento bellissimo, che ha trasmesso il messaggio forte di un un vero marchio italiano, con una collezione bella, moderna e attuale. A proposito della situazione in generale, ora nel nostro Paese abbiamo tante restrizioni: alcuni brand hanno rifiutato di lavorare con la Russia, altri no. Per quanto ci riguarda, stiamo rinnovando il nostro brand mix».

Federico Giglio
Ceo
Giglio.com

«In questa tornata di sfilate ho apprezzato la sintonia con i tempi attuali di Fendi, lussuosa nei tessuti e nei dettagli, senza ostentazione. Armani è sempre Armani: coerente con se stesso, ha proposto un menswear di gran classe e vendibile. Zegna sembra aver fatto un ulteriore passo avanti nel restyling del marchio, presentando una collezione fatta di dettagli e tessuti eccezionali per l’uomo contemporaneo. Mi è piaciuto anche il nuovo Etro disegnato da Marco De Vincenzo. La trovo una bella evoluzione, che non stravolge i codici del brand. Per Gucci non avevamo grandi aspettative e si è rivelata una sfilata ben pensata, con un bel prodotto. Ora ci aspettiamo l’arrivo di un nuovo stilista, che dia una sua impronta al marchio. Non immaginiamo un creativo che stravolga tutto - cosa che non è mai accaduta per Gucci - ma qualcuno che sappia far evolvere il brand rispetto al mondo attuale. Tra i marchi con una storia più recente cito Magliano, che ha presentato una collezione più concreta e matura, rispetto alle precedenti. In sintesi, il prossimo autunno inverno sarà connotato da queste tendenze: tessuti di qualità, dettagli ricercati, proposte meno “gridate” e bel vestire, che è anche quello che vende di più».

Nella foto di apertura, da sinistra, Prada, Magliano e Dolce&Gabbana

an.bi., e.f., c.me., a.t. e a.b.
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