il punto con siro badon (assocalzaturifici)

Calzature italiane: risvegliarsi dall'incubo del primo semestre non è facile

Anche se non c'è da stupirsi, il bollettino di guerra sull'andamento del settore calzaturiero nel primo semestre di quest'anno lascia l'amaro in bocca.

Come riporta un comunicato di Assocalzaturifici, il calo dell'indice Istat della produzione industriale è stato del 34,9%, mentre un'indagine tra gli associati evidenzia un -36,3% relativamente ai ricavi. Questi i punti salienti di una nota congiunturale elaborata dal Centro Studi Confindustria Moda per Assocalzaturifici, illustrato agli addetti ai lavori nel corso della conferenza stampa di presentazione dell'imminente edizione del Micam e degli altri saloni uniti dall'hashtag #strongertogether.

Siro Badon (nella foto), presidente di Assocalzaturifici, sottolinea come, oltre alla contrazione dei valori produttivi e del fatturato, l'industria italiana del comparto abbia dovuto fare i conti con una decisa flessione del mercato interno e delle esportazioni.

Badon cita la discesa in picchiata dei consumi delle famiglie (-30%), solo in parte controbilanciata dal +42% dell'e-commerce, e i segni meno sui territori d'elezione delle scarpe made in Italy: -22% in quantità nell'Ue, cui si indirizzano due calzature su tre vendute all'estero, e -33,4% su quelli extra Ue, con un saldo commerciale fortemente ridimensionato, seppure attivo per 1,6 miliardi di euro.

In complesso l'export calzaturiero, secondo Istat, ha incassato nel primo semestre un -26,4% in quantità e un -25,4% in valore. Sono stati esportati 78,7 milioni di paia, oltre 28 milioni in meno rispetto allo stesso periodo del 2019, per un totale di 3,8 miliardi di euro. "Tali volumi - si legge in una nota - risultano inferiori del 24% se confrontati con quelli raggiunti nei primi sei mesi del 2009, in piena crisi economica mondiale, quando furono esportate 104 milioni di paia".

Tutti i mercati soffrono, chi più e chi meno. Il Far East perde nell'insieme il 30% circa, sia in quantità che in valore, la Germania arretra del 17%, la Csi del 37% in valore e del 30% in volume, gli Usa sprofondano quasi del 40%, il Medio Oriente del 26% in quantità.

Cina e Hong Kong mostrano rispettivamente un -31,4% e un -44,1%. Si riducono di circa un quarto i volumi diretti alla Svizzera, hub logistico-distributivo delle griffe del lusso, e di un terzo quelli verso la Francia, altra destinazione privilegiata dal terzismo. In controtendenza in volume solo Polonia e Portogallo (che però fa i conti con un -11,4% in valore). La Corea del Sud avanza di un timido +0,6% in valore, ma perde il 4,6% in quantità.

"La ripartenza dopo l'allentamento delle misure restrittive procede a fatica - ammette il numero uno di Assocalzaturifici -. Gli acquisti degli italiani sono scesi del 29% in quantità a maggio e del 7% a giugno, con l'export che, dopo il crollo del bimestre marzo-aprile (-50%), nei due mesi successivi ha fatto segnare un -27% in volume".

In decremento le aziende (-77 da gennaio) e il numero di addetti (-520), "dati che suonano come un serio campanello d'allarme riguardo alla tenuta occupazionale dei prossimi mesi". A fine giugno erano 4.249 i calzaturifici nella Penisola, con 74.370 addetti. La Cassa Integrazione Guadagni nella filiera pelle ha sfiorato sui sei mesi i 39 milioni di ore, +878% rispetto al gennaio-giugno 2019 e quasi cinque volte il volume totale di ore concesse l'anno scorso.

La carenza di liquidità indotta dalla cancellazione degli ordinativi, le richieste di reso e gli insoluti sono tra i fattori che hanno messo a dura prova gli imprenditori, soprattutto di regioni esportatrici come la Toscana (-44%), le Marche (-32,5%), la Campania (-34%). Ma nel semestre non se la passano bene neanche Lombardia (-25,1%), Veneto (-20,2%), Puglia (-22,2%) e Piemonte (-20,9%). Unica nota positiva l'Emilia-Romagna (+20%), anche grazie al fatto che Piacenza è un polo logistico forte, soprattutto per le spedizioni online.

"Auspico che questa edizione di Micam - conclude Badon - possa rappresentare davvero una boccata di ossigeno per le nostre aziende. L'incontro in fiera resta la più importante opportunità di sviluppo nel mercato e la via privilegiata per procedere alle contrattazioni di ordini".








a.b.
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