Parlano i negozianti

Acquisti mirati e rispetto delle regole: i multimarca ripartono con fiducia

I timori di avere i negozi vuoti si sono rivelati infondati. Dapprima con cautela e poi con più coraggio, i clienti hanno ricominciato a riaffacciarsi nelle boutique del lusso. Come fanno notare i dettaglianti intervistati da fashionmagazine.it, il bilancio delle prime due settimane di riapertura non è dunque drammatico, anche se è chiaro a tutti che non bastano segnali abbastanza positivi per recuperare una stagione da dimenticare. Ecco le testimonianze di Beppe Angiolini (Sugar), Roberta Valentini (Penelope), Raffaele Galiano (Galiano)Tiziana Arteni (Arteni e Progetto Moda), Cesare Tadolini (L'Incontro) e Marco d’Alessandro (Nida).

Beppe Angiolini
Sugar - Arezzo
«In queste due settimane di riapertura ho visto gente curiosa, entrata con entusiasmo, con voglia di dialogare e di scoprire le proposte della primavera/estate. Il 18 maggio è stata un’esperienza interessante, come se il negozio fosse un vero e proprio luogo di incontro. Si è anche lavorato abbastanza. Non abbiamo venduto pezzi importanti - più che altro felpe, magliette, sneaker - ma c’è stata un’attività costante. L’interesse è un po’ su tutto ma, in particolare, sul mondo sport. Il senso di paura e di incertezza sul futuro c’è. Restare chiusi in casa ha fatto riflettere ma ho trovato i clienti più pensanti che pensierosi. Seguiamo i protocolli e la gente entra ordinata, rispetta le regole, cosa che non riscontro allo stesso modo nelle piazze o nei bar. Sembra anche leggermente cambiato il rapporto fra le parti: più serio e disteso. Tutto sembra scorrere meglio. La speranza è che, in settembre, non arrivi una seconda ondata di coronavirus».

Roberta Valentini
Penelope - Brescia
«Come è andata? Direi che ci accontentiamo. Abbiamo aspettato con ansia la riapertura, preparandoci in maniera molto scrupolosa sul fronte della sicurezza e inviando alle nostre clienti informazioni dettagliate sui nuovi protocolli. E loro sono arrivate: un po’ titubanti all’inizio, ma poi contente del servizio. Per assecondarle abbiamo modificato anche gli orari, diventando più elastici. E poi cerchiamo di essere al top nelle vetrine, sui social, in modo da mantenere vivi il dialogo e l’appeal. Naturalmente soffriamo come tutti la mancanza di eventi che richiedono un look ad hoc, i matrimoni sono stati spostati, ma la nostra clientela è fatta anche di donne che cercano pezzi speciali, non i soliti marchi, come quelli che proponiamo nei nostri negozi. Mantenere il prezzo pieno è però difficile: in questo momento bisogna andare incontro alle proprie clienti anche sullo scontrino».

Raffaele Galiano 
Galiano - Napoli e Campania
«Alla riapertura eravamo preoccupati, dopo i mesi di lockdown che hanno azzerato il business fisico, anche se tra marzo e aprile l’online ha dato una mano, crescendo del 40% rispetto allo stesso periodo di un anno fa. Devo dire che i nostri timori si sono rivelati eccessivi: di clienti ne abbiamo visti, invogliati anche dal fatto che abbiamo messo in atto tutte le possibili misure protettive, dalla misurazione della febbre all’ingresso alla sanificazione degli spazi, fino ai dispositivi per igienizzare le mani e, in caso di capi provati ma non acquistati, a una speciale procedura certificata a base di vapore e di un liquido per renderli sicuri al 100%. Abbiamo inoltre regalato mascherine personalizzate Galiano, che sono diventate anche uno strumento di comunicazione, visto che le abbiamo fotografate indossate da modelli d’eccezione, i nostri 50 dipendenti, e postate sui social. Le persone non sono entrate solo per curiosare. Qualche acquisto c’è stato, non di abbigliamento ma di accessori: in particolare quelli più iconici delle griffe, per esempio le borse Rockstud di Valentino. Nelle fashion victim la chiusura ha evidentemente creato una sorta di crisi d’astinenza. Detto questo, abbiamo sofferto e soffriamo la mancanza dei turisti, soprattutto in alcuni dei nostri sette punti vendita: quello di Sorrento in primis, dove le vendite sono calate del 70%. Per la clientela locale sono mancate le occasioni di sfoggiare gli abiti più eleganti: feste, matrimoni, uscite con gli amici. Insomma, credo che archivieremo la stagione con un -50% di ricavi. Di riduzioni di prezzo, fino al -20%, si parla per alcune categorie di prodotto e brand, ma su quelli forti e di alta gamma di ritocchi non ne abbiamo applicati».


Tiziana Arteni
Arteni e Progetto Moda - Tavagnacco (Udine)
«Come ci aspettavamo, l’affluenza è stata inferiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno ma con uno scontrino medio più alto, soprattutto nel nostro negozio più grande, quello di Tavagnacco. Tra le categorie merceologiche sta vincendo l’abbigliamento d’impronta piuttosto sportiva, a discapito delle proposte cerimonia ed eleganti. Richieste anche le calzature. Molto bene, con incrementi importanti (fino al +90%) tutta la parte arredo e casa. Ora aspettiamo la riapertura delle regioni, perché una consistente fetta del fatturato arriva dai turisti, magari di passaggio verso il mare. Ma pensare di recuperare quello che abbiamo perso in marzo e aprile, seppure con il paracadute dell’e-commerce, è impensabile: soprattutto i capispalla primaverili sono rimasti in negozio, non possiamo certo riproporli ora o nei prossimi mesi. Le aziende ci devono sostenere nei resi e con altre agevolazioni. Se c’è da stringere i denti, lo dobbiamo fare tutti insieme».

Cesare Tadolini
L'Incontro - Modena
«Senza lasciarsi andare a toni entusiastici, possiamo dire che ci sono stati movimento e un certo interesse. Rispetto delle regole e responsabilità. Il primo giorno eravamo preoccupati, invece siamo rimasti sorpresi. Molte clienti che avevano già visto la collezione a febbraio sono tornate, con le idee chiare e motivate all’acquisto. Sì, perché in questo momento chi entra in negozio non entra solo per curiosare, ma con l’intenzione di comprare, in maniera mirata. Lo shopping, con la difficoltà posta dai protocolli di sicurezza, viene concentrato in poche uscite, il più su appuntamento, e il tempo usato in maniera intelligente: forse anche per questo lo scontrino medio è stato più alto del solito. La nostra clientela ha speso soprattutto per prodotti di buona fattura, tutti made in Italy. Purtroppo non possiamo contare sugli articoli per feste e cerimonie, visto che matrimoni ed eventi sono stati sospesi, ma questo svantaggio ha dato maggiore impulso ai pezzi dailywear, di alta qualità. Siamo partiti cercando di mantenere il prezzo pieno, ma con una dose di flessibilità, soprattutto quando si tratta di articoli primaverili. Insomma, rispetto alla vigilia del 18 maggio siamo un po’ più tranquilli, anche se ci spaventano i prossimi ordini. Faccio fatica ad accettare l’idea di fare tutto online: la moda ha bisogno dei cinque sensi».

Marco d’Alessandro
Nida - Caserta
«I primissimi giorni c’è stata affluenza, poi si è calmato tutto. C’è poco passaggio e più che altro di giovani che non rientrano nel nostro target. Per ora i clienti hanno comprato singoli pezzi, forse quello che non hanno trovato online (magari già scontato) durante la quarantena. In tal senso l’e-commerce ci ha danneggiati, benché anche noi abbiamo beneficiato di un’accelerazione su questo canale. Ora speriamo che la data dei saldi sia davvero ad agosto come dicono. Il primo articolo venduto dopo lo sblocco è stato un paio di occhiali, ma a oggi stiamo vendendo più abbigliamento che accessori, specie nel mondo mare, anche se non tutto è arrivato. L’inverno comincia a essere consegnato solo adesso. Il nostro è un pubblico alto, che fa viaggi costosi all’estero: pensavo si buttasse di più sullo shopping. Probabilmente è frenato da questa situazione di incertezza, il fatto di non sapere nemmeno quando si può andare al mare. Non credo che abbia paura, non ho percepito allarmismi. Il problema è pure che c’è troppa offerta, piuttosto omologata e si sono raggiunti prezzi folli. Comunque resto positivo. Siamo solo ai primi giorni di riapertura e il caldo vero non è ancora arrivato».

a.b., a.t. e e.f.
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