Pesa il calo della domanda interna

Tessile-moda in affanno. Marenzi: «Spingiamo sulla sostenibilità»

Secondo un’indagine congiunturale condotta da Smi-Sistema Moda Italia, presentata in mattinata a Milano nel corso di una conferenza stampa di Pitti Immagine, il tessile-moda italiano archivia i primi nove mesi con due trimestri in area negativa. Favorito dall’andamento positivo del comparto a valle della filiera, solo il secondo quarter soddisfa gli imprenditori.

«Il tessile ha registrato numeri negativi, in modo leggero sull'export e più pesante in Italia - ha sintetizzato Claudio Marenzi, presidente di Pitti Immagine -. L'abbigliamento va meglio, con esportazioni in crescita ma con numeri negativi in Italia».

Il vero problema, infatti, è il consumo domestico. «Esportiamo il 67% del totale, circa 98 miliardi di euro. La restante quota è coperta dal mercato italiano, che quindi pesa, e se va male pesa molto».

In dettaglio, il primo trimestre ha registrato un -0,3% rispetto allo stesso periodo del 2018, senza distinzioni di rilievo fra monte e valle. Il secondo è terminato con un +1,5% globale, dove il tessile segna un -2,5% e l’abbigliamento un +3,8%.

Tra luglio e settembre le stime indicano un deterioramento del quadro, che presenta un -2,9% in totale, per effetto del -4,7% del tessile e del -1,8% dell’abbigliamento. In quest’ultimo quarter la domanda in Italia ha evidenziato un -8,4%, a fronte di un +2,2% delle vendite oltreconfine.

Interpellato sull’ultima parte del 2019, il campione del sondaggio si aspetta in gran parte (70% del totale) una situazione di stabilità delle “altalenanti” condizioni di business già sperimentate nell’anno. Tuttavia, rispetto alla precedente indagine, raddoppia la quota di chi teme un peggioramento, dal 6,5% al 15,9%,.

Come uscire da questa situazione? «L'importante per l'Italia è puntare sulla sostenibilità - ha detto Marenzi -. La nostra filiera è la più virtuosa al mondo, già da due decenni: un aspetto poco comunicato fino a oggi, ma adesso le aziende sono pronte a raccontare».

«Dobbiamo continuare a spingere l'acceleratore sulla sostenibilità - ha aggiunto - e per questo stiamo lavorando sulla blockchain per la tracciabilità, che serve a riconoscere se il prodotto è sostenibile e anche a bypassare la mancata introduzione dell’etichettatura "made in", obbligatoria in Europa, che i Paesi del Nord Europa non vogliono. Se c'è la tracciabilità va già bene. Alle aziende a monte va di certo riconosciuto il merito della sostenibilità».

All’estero le aree di maggiore preoccupazione indicate da Marenzi sono la Germania, la Russia e Hong Kong. In base alle stime di Confindustria Moda su dati Istat, fra gennaio e luglio l’export del tessile moda ha raggiunto i 19,3 miliardi di euro, in aumento del 4,9% rispetto ai primi sette mesi del 2018. Il saldo della bilanci commerciale risulta positivo per 6,1 miliardi: 365 milioni in più rispetto a un anno prima. Nel periodo si ripropone una dicotomia nella filera: -1,4% l’export di tessile e +8,2% quello dell’abbigliamento.

I Paesi extra-Ue hanno aumentato le importazioni di tessile-moda italiano del 6,3%, contro il +3,8% dell’Europa. Tra i primi 15 buyer spiccano il +12% di Regno Unito e Giappone e il +10% degli Usa mentre la Germania, che è il nostro maggiore cliente, registra un calo dell'1%. Le esportazioni verso Hong Kong sono rimaste pressoché stabili (-0,2%), mentre verso la Russia hanno accusato un -5,2%.

e.f.
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