IN GENNAIO E FEBBRAIO PRODUZIONE A -36,6%

Cina: il lockdown di Europa e Stati Uniti pesa sulla ripartenza

Dopo la quarantena che ha bloccato Wuhan e il resto della Cina, il Paese del Dragone sta cercando di risollevarsi, ma a frenare la ripartenza è adesso la domanda proveniente dall'estero, visto che le aziende made in China fanno parte della filiera produttiva di grandi gruppi internazionali, soprattutto americani ed europei, ora nella morsa dell'emergenza.

Le cancellazioni degli ordini di big brand come Zara, H&M e Primark, ma anche retailer quali Macy's e Neiman Marcus, stanno infatti avendo forti ripercussioni sul sistema manifatturiero cinese, che sta pagando la sfasatura temporale nella propagazione del virus, in questo momento al picco nei Paesi occidentali.

Un deterrente in più per il network produttivo, che già nei mesi del lockdown cinese ha pagato uno scotto pesante: secondo le ultime stime del National Bureau of Statistic of China, tra gennaio e febbraio 2020 la produzione di abbigliamento è scesa del 36,61%, scivolando a 2,51 miliardi di pezzi rispetto agli stessi mesi del 2019, mentre le vendite sul mercato interno sono diminuite del 33,2% a 110,3 miliardi di yuan, ovvero 15,55 miliardi di dollari.

Nello stesso lasso di tempo, le esportazioni di capi di abbigliamento sono arretrate del 20% a 16,06 miliardi di dollari e gli investimenti nel settore tessile e della moda sono crollati del 50,2%.

Erdos, tra i produttori di cashmere leader in Asia, ha dichiarato a wwd.com che le sue fabbriche stanno lavorando a pieno regime dalla fine di marzo, ma che gli ordini dei marchi di lusso europei sono stati in gran parte annullati o rinviati.

Anche Miao, un'altra realtà locale che lavora con H&M e Zara, ha detto a Caijing, un'agenzia di stampa cinese, che il produttore di fast fashion svedese ha cancellato gli ordini per maggio, incluso un lotto che sarà messo in vendita l'estate successiva e un altro in autunno.

Come riporta il magazine Usa, è però convinzione di molti player cinesi che i prodotti realizzati per l'export saranno difficili da vendere sul mercato domestico. Alcuni hanno osservato che il calo della domanda potrebbe avere ripercussioni ancora più profonde delle crisi finanziarie del 1997 e del 2008 (nella foto, Shanghai by Steven Yu da Pixabay).

a.t.
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