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Anche il made in Italy alla prova di Berlino

Il tessile-abbigliamento made in Italy esporta merce per oltre tre miliardi di euro (dato 2016) verso la Germania: la fashion week berlinese in corso rappresenta un importante banco di prova per le aziende del nostro Paese.

 

Dopo Londra, Firenze e Milano, in questi giorni è la capitale tedesca a fare da polo d'attrazione per i fashion brand. Tra le rassegne c'è solo l'imbarazzo della scelta, a partire dalla task force che fa capo a Premium Group e che vede schierati fino al 6 luglio in diverse location i saloni Premium, Show & Order, Seek e Bright, sinonimo di circa 1.800 marchi, con una fortissima compagine estera.

 

«Investiamo sulle tre "C" - afferma la numero uno di Premium Group, Anita Tillmann -. Commercio, contenuto e comunicazione, anche grazie alla nostra nuova app».

 

Tillman sottolinea l'importanza di #Fashiontech, summit di scena oggi, 5 luglio, in cui si fa il punto sulle sfide future della moda.

 

Berlino significa anche Panorama, all'ExpoCenter City con circa 800 brand, affiancato dalla vetrina dell'urbanwear e dei lifestyle Nova Concept. Questa non è un'edizione qualsiasi per Panorama, che celebra il decimo anniversario lanciando la fiera online Panorama Digital.

 

Tra gli altri appuntamenti in corso, da segnalare Der Berliner Modesalon al Kronprinzenpalais fino al 7 luglio, con una quarantina di nomi tra cui Allude e Lala Berlin, e la Mercedes-Benz Fashion Week, che alle sfilate aggiunge il nuovo format The Shop: lanciato in giugno negli States durante l'evento Made LA, è aperto dalle 9 alle 21 e permette al consumatore finale di comprare le creazioni di designer quali Atelier About, Edda, Malaikaraiss, Michael Sontag e altri.

 

Img, organizzatore di questo appuntamento, è pronto a una svolta: studia infatti un happening a settembre, subito dopo la seconda edizione di Bread&Butter Berlin, aperto al grande pubblico e senza Mercedes-Benz come sponsor.

 

Intanto gli espositori italiani hanno alte aspettative sulle kermesse e sul mercato tedesco. «Investiamo molto nel Paese - dice a Fashion Marco Marchi, amministratore unico e direttore creativo di Liu Jo - e siamo convinti che esistano tuttora prospettive di sviluppo significative. Nelle ultime stagioni siamo cresciuti in Germania a doppia cifra, con un +35% di vendite nella primavera-estate e un +20% sell in per l'autunno-inverno».

 

Portavoce di una realtà che conta oltre 220 clienti nel Paese, Marchi nota che nel segmento contemporary il consumatore tedesco richiede sempre più prodotti fashion, «in una logica ready-to-wear». «In Germania la donna è sempre più informata sulla moda e questo ci favorisce» ribadisce un portavoce del brand di moda femminile Beatrice B.

 

Quello che non cambia, come fa notare dal mondo dell'active sportswear Stefano Colombo di Colmar, è la richiesta di alti standard di affidabilità e lealtà da parte della clientela, «che ripaga con la massima fiducia. Oggi questa nazione è numero uno per le nostre esportazioni ed è da lì che ricaviamo il 10% del fatturato».

 

Per la label di menswear e womenswear Alpha Studio un fattore non secondario per conquistare il mercato è l'italianità delle proposte, sempre vista come emblema di qualità, e anche Federico Rosi, direttore commerciale di Manuel Ritz - marchio focalizzato sull'uomo - precisa come fra i trend dominino due macro-filoni: la linearità di matrice scandinava e, appunto, il classico rivisitato con una forte componente sartoriale, tipica dell'Italian style.

 

Manuel Ritz sta potenziando anche in Germania il progetto "Tailoring Modular System": corner e shop-in-shop customizzati, «che grazie a sistemi modulari rispondono alle diverse esigenze di spazio e immagine di punti vendita eterogenei» (nella foto, una veduta di Seek, dal profilo Instagram della manifestazione).

 

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