In sei mesi chiuse 119 aziende

Calzatura italiana: +13% l’avanzo commerciale, -2,3% la produzione

Primo semestre in chiaroscuro per l’industria italiana della calzatura. Il neopresidente di Assocalzaturifici, Siro Badon (nell foto), chiede una politica industriale chiara.  

L’occasione per fare il punto sul settore è stata la conferenza stampa di presentazione dell’88esima edizione del salone Micam, in mattinata a Palazzo Marino, a Milano (prima uscita pubblica di Badon, eletto lo scorso giugno).

In base alle statistiche elaborate da Confindustria Moda, nella prima metà del 2019 la produzione italiana è scesa del 2,3% in termini di paia, rallentando la discesa del 2018 (-3,3%).

In valore il comparto registra invece un +2% della produzione, rispetto al periodo gennaio-giugno 2018.

Interpellati gli imprenditori su come vedono evolvere la situazione, la maggior parte (6 su 10) ipotizza una situazione di stabilità, ma c’è anche una quota importante che prevede un peggioramento sul mercato interno e all’estero.

A proposito di esportazioni, nei primi cinque mesi dell’anno si assiste a un -0,4% in volume e a un +8,4% in valore, sulla scia del +8,8% di aumento del prezzo medio (45,93 euro per paio). Questo trend ha permesso un incremento del surplus della bilancia commerciale del comparto del 13%.

Con un valore di 728 milioni di euro (+25%), la Svizzera è il primo importatore di calzature italiane: una posizione che si spiega con la presenza, in territorio elvetico, di numerose basi logistiche dei grandi brand della moda. L’aspetto negativo è che in precedenza il primo buyer era la Germania, nel semestre scesa al terzo posto con importazioni ferme in valore (-6% in quantità). Il secondo maggiore cliente è la Francia (+12,5%).

Nel complesso l’Unione europea registra un +5,4% nelle importazioni in valore, ma sono i mercati extra-Ue ad apprezzare di più le nostre calzature: +11,5% la performance a cinque mesi. Il Nord America, in particolare, ha comprato il 13,5% in più e il Far East l’11,4%. Cina e Hong Kong segnano entrambe un +13% in valore. Continua invece a deludere la Russia, con un -15,7% in valore e le cose non vanno meglio in Medio Oriente (-7,7%).

Quanto ai consumi interni, registrano un calo semestrale del 3,7% in volume e del 3,2% nella spesa degli italiani. A livello di canale distributivo, i negozi accusano un -16% in valore, mentre l’e-commerce mette a segno un +17. Le catene salgono del 2,3%. Unica tipologia che non è arretrata è quella delle sneaker.

A fine giugno il comparto ha visto la chiusura di 119 calzaturifici tra industria e Pmi (-2,6% rispetto allo scorso dicembre), che ha comportato la perdita di 492 posti di lavoro.

«La nostra azione nei prossimi quattro anni - ha dichiarato il presidente Badon - è far capire agli associati che siamo di fronte un mercato che decide il prezzo, il prodotto e il modo di vendere: o ci adeguiamo o i tempi saranno più opachi di quello che stiamo vivendo ora».

Il settore, come ha spiegato il presidente, ha bisogno di investimenti in formazione, «altrimenti ci sarà un problema di alternanza nella manodopera specializzata», in sostenibilità e nella riconversione delle aziende.

«Serve però una politica industriale chiara, perché al mento non si capisce cosa si voglia fare della nostra manifattura - ha sottolineato Badon -. Inoltre c’è un problema di accesso al credito, indispensabile per diventare più grandi».

e.f.
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