indagine di smi e confindustria moda

Aziende tessili: per quasi il 68% più prodotti green già dal 2023

Economia circolare: sfide e opportunità per il tessile del futuro è stato il tema del webinar organizzato ieri da Sistema Moda Italia: una nuova puntata de I giovedì di Smi.

Tra i relatori Guido Bottini (head of Sustainability, Circular Economy & Environment di Smi), che ha sottolineato come l'iniziativa prioritaria sia attualmente la UE Textile Strategy.
Per Bottini «la sostenibilità non deve essere solo ambientale ma globale. Prioritarie inoltre la progettazione ecocompatibile, attraverso la modifica della Direttiva Ecodesign, e la raccolta differenziata della frazione tessile».

Fra gli strumenti strategici Bottini ha citato 
il Circular Economy Action Plan, la Chemical Strategy for Sustainability e la Consumer Policy. «La raccolta separata della frazione tessile dei rifiuti urbani, che in Italia partirà l'1 gennaio 2022 - ha precisato - getta le basi per una potenziale creazione di nuovi posti di lavorio, attraverso il finanziamento e l'incentivazione di progetti di ricerca e sviluppo per il miglioramento e potenziamento della loro successiva gestione, oltre a un riutilizzo nel tessile o in altre filiere, come la bioedilizia».

Mauro 
Sampellegrini dell'Area Ricerca e Innovazione di Smi ha affermato che «non è pensabile per le aziende fare innovazione e sviluppare nei prossimi anni nuovi prodotti, nuovi processi, nuovi servizi e modelli di business senza considerare sufficientemente l’impatto ambientale anche attraverso analisi Pef, Lca o Zdhc».

Sampellegrini ha ricordato che è stato lanciato il 
bando nazionale Ecodesign del Ministero della Transizione Ecologica, che finanzia l’innovazione con agevolazioni pari al 50% per progetti di taglia compresa tra i 200mila e i 600mila euro.

Il Mise, tra l'altro, ha riaggiornato il piano Industria 4.0 trasformandolo in Transizione 4.0 e parificando di conseguenza gli investimenti in Industry 4.0 con quelli in macchinari e impianti green.

Inoltre, i progetti europei promossi dalla Commissione Europea finanziano e finanzieranno attraverso il programma quadro Horizon Europe (2021-2027) partenariati e singoli attori dell’innovazione, «se punteranno alla realizzazione di sustainable-by-design material, al miglioramento nell’utilizzo dell’acqua nei processi e dei raw material, puttosto che il biotech e la bio-circolarità», ha fatto notare Sampellegrini.

«L’Europa - ha concluso - ha investito ben 95 miliardi per supportare nei prossimi anni la ricerca e l’innovazione, con l’obiettivo di diventare punto di riferimento internazionale con i più alti ritorni in termini di Gdp».

La parola è passata a Cecilia Gilodi del Centro Studi Confindustria Moda, che ha collaborato con Smi per un'indagine volta a capire come si declina e si articola la sostenibilità in azienda.

Il campione preso in esame da Smi è in prevalenza costituito da aziende tessili, che complessivamente fatturano poco più di 1,45 miliardi di euro e occupano circa 6.700 addetti.

L’83,9% degli interpellati ha iniziato ad affrontare il tema della sostenibilità a partire dal 2010. Mediamente, per le realtà a campione la materia prima green incide per il 24% degli acquisti totali in questo ambito.

Secondo la quasi totalità dei rispondenti (94,6%), i costi della materia prima green sono comunque maggiori rispetto a quelli di materie prime vergini.

Sempre in media, tali costi risultano superiori del +13,2% (con un minimo del +5% e fino a un massimo del +40%). Più in particolare, il panel si suddivide tra quanti indicano maggiorazioni fino al 10% (45,5%) e quanti evidenziano costi superiori compresi tra l'11% e il 20% (51,5%).

Il 36% del panel indica di non utilizzare materie prime riciclate (2018-2019). Per gli altri protagonisti dell'indagine, invece, fatta 100 la produzione, il 17,9% dei prodotti è coinvolto nell’uso di materie prime riciclate.

Poco meno del 90% si pone l’obiettivo di aumentare la quota dei prodotti green: il 67,7% già entro il 2023, il 22,6% entro il 2025 e il restante 9,7% prima del 2030.

Nel 2018-2019 il fatturato legato ad articoli amici dell'ambiente ha inciso per il 12% sul fatturato totale aziendale (una media calcolata sui ricavi aziendali).

In termini prospettici, le aziende prospettano che il fatturato realizzato da prodotti green aumenterà del 31,4% nel decennio 2020-2030. Per chi si pone l’obiettivo già entro il 2023, l’aumento previsto è del +16,4%.

Per il 38% degli intervistati l'emergenza Covid-19 è «ininfluente» per il processo green intrapreso dalle imprese. Di contro, un 31% dichiara che la crisi sanitaria ha incentivato il cambiamento su questo fronte, ma c'è un’analoga percentuale che ritiene che lo abbia rallentato.

Nella foto, un modello dell'eco-designer Gilberto Calzolari

A cura della redazione
stats