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Carlyle-Supreme: dietro il mega-deal non c'è solo il successo con Vuitton

Quando è venuto a galla che Carlyle a luglio aveva comprato il 50% di Supreme per 500 milioni di dollari, valutando il marchio di streetwear un miliardo, il mercato si è chiesto cosa avesse spinto il fondo a un'operazione così ingente. C'è chi dice il successo della capsule con Vuitton e chi invece pensa a un business sotto traccia, ancora più importante.

 

La stampa americana si sta interrogando sull'ascesa di una realtà, partita da un negozio per gli appassionati di skate in Lafayette street a Manhattan nel 1994 e diventata un cult a livello globale: un brand che però è riuscito a mantenere un'allure di esclusività e una dimensione di nicchia, senza assimilarsi al mainstream, tanto da essersi guadagnato l'appellativo, dopo un articolo di Vogue del 1995, di "Chanel dello streetwear".

 

A dare un'accelerata al prestigio di Supreme è stata sicuramente la co-lab deluxe stretta con Louis Vuitton, arrivata dopo partnership con Stone Island (l'ultima collezione è andata sold out nel giro di poche ore), Vans, Lacoste e Schott.

 

Secondo indiscrezioni, i prodotti realizzati con la griffe francese - presentati durante la fashion week di Parigi lo scorso gennaio e in distribuzione da giugno - sarebbero stati venduti a cifre record, fino a 25mila dollari, andando a ruba tra i fashionisti.

 

Guarda caso, l'operazione con Carlyle arriva subito dopo, a luglio, quando il fondo - nel più totale riserbo - mette sul piatto 500 milioni di dollari, il 50% del totale, per portarsi in scuderia Supreme: una transazione rivelata dai media solo la settimana scorsa.

 

C'è da ricordare che la società di private equity non è stata la prima a investire nel brand di James Jebbia: nel 2014 una quota di minoranza, ora probabilmente passata nelle mani di Carlyle, era stata acquisita (anche questa nel più totale silenzio) dal fondo di New York Goode Partners, che ha successivamente contribuito allo sviluppo commerciale del marchio.

 

Oggi infatti Supreme, accanto allo storico negozio di Manhattan in Lafayette street, ha aperto un secondo store nella Grande Mela a Brooklyn e messo le proprie bandierine a Parigi, Tokyo, Los Angeles e Londra, per un totale di 11 monomarca, oltre a vendere online con un proprio e-shop.

 

Alcuni osservatori sostengono però che il perimetro del suo business non si esaurisce qui e che si tratta di una realtà molto più grande, e più redditizia, di quanto si pensi.

 

Altrimenti un gigante del private equity come Carlyle - che si è aggiudicato Golden Goose Deluxe Brand per 400 milioni di dollari e controlla Twinset (ora Twinset Milano) e Hunkemöller - non si sarebbe mosso, sborsando una cifra come un miliardo di dollari, pari a circa 10 volte l'ebitda di Supreme previsto per il 2017.

 

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