INTERNAZIONALIZZAZIONE

Artioli guarda a Middle East e Usa: 12 nuovi opening in vista

Di stampo artigianale, fedeli all’expertise della tradizione, ma proiettate nel futuro: le scarpe di Artioli – storica realtà nata con le prime calzature di Severino Artioli nel 1912 – sono pronte a una nuova fase di espansione internazionale, offline e online.

Con all’attivo 12 monomarca e oltre 120 clienti wholesale su scala globale, il brand haut de gamme si sta preparando ad ampliare i propri orizzonti retail con altre 12 aperture, concentrate nel Middle East e negli Usa, come racconta Andrea Artioli, terza generazione della famiglia, entrato alla guida dell’azienda con base a Tradate (Varese) a partire dagli anni Novanta.

«Si tratta di due mercati molto ricettivi, grazie alla presenza di consumatori evoluti, che sanno riconoscere il valore aggiunto del nostro prodotto artigianale e di alta qualità», spiega l’imprenditore, reduce dalla presentazione delle nuove collezioni al salone Micam.

I titolari dei monomarca, tutti in franchising, avranno anche l’opportunità di approvvigionarsi delle collezioni ready-to-wear Artioli (che al momento rappresentano il 2% dell’offerta) attraverso la piattaforma online del brand, che così farà da magazzino di riferimento per i punti vendita.

«Cerchiamo di offrire un servizio in più ai negozianti, che spesso si trovano a dover gestire il problema giacenze», aggiunge Artioli, convinto nelle forti potenzialità nella sinergia tra fisico e digitale, in un’ottica omnichannel.

Dopo aver lanciato l’e-commerce circa un anno fa sul mercato europeo, ora la prossima sfida è ampliare gli orizzonti online. «Anche se non è facile trovare partner adeguati ed “educati” sul prodotto - precisa Andrea Artioli - il prossimo step è quello di aprire alla Cina. Un mercato dalle grandi opportunità».

a.t.
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