Shaping a sustainable digital future

Digitali e sostenibili: il punto alla Fondazione Prada

Shaping a sustainable digital future è il titolo della conferenza che si è svolta ieri alla Fondazione Prada, in cui attraverso interventi di esperti internazionali e con il contributo degli studenti del Politecnico di Milano e della Yale Center for Customer Insights è stato affrontato il tema di un'evoluzione sostenibile della trasformazione digitale.

Sostenibilità è infatti una parola chiave non solo a livello di processi produttivi e industriali, ma anche di responsabilità sociale e il digitale può rafforzarla, ma solo se utilizzato nel modo giusto. «Siamo qui per riflettere sulla digitalizzazione - ha ribadito Carlo Mazzi, chairman di Prada - che è in grado di dare un contributo straordinario allo sviluppo sostenibile, ma sulla quale bisogna chiedersi cosa comporti nella realtà».

Numerose le testimonianze di rilievo, introdotte dall'intervento dell'economista ed ex ministro Vittorio Grilli (attualmente presidente dell'Italia e del Corporate Investiment Bank per l'area Emea di JP Morgan), che ha sottolineato come il mondo sia sempre più bipolare, con gli Usa da un lato e la Cina dall'altro, anche in conseguenza del potere conferito dalle innovazioni tecnologiche ai colossi della politica e dell'economia.

«Siamo noi che dobbiamo plasmare la tecnologia e non viceversa», ha fatto notare durante il primo panel di discussione Andrew Keen, imprenditore tecnologico, scrittore e critico. Questo significa utilizzarla per esempio come strumento per ricalibrare le competenze in aziende e uffici, «facendo sì che l'ondata di innovazione crei posti di lavoro, per esempio nell'interpretazione dei dati, anziché spazzarli via, visto che si dice che oltre il 40% delle professionalità attuali potrebbe essere minacciato proprio dalla tecnologia», ha ricordato Anil Menon, presidente di Cisco Smart+Connected Communities.

«L'intelligenza artificiale non può che accompagnarsi all'impegno per la trasparenza», ha sottolineato Jon Iwata, executive-in-residence della Yale School of Management e, in precedenza, chief brand officer e senior vice president di Ibm.

Nel suo lungo e articolato keynote speech Nicholas Negroponte, chairman emeritus di Mit Media Lab, ha puntualizzato: «Quasi tutto ciò che non è di qualità nella nostra vita scaturisce da una visione basata unilateralmente sul mercato. Quindi la domanda che ci si deve porre è "Stiamo lavorando per il mercato o per una missione?"».

Tra i protagonisti del secondo panel Andrea Illy, presidente di Illy Caffè oltre che numero uno della Fondazione Altagamma, che ha affermato: «Siamo in una fase di transizione, da una società sistematicamente insostenibile a un'era in cui si sta cambiando registro. Le aziende private hanno un ruolo determinante in questo contesto, a patto che non perdano di vista un asset fondamentale per la società, la cultura».

Al summit sono stati resi noti i risultati di un'iniziativa che ha coinvolto 22 gruppi di studenti (per un totale di 66 ragazzi) della School of Management del Politecnico di Milano e dello Yale Center for Customer Insights. I finalisti si sono sfidati in un hackathon a fine ottobre: ha vinto il progetto Being, che usa l'artificial intelligence come strumento per valorizzare heritage e artigianalità.

a.b.
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