La lotta ai falsi prosegue

Supreme: Jebbia dice la sua sui legal fake

«L’idea dei legal fake è una completa farsa». A dichiararlo è James Jebbia, il fondatore dell’iconico marchio Supreme, che sta continuando, non senza difficoltà, la sua lotta ai falsi.

«Non credo che ci sia un altro marchio che abbia dovuto affrontare qualcosa di simile», ha detto Jebbia a Business of Fashion, pronunciandosi pubblicamente sulla questione per la prima volta.

Il fondatore di Supreme, che nel 2017 ha ceduto il 50% del business a Carlyle, ha parlato di attività criminale che ha raggiunto nuovi livelli. Dal suo racconto è emerso, in particolare, che recentemente International Brand Firm (Ibf) - società con sede a Londra colpita da una serie di azioni civili e penali, in Italia e all'estero, per l'uso del brand Supreme - stava per realizzare una partnership con Samsung perché era stata in grado di convincere il gruppo coreano che stavano trattando con i veri rappresentanti del brand. La collaborazione, che avrebbe portato al debutto di Supreme sul mercato cinese, attraverso l’apertura di una serie di store, era stata annunciata in dicembre in una conferenza stampa in Cina. Solo in un secondo momento i coreani avrebbero scoperto che non avevano avuto a che fare con Supreme di New York e avrebbero quindi annullato la partnership.

A tutt’oggi una delle peculiarità dei prodotti Supreme è che non sono realizzati su larga scala né si trovano facilmente sul mercato. Per molto tempo si sono acquistati solo nello storico negozio di New York, in Lafayette street, e oggi sono venduti in 11 monomarca, tramite il sito web istituzionale e al Dover Street Market.

L’altra preoccupazione di Debbia è che ci sia una nuova generazione di consumatori per i quali è legittima la circolazione di falsi legali, cioè di copie realizzate da produttori che hanno registrato il marchio in quei Paesi dove l'originario titolare del brand non lo aveva ancora fatto.

Attualmente Supreme è registrato dai newyorchesi in alcuni Paesi europei, in parte dell’Asia e Stati Uniti. Ibf ha registrato la label in una cinquantina di Paesi tra cui Spagna, Portogallo e Israele.

Nell’articolo di BoF il legale degli americani, Darci J. Bailey, che si sta occupando della registrazione del marchio e delle strategie anticontraffazione, ha detto che Ibf si è offerta di vendere i marchi registrati ma Supreme non vede nella transazione il modo di risolvere la questione.

Bailey si è detto inoltre fiducioso che con l'Euipo-European Union Itellectual Property Office si arrivi alla registrazione europea del marchio Supreme (rifiutata nel maggio 2018).

Jebbia in conclusione non ha confermato le voci che vedono Supreme pronto ad aprire nuovi store in città come Milano, Berlino e San Francisco.

e.f.
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