l’assistente vocale nella bufera

Amazon investe sulla micromobilità, ma a tenere banco è il caso Alexa

Pur essendo tra i best seller di Amazon, Alexa sarebbe in difficoltà e con lei la divisione cui fa capo, Worldwide Digital. La notizia si sta diffondendo a macchia d’olio, dopo che la testata Business Insider ha riportato, basandosi su testimonianze anonime e documenti interni riservati, i dati trimestrali della unit, pare all’insegna di una perdita secca di oltre 3 miliardi di dollari, che potrebbero salire secondo le indiscrezioni a 10 miliardi già entro fine anno. Alcuni dipendenti, ex o attuali, non esitano a parlare di un «colossale fallimento» e di una «opportunità sprecata».

L’assistente vocale, nato da un’idea del fondatore Jeff Bezos che si è ispirato all’astronave di Star Trek, non sta performando come si sperava, benché sia un best seller.

Il problema, secondo Business Insider, non sta tanto nella sua diffusione, quanto nel suo utilizzo. Viene infatti usata dai più per avere informazioni di base (un classico sono quelle sul meteo) o magari come timer, ma non per operazioni più complesse, legate a servizi da acquistare. In pratica, i prodotti Echo legati ad Alexa hanno un prezzo abbordabile e non portano in sé un grande guadagno alla società, che invece dovrebbe - o avrebbe dovuto - arrivare dagli acquisti attraverso questo dispositivo.

Un altro prodotto che non ha funzionato è il robot Astro, comandabile con Alexa ma poco appealing a causa del rapporto qualità del servizio-prezzo: costa infatti 1.000 dollari.

Andy Jassy, ceo di Amazon, getta acqua sul fuoco: in uno statement ufficiale parla di «grandi opportunità» per il futuro, nonostante l’annuncio del licenziamento di circa 10mila dipendenti, citando tra gli asset su cui investire anche Alexa e Prime Video, che fa sempre parte di Worldwide Digital. «La chiave – afferma – sarà fare quello che sappiamo fare meglio, ovvero concentrarci sui clienti e inventare senza sosta per loro».

Il tourbillon intorno ad Alexa fa passare decisamente in secondo piano una notizia di questi giorni, il lancio di quattro hub di micromobilità a Milano, Genova, Napoli e Bologna per realizzare consegne last mile più sostenibili, riducendo l’inquinamento atmosferico e acustico nelle città e alleviando la congestione del traffico. Hub che permettono di operare nuovi metodi di consegna, grazie all’impiego di cargo scooter elettrici a zero emissioni allo scarico. «Uno step per centrare l’obiettivo dell’azienda entro il 2040 - ha detto Gabriele Sigismondi, country director di Amazon Logistics Italia – ossia l’azzeramento delle emissioni nette di Co2».
 

a.b.
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