SOLO IL 18% ANDRÀ NEGLI STORE FISICI

Swg e Confesercenti: «Moda seconda solo all'high tech nel Black Friday»

Come sarà il Black Friday in Italia? Secondo un sondaggio condotto da Swg per Confesercenti, un connazionale su tre farà acquisti nel Venerdì Nero (in programma domani, 26 novembre), con una spesa media pro capite di 144 euro, per un totale di oltre 1,7 miliardi di euro. Una cifra a cui vanno aggiunti i 500 milioni spesi dal 17% di italiani che non si sono fatti sfuggire le occasioni pre-Black Friday, alcune delle quali iniziate già da ottobre.

Non si comprerà solo online: sono infatti circa 100mila i punti vendita "reali" che proporranno sconti anche piuttosto consistenti, a partire dal 30%. In due casi su tre le offerte dureranno per l'intero weekend. L'e-commerce resterà comunque preponderante: ad acquistare sul web sarà il 46% delle persone, contro il 18% che si spingerà negli store fisici e un 26% che adotterà un approccio omnichannel. Il 10%, infine, deciderà al momento quale canale scegliere.

La moda dovrebbe essere in pole position nelle scelte d'acquisto, con un 44% di shopper: una percentuale battuta di un solo punto dagli appassionati di prodotti tecnologici. Un balzo significativo rispetto al periodo pre-pandemia, quando gli interessati ad abbigliamento, calzature e accessori erano appena il 26%. Il 17% del campione esaminato da Swg e Confesercenti indica altre tipologie di beni e servizi, dai prodotti enogastronomici ai cosmetici, e per il 54% la ricerca è già focalizzata sui regali di Natale.

Un fatto è certo: si parla ormai di un Black Friday "diffuso", che per il 28% degli imprenditori è diventato una Black Week, con sconti già da lunedì. Più della metà (53%) protrarrà le offerte da venerdì a domenica sera e solo il 16% si limiterà a un giorno di prezzi ribassati.

«Il Venerdì Nero rappresenta sicuramente un'opportunità, ma anche una sfida per le piccole imprese del commercio di prossimità - sottolineano da Confesercenti -. Se, infatti, da un lato si presenta come una chiara occasione anche per i negozi della distribuzione tradizionale, dall'altro si fa sentire sempre più lo squilibrio tra le forme distributive, sia sul piano delle risorse da dedicare alle campagne pubblicitarie, sia su quello fiscale».

Secondo le stime dell'associazione, un miliardo di spesa sulle piattaforme di e-commerce multinazionali genera 10 milioni di euro di imposte, quasi cinque volte meno dei 49 milioni generati dalla stessa cifra nella rete fisica. «Tutto ciò al netto dell'Iva - fanno notare da Confesercenti -. Se considerassimo anche questa imposta, lo squilibrio sarebbe ancora maggiore».

«Anche l'Unione Europea denuncia che gli Stati membri hanno difficoltà a incassare l'Iva dovuta sui beni venduti dai cosiddetti "centri di rifornimento" - concludono -. Lo sviluppo del commercio elettronico pone una serie di problemi e richiede un intervento a livello normativo dei governi, per garantire il mantenimento di condizioni di parità fra tutti i competitor».

a.b.
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