Le proposte per gestire emergenza e ripresa

Rinascente, Coin e altri retailer non food scrivono al premier Conte

Oltre 50 note insegne tra cui Rinascente (nella foto, il department store di Milano), Coin e Ovs, la cui maggior parte dei ricavi deriva dalle vendite al dettaglio, hanno inviato al Governo una serie di proposte per fronteggiare l'emergenza dello stop all'attività e per la ripresa. Lo hanno fatto nel weekend, tramite una lettera aperta al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e ai ministri Roberto Gualtieri (Economia) e Stefano Patuanelli (Sviluppo Economico), pubblicata sulle maggiori testate nazionali.

Il documento, sottoscritto dalle associazioni di categoria FederDistribuzione e Confimprese, vede tra i firmatari anche altri trascurati dal decreto "Cura Italia" come i gruppi Calzedonia e Miroglio e marchi della moda tra i quali Alcott, Dondup, Fracomina, Liu Jo, Manila Grace, Piquadro, Twinset e Yamamay, solo per citarne alcuni.

Cinque le proposte per gestire la fase di emergenza, partendo dall'assimilazione delle aziende non food alle filiere in crisi come definite dal Cura Italia. Secondo: gli obblighi di pagamento dovrebbero essere congelati o resi cartolarizzabili. «Non cancellati - precisano i firmatari - ma posticipati almeno sino a settembre: nessuna azienda deve fallire per questa crisi».

Per quanto riguarda gli affitti, i retailer propongono una revisione delle condizioni contrattuali anche post riapertura, data la lentezza prevedibile della ripresa. «Non pagamento del canone - specificano - per i periodi di mancato utilizzo dei negozi e una riduzione almeno proporzionale alle perdite di fatturato nei mesi successivi». In più è richiesta la cartolarizzazione dei canoni sospesi, con garanzia dello stato e sgravi fiscali per i proprietari, mediante credito d'imposta in proporzione agli sconti concessi.

La quarta proposta riguarda lo slittamento, «almeno a settembre», dei termini di pagamento dell'Iva e dei contributi, nonché la cancellazione di Imu e Tari per il periodo della crisi e la riduzione delle aliquote Ires, «almeno sino a tutto il 2021».

La quinta proposta riguarda invece la depenalizzazione dei reati tributari, per i mancati versamenti relativi a dichiarazioni regolari.

Nella fase di ripartenza sono auspicati sgravi contributivi pari al 50% sino al 2021, «tali da incentivare il minor ricorso possibile a licenziamenti, priorità assoluta per noi imprese», ma anche detrazioni fiscali maggiorate sugli investimenti e sulle spese di marketing. Le aziende chiedono anche che sia facilitato il credito al consumo e che siano previste soluzioni di pagamento differito, «specie attraverso strumenti di pagamento digitali». Proposte infine detrazioni d'imposta e voucher a favore di persone fisiche per acquisti di beni e servizi dalle aziende operanti nei settori in crisi.

«Il blocco totale delle nostre attività - scrivono nella lettera - sta diventando insostenibile in assenza di misure adatte a fronteggiare l'emergenza. Non chiediamo soldi a pioggia, chiediamo misure».

Il retail non food in Italia realizza 110 miliardi di fatturato, occupa circa un milione di lavoratori, versa quasi 5 miliardi di contributi e oltre 20 miliardi di Iva e paga almeno 15 miliardi di affitti.

e.f.
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