le stime di confindustria moda per smi

Menswear in crescita nel 2019: la carta vincente è sempre l'export

Secondo il bilancio preconsuntivo stilato dal Centro Studi di Confindustria Moda per Smi, i ricavi della moda maschile italiana (accezione che comprende confezione, maglieria esterna, camiceria, cravatte e abbigliamento in pelle) dovrebbero raggiungere nel 2019 i 9,9 miliardi di euro, dai precedenti 9,5 miliardi, in aumento del 4%.

Un contributo determinante a questo risultato è dato dalle esportazioni, che crescono a tassi superiori rispetto a quelli evidenziati in corso d'anno dal commercio internazionale, portandosi da 6,3 a quasi 6,9 miliardi di euro, +7,8%. Si stima però una decelerazione nell'ultimo quarter.

L'import a sua volta accelera (+7,3%), oltrepassando i 4,6 miliardi. Il saldo commerciale, che nel 2018 superava di poco i 2 miliardi, sale a 2,2 miliardi.

Torna positivo, con un +1,9% dopo il -1,7% del 2018, il valore della produzione, pari a 4,7 miliardi.

Unica nota dolente sono i consumi interni, ancora con segno meno: arretravano del 4,8% nell'esercizio precedente e ora rallentano del 3,5%, per un valore di 6,3 miliardi.

Da notare che il menswear concorre al 18% del turnover complessivo della filiera tessile-moda nazionale e al 28,7% per quanto riguarda specificamente l'abbigliamento.

A trainare l'andamento del comparto sono confezione e maglieria, che compensano le perdite relative ad altri ambiti.

Analizzando i primi nove mesi del 2019 in base ai dati Istat disponibili, alla voce export si evidenzia un +9,9%, per un totale di quasi 5,6 miliardi di euro. In parallelo, l'import avanza del 9,3%, arrivando a 4,3 miliardi.

Nel periodo considerato il saldo commerciale è di circa 1,3 miliardi, ossia 137 milioni in più rispetto ai nove mesi del 2018.

Il primo Paese destinatario delle nostre esportazioni di moda uomo nel gennaio-settembre 2019 è il Regno Unito, con un balzo del 23,3%. Seconda la Svizzera, piattaforma logistico-commerciale per molte realtà del fashion, con un +20,6%. Meno eclatante (+5,5%) la performance del terzo mercato, la Germania, mentre la Francia si aggiudica la quarta posizione, in rialzo del 9,3%. Gli Usa, quinti, mettono a segno un +10,2%, mentre la Spagna, sesta, procede a piccoli passi (+1,7%).

In Asia Cina, Giappone e Corea progrediscono tutti a doppia cifra: +13,9%, +18,2% e +15,7%. Hong Kong porta a casa un +8,5%, ma resta l'incognita relativa alle ripercussioni delle proteste degli ultimi mesi. Ancora in difficoltà la Russia, con un -5,4%.

L'export di confezione aumenta dell'8,1% e quello della maglieria del 16,7%. Flettono invece cravatte (-5,5%), camicie (-0,6%) e abbigliamento in pelle (-0,5%).

La Repubblica Popolare guida il contingente dei Paesi da cui importiamo menswear, con una fetta del 16,6%: sempre con riferimento ai primi nove mesi del 2019, cresce dell'1,3% ed è tallonata dal Bangladesh, con un'incidenza del 13,7% e un +6,2%. Stesso incremento per la Romania, terza, mentre la Francia, quarta, incassa un -2,4%. +78,1% è il "bottino" della Spagna, quinta - ma la sua quota è solo del 5,2% -, seguita da Tunisia (-3,1%), Paesi Bassi (+29,7%), Germania (+5,8%) e Belgio (+11,4%).

La classifica sulle importazioni continua con Turchia (+8%), Vietnam (+32,1%), Bulgaria (+5%), Cambogia (+20%), Albania (-0,5%) e India (+5,1%).

A livello merceologico, i best performer dell'import sono maglieria (+10%), confezione (+9,4%), camiceria (+7,6%) e, a distanza, abbigliamento in pelle (+2,1%). Dinamica negativa (-11,6%) per le cravatte.

Uno sguardo al mercato italiano mostra che non si è ancora usciti dal cono d'ombra: con riferimento all'autunno-inverno 2018/2019, Sita Ricerca mette in luce per conto di Smi un rosso sia a valore (-3,1%) che a volume (-2,4%) dei consumi di tessile-abbigliamento in generale.

Stringendo l'obbiettivo sul côté maschile, si segnala un -5,3% rispetto al precedente autunno-inverno, che già era stato archiviato con un -2,2%. In riduzione del 5,6% la confezione, che copre oltre il 55% del sell out settoriale, e del 5,4% la camiceria. La maglieria cede il 4,1% e le cravatte il 2,5%. Scivolone dell'abbigliamento in pelle (-17,8%).

Il quadro è riflessivo anche per quanto riguarda i volumi: si verificano rallentamenti su tutti i fronti, dalla confezione uomo (-5,8%), alla camiceria (-4,3%), fino a maglieria (-2,2%), cravatte (-3,5%) e proposte in pelle (-11%).

Sul fronte distribuzione il dettaglio indipendente di menswear scende al 26,4% del mercato, penalizzato da un -5,7%. Il 39,2% è in mano alle catene di monomarca e in franchising, sempre più forti con un +4,5%, a svantaggio di gdo e grandi superfici (-20,6%), ma anche dei grandi magazzini (-4,1%).

Dopo la frenata dell'autunno-inverno 2017/2018, a sorpresa il canale digitale non si riprende, anzi si contrae del 9,6%, con uno share del 6,7% del mercato.

Secondo le proiezioni degli analisti dell'Imf, l'economia mondiale nel 2020 crescerà del 3,4% (+1,7% per le economie avanzate e +4,6% per quelle emergenti). Le rilevazioni campionarie condotte dal Centro Studi di Confindustria Moda su un panel di aziende di moda maschile associate a Smi indicano in prevalenza (80%) una stabilità delle condizioni congiunturali sperimentate durante il 2019. Il 20% teme un peggioramento.

La raccolta ordini in portafoglio per la prossima primavera-estate è a doppia velocità: -2% in Italia, +5,2% oltreconfine (nella foto di AKAstudio Collective, buyer alla 97esima edizione di Pitti Uomo, che ha aperto i battenti oggi a Firenze).

a.b.
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