Le stime di Customer Growth Partners e wwd

Gli effetti del coronavirus in Usa ed Europa: la posta in gioco è di 150 miliardi

Oltre all’emergenza sanitaria per fermare l’ormai conclamata pandemia, da fronteggiare c’è un’altra crisi sistemica: quella degli effetti che il Covid-19 avrà sulle vendite, con Europa e Usa già ampiamente attaccati dal virus e spinti a dover elaborare veloci strategie di contenimento dell’infezione.

Il nostro Paese ha avuto il triste primato nel dover prendere misure per arginare l’epidemia, tra cui la chiusura di scuole, locali pubblici ed esercizi commerciali, tranne quelli per i beni di prima necessità. Un modello “pionieristico”, seguito anche da Francia e Spagna, con gli Stati Uniti che stanno iniziando a prendere provvedimenti simili, attraverso una stretta iniziata da New York e Los Angeles.

Accanto alla paralisi dei negozi fisici – che almeno continuano a sintonizzarsi con i consumatori utilizzando l'online – c’è però anche quella delle aziende costrette, se non a bloccare temporaneamente la produzione, a diluire le tempistiche per evitare i contagi e a lavorare da remoto negli uffici.

Anche se in questo momento la tutela della salute delle persone è prioritaria su qualsiasi argomentazione di tipo economico, è ovvio che da affrontare c’è anche quest'ultima.

Secondo stime elaborate da wwd con la società Customer Growth Partners, la posta in gioco per la moda in Usa e Europa potrebbe essere intorno ai 150 miliardi di dollari.

Una cifra che tiene conto dei 68 miliardi di dollari relativi alle vendite di marzo e aprile dell’anno scorso negli specialty store e department store americani e degli 82 miliardi di dollari fatturati dai “colleghi” europei e canadesi, che probabilmente (non si sa in che misura) non entreranno in cassa.

Le aziende – e non solo quelle italiane, dopo l’annuncio del decreto Cura Italia – stanno già contando i danni e cercando di elaborare opzioni per muoversi, sebbene in questo momento sia impossibile fare congetture sull’auspicata fine dell’emergenza.

"Questa è una situazione senza precedenti e in rapido cambiamento, a cui dovremo continuare ad adattarci”, ha dichiarato Manny Chirico, presidente e a.d. di Pvh, a margine della decisione di chiudere i negozi dei brand in portafoglio in Nord America fino alla fine di marzo.

Unico punto fisso a cui aggrapparsi è che la Cina - dove però sono state prese misure draconiane e la popolazione si è dimostrata diligente nel rispettare i divieti - ha cominciato a rialzarsi, con le persone che stanno tornando lentamente nei mall e nelle boutique, dopo che il traffico ha toccato tassi di caduta di oltre l’80%.

Hermès sta riaprendo i negozi e il Chow Tai Fook Jewellery Group, la più grande realtà dei gioielli al mondo per volumi di vendita, ha fatto sapere che l’85% dei suoi 3.600 store cinesi ha rialzato le saracinesche. Un segnale di cauto ottimismo è arrivato da Brunello Cucinelli, che ha reso noto che tutte le sue boutique in territorio cinese sono tornate attive.

a.t.
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