Le vie più costose al mondo

Cushman & Wakefield: Causeway Bay a Hong Kong si riprende la pole position

Per la prima volta dopo cinque anni Causeway Bay a Hong Kong torna a occupare il primo posto nella classifica delle vie più costose del mondo, al posto della Upper 5th avenue di New York, che slitta in seconda posizione. In Europa la via più expensive è New Bond street a Londra, mentre via Montenapoleone a Milano è al top in Italia e quinta a livello globale, dopo avenue des Champs Élysées a Parigi.

 

Questo lo scenario delineato dal report Main streets across the World, pubblicato ogni anno e giunto alla 30esima edizione, che prende in considerazione 446 tra le principali vie commerciali del mondo, avvalendosi dei dati di Cushman &Wakefield, per classificare le più costose in 65 Paesi, basandosi sui canoni di locazione degli spazi primari.

 

Con un calo dei canoni medi di locazione dai 28.262 euro al metro quadro dello scorso anno ai 20.733 del 2018, la Upper 5th avenue di New York è slittata al secondo posto, cedendo il passo alla Causeway Bay di Hong Kong, nonostante in quest'ultima i canoni medi siano scesi leggermente, a 24.606 euro per metro quadro l'anno.

 

A dispetto delle preoccupazioni sulla Brexit Londra tiene, con New Bond street, leader in Europa tra le location più costose, che ha mantenuto sostanzialmente invariati i canoni a quota 16.071 euro l'anno, confermando l'interesse dei retailer di fascia alta e del lusso per la capitale britannica.

 

Nel ranking globale Parigi, con avenue des Champs Élysées, occupa il quarto posto (13.992 euro al metro quadro), detenuto lo scorso anno da via Montenapoleone a Milano, che deve accontentarsi del quinto posto con 13.500 euro di canone al metro quadro l'anno. Ginza, sesta, è la prima tra le strade asiatiche (11.232 euro) mentre le arterie dei mercati emergenti di Africa e America Latina sono nelle posizioni di coda, con canoni medi a partire da 185 euro per metro quadro l'anno.

 

La top ten europea vede al vertice New Bond street, seguita da avenue des Champs Élysées, seconda, e da via Montenapoleone a Milano, terza. Altre tre high street italiane figurano della classifica: via Condotti a Roma, quarta, (11.500 euro al metro quadro), calle San Moisè a Venezia, sesta (6.000 euro al metro quadro), e via Roma a Firenze, ottava (5.800 euro al metro quadro).

 

«In Italia - spiega Thomas Casolo, Head of Retail di Cushman & Wakefield Italia - l’interesse si conferma focalizzato sulle principali città turistiche che attraggono un numero crescente di potenziali consumatori e per le quali si prevede un’ulteriore lieve crescita dei canoni di locazione. Milano si differenzia rispetto alle altre città per l’elevata concentrazione di aziende che operano nel settore della moda, oltre che design, la cui eccellenza è riconosciuta a livello internazionale».

 

Intanto negli Stati Uniti numerosi grandi magazzini sono stati ridimensionati e sono sorti negozi più piccoli rivolti a un bacino d’utenza locale. Il settore food & beverage ha continuato ad espandersi, con il focus sui prodotti salutari e veloci. In generale i retailer del Paese restano tra i più innovativi al mondo, con un'attenzione volta a creare concept in cui il merchandising è guidato dagli utenti di app nell’area locale.

 

La Cina è la regione più tecnologica, in cui ci si focalizza sull'integrazione tra i canali di vendita online e offline, i big data, la logistica e una catena di distribuzione complessa, con i negozi tradizionali trasformati in vere e proprie piattaforme integrate

 

Il mercato retail a Hong Kong ha registrato una ripresa nel corso dell’ultimo anno, guidata principalmente dal ritorno dei turisti dalla Cina continentale. Grazie ai segnali incoraggianti mostrati dall’andamento degli arrivi turistici e delle vendite in questo canale, soprattutto nel settore orologeria e gioielli, gli operatori dei brand del lusso hanno mostrato interesse a rientrare nel mercato, in presenza di opportunità in buone location.

 

Lo scenario è in divenire, come ha sottolineato Darren Yates, head of Emea Retail Research di Cushman & Wakefield, autore del report: «Nonostante i trend globali non siano totalmente omogenei, presentano alcuni punti in comune e, tra questi, i più significativi sono la continua crescita del retail online, l’omnichannel come nuovo standard per il settore e gli importanti investimenti nel design dei negozi. La tecnologia è ancora uno dei principali elementi di destabilizzazione nel settore retail, ma allo stesso tempo sta consentendo ai negozi tradizionali di contrastare la concorrenza online ».

 

Ci stiamo muovendo in un fase oltre il puro retail, alla luce dei cambiamenti che stanno interessando la società e la tecnologia e che impongono una ridefinizione dei modelli di business: «Il retail tradizionale deve essere ridimensionato, reinventato e ripensato - commenta Justin Taylor, head of Emea Retail di Cushman & Wakefield -. Questo fenomeno sta interessando in particolare gli Stati Uniti e il Regno Unito che, in alcuni settori, hanno risentito della ristrutturazione e del ridimensionamento delle reti di negozi e dell’allineamento verso il basso dei canoni di locazione in alcune aree».

c.me.
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