L’idillio mancato delle insegne usa con l’italia

Gap svuota tutto in corso Vittorio Emanuele in attesa della chiusura

Il 20 novembre 2010, Gap salutava con lo slogan Hello Milan l’apertura del suo megastore in corso Vittorio Emanuele, a due passi dal Duomo: uno spazio di 2.400 metri quadri su tre piani, affiancato dal negozio di Banana Republic, altro brand del gruppo americano.

A 12 anni di distanza, alla scadenza del contratto di affitto, quello di Gap alla location nel centro del capoluogo lombardo sarà un bye bye non senza rimostranze da parte dei dipendenti, che già l’anno scorso, in occasione dello stop del punto vendita presso il centro commerciale Fiordaliso, erano scesi in piazza.

A differenza di Abercrombie & Fitch - che, inaugurato in pompa magna nel 2009 all’interno di un edificio progettato da Gio Ponti in corso Matteotti, aveva inizialmente attratto orde di giovanissimi e giovanissime, anche grazie ai prestanti commessi a torso nudo -, sia Banana Republic che Gap non hanno mai tanto scaldato gli animi del pubblico di milanesi e turisti in transito in corso Vittorio Emanuele.

Banana Republic ha abbassato la saracinesca nel 2017 e ora tocca a Gap, che in questi giorni richiama la clientela con la scritta Svuota tutto sulle vetrine, in vista dell'addio a ottobre o novembre. Va detto, per inciso, che al competitor Abercrombie & Fitch non è andata meglio: dopo i fasti dei primi tempi, il declino è stato lento ma inesorabile e già nel 2019 ha dovuto alzare bandiera bianca.

In campo alimentare è sotto gli occhi di tutti la débâcle di Domino’s Pizza, che in questi giorni ha annunciato il fallimento dell’azienda italiana che gestiva il franchising della catena a stelle e strisce, famosa per le sue fantasiose pizze con consegna a domicilio, che avrebbero dovuto surclassare le nostre. Non è andata così: in sintesi, “fare gli americani” a casa nostra è tutt’altro che facile.

L’avamposto nel centro di Milano è l’unico tra i negozi italiani di Gap a non essere passato sotto l’egida di Ovs, già partner di Gap dal 2020 grazie a un accordo di franchising che prevedeva l’inserimento del brand GapKids nei negozi Ovs e la commercializzazione delle collezioni uomo, donna e bimbo del marchio nel suo e-commerce.

La dismissione si inserisce in una più ampia «revisione strategica» della presenza del marchio in Europa, in un momento in cui la casa madre Gap Inc. registra nel secondo trimestre una flessione dei ricavi dell’8%, a quasi 3,86 miliardi di dollari, passando da un utile di 258 milioni di dollari a un rosso di 49 milioni. La società ha abbassato l’outlook sull’anno e, dopo le dimissioni di Sonia Syngal, presidente e ceo per 18 anni, è in cerca di una nuova guida.


a.b.
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