L’incognita maggiore è la durata della pandemia

Lusso misto in Borsa, mentre gli analisti formulano nuovi scenari

Giornata di acquisti selettivi fra i titoli della moda quotata. Nel primo pomeriggio alla Borsa di Milano scendono Ferragamo (-2,95%) e Aeffe (-1,67%), mentre salgono Tod’s (+4,48%), Moncler (+1,78%) e Brunello Cucinelli (+1,19%).

Tutti in flessione i big quotati a Parigi, come Lvmh (-7,45%), Hermès (-6.3%) e Kering (-2.58%), mentre alla Borsa di Francoforte Hugo Boss scende del 6,73% e a Londra Burberry accusa un -5,5%.

A New York Capri Holdings segna un +0,25% e Ralph Lauren un -1,54%. Questa mattina a Hong Kong Prada ha terminato la seduta in rialzo di oltre due punti percentuali.

Intanto negli Usa gli analisti di Wedbush e di Morgan Stanley allertano sul calo del traffico nei negozi americani ed entrambi non credono che l’e-commerce potrà compensare del tutto la flessione dello shopping. Gli esperti sottolineano che la situazione coronavirus evolve rapidamente e non ci sono certezze, ma nessuno di loro vede una recessione all’orizzonte.

Secondo Luca Solca, analista del lusso di Bernstein, a causa della pandemia il primo semestre 2020 si prospetta come il peggiore nella storia moderna dell’industria del lusso (l’unico termine di paragone è l’epidemia di spagnola, risale al 1918).

«In questi sei mesi – dice l’analista - la domanda cinese, che copre oltre un terzo circa della domanda totale di luxury goods, è ipotizzata in calo del 30-50%. Si ridurrà anche la domanda di Stati Uniti ed Europa, che rappresenta il 40% circa del totale, vista la chiusura dei negozi».

Si tratta di uno scenario peggiore di quello della crisi finanziaria del 2008 e sembra che non ci sia modo di contrastarlo, a parte forse l’e-commerce. La questione centrale, secondo Solca, è la durata della pandemia, che dipende dall’annuncio della scoperta di una cura e di un vaccino.

Dopo l’ipotesi di un anno di gap per l’industria del lusso e dopo avere prospettato il passaggio da epidemia a pandemia, Bernstein immagina altri due scenari, vale a dire che l’estate non porti a una tregua e il possibile affacciarsi di una recessione globale, che estenderebbe gli effetti negativi del Covid-19 nel secondo semestre 2020 e primo trimestre 2021.

Secondo gli analisti, tenuto conto del modello di business delle luxury company, bisogna arrivare a una flessione del 25% circa a livello di top line, per scendere sotto il break even a livello di ebit.

In base all’indicatore EV/sales (valore d’impresa su fatturato) non siamo ancora sui livelli di periodi critici come il 2009 (1,50) e il 2003 (1,86) ma ulteriori ribassi del lusso quotato sono probabili, specialmente se le direttive sull’isolamento sociale permarranno anche nel secondo trimestre 2020 e non arriveranno buone notizie sul fronte vaccino.
e.f.
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