LUISA SPAGNOLI INVESTE TRA OFFLINE E ONLINE

Nicoletta Spagnoli: «Nel futuro c'è l'Australia»

Tornata a Milano Moda Donna per presentare la collezione per l'autunno-inverno 2019/2020, Nicoletta Spagnoli, ceo e direttore creativo del brand di womenswear Luisa Spagnoli (fondato dall'omonima imprenditrice nel 1928) è pronta a dare il via a una nuova fase di espansione del marchio perugino, 130 milioni di fatturato nel 2018 e molti progetti in cantiere.

«Dopo aver inaugurato, lo scorso settembre, un inedito concept retail con il flagship di corso Vittorio Emanuele a Milano - racconta l'a.d., quarta generazione dell'azienda, a fashionmagazine.it - abbiamo applicato il nuovo format già a 14 negozi e altri 30 sono in lista per il 2019. Per alcuni si tratta di una ristrutturazione radicale, come nel caso del monomarca romano in via Frattina, per altri di un refresh, in linea con l'evoluzione del brand».

Con 150 negozi all'attivo, di cui 52 all'estero, gli investimenti si focalizzano non solo sul restyling degli spazi esistenti, ma anche sull'avvio di nuove vetrine retail, in particolare oltreconfine: «L'export vale solo il 15% del fatturato, c'è ancora molto da fare», spiega Nicoletta Spagnoli, che snocciola i prossimi progetti in giro per il mondo.

Primo appuntamento sarà quello di aprile, quando la griffe volerà in Australia per portare l'insegna a Sydney e Melbourne, per poi spostarsi al Cairo per l'opening del secondo shop in città.

A luglio tappa invece nell'ex Unione Sovietica, uno dei mercati clou per Luisa Spagnoli, forte di una ventina di location in loco: dopo aver inaugurato la terza boutique a Mosca lo scorso ottobre, il brand consoliderà la sua presenza con uno spazio tra gli Urali e la Siberia.

Numerose le iniziative anche nei Paesi limitrofi all'Italia: «Ci piacerebbe fare il bis a Londra - anticipa Nicoletta Spagnoli - e "riprendere" la location occupata da Jimmy Choo a Düsseldorf».

Nel frattempo le energie, oltre che offline, si focalizzano anche sull'e-shop, avviato nel 2015 e in forte accelerazione, con incrementi del 40-50% anno su anno, grazie anche a una logica omnichannel: «Per il momento incide ancora in maniera non significativa sul turnover - precisa Spagnoli - ma l'intenzione è di arrivare a una quota del 5% nel giro di quattro anni. E di portarlo in house, per presidiare meglio questo business e migliorare la connessione tra fisico e virtuale».

a.t.
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