moda e trasformazione digitale

L'high tech valorizza il lusso e viceversa: un evento di Microsoft a Parigi

Ermenegildo Zegna, Wolford, L'Oréal e Ynap sono solo alcuni nomi alla ribalta del recente evento Digital Difference in Luxury Goods, organizzato a Parigi da Microsoft.

Il digitale cambia le regole in tutti i settori e a tutti i livelli della piramide di mercato, come dimostra la case history di Zegna, storica realtà piemontese che si sta servendo della piattaforma cloud Azure di Microsoft per far confluire i dati in un unico hub ma che, al di là di questo, sta attraversando una fase di profonda trasformazione.

Come ha ricordato Edoardo Zegna, head of omnichannel, content and innovation, «prima a trainare il business era il prodotto, ora è il marketing. Se paragonato con 500 store, il sito di Zegna ha il triplo di visitatori».

Tra gli investimenti online del 2018 spiccano per il gruppo di Trivero quelli legati al mercato cinese - il pop up store su Jd.com e i negozi ufficiali su WeChat e Alibaba - ma nel 2019 arriveranno altre novità.

Anche Wolford, marchio con un core business nella calzetteria, ha alle spalle una storia importante, essendo nato nel 1950 nella cittadina austriaca di Bregenz. Su un bagaglio fatto di esperienza e consolidata brand awareness da parte del pubblico femminile Wolford ha innestato l'innovazione, come ha spiegato l'online director Matteo Petruzzellis: «Non importa dove o quando le clienti comprano, fondamentale oggi è fornire un servizio veloce, che sia davvero questione di una manciata di secondi».

Un obiettivo da centrare avvalendosi di strumenti avanzati come un chatbot costruito con l'intelligenza artificiale, frutto della sinergia tra l'azienda austriaca, Microsoft e AskSid.ai, un sistema che utilizza Microsoft Azure, Azure Cognitive Services, Azure Bot Services e Bot Framework.

La semplicità di utilizzo del chatbot è la risultante di un lavoro estremamente sofisticato nel back end, «ma ne è valsa la pena - ha precisato Petruzzellis - perché attualmente sono 14 i Paesi che si servono di questo tool tramite il sito di Wolford, Skype e presto Facebook Messenger, non solo per avere risposte su prodotti e servizi, ma anche per ottenere consigli di stile attraverso l'opzione Style Me».

Come ha affermato il manager, «all'incremento del 14% dei ricavi semestrali online ha contribuito sicuramente anche il chatbot, che immagazzinando dati attraverso il confronto con le clienti diventa sempre più smart e ci aiuta a elaborare strategie più mirate. Il prossimo passo sarà renderlo così efficiente, da non far percepire la differenza tra lui e un assistente in carne e ossa».

Ancora prima di Wolford, e precisamente nel 1907, è nato L'Oréal, rappresentato all'incontro parigino dall'operations chief digital officer Stéphane Lannuzel. «Negli ultimi tre-cinque anni - ha fatto notare il manager - si sono verificati cambiamenti molto più dirompenti che nei precedenti 30 anni. Ora, per esempio, dobbiamo sfornare nuovi trend in meno di sei mesi, perché i consumatori sono impazienti e non possono aspettare, come accadeva prima, i canonici 18 mesi del ciclo standard di produzione. Se intercettano una tendenza beauty sui social, devono trovarla già realizzata: non possiamo perdere l'occasione, per cui ci identifichiamo con un approccio al mercato stile fast fashion».

Lannuzel ha indicato alcune parole chiave per il gruppo: velocità, flessibilità, trasparenza, tecnologia e impresa 4.0. «Il consumatore è mutevole - ha ribadito - e quindi è per noi di vitale importanza poter passare facilmente da un tipo di produzione a un'altra, come stiamo facendo in impianti pilota in Italia, Francia e Usa. In pratica, per un rossetto possiamo realizzare la base e stabilire il colore giusto all'ultimissimo momento. In questo senso sono preziosi gli input che ci arrivano dai dati raccolti attraverso i vari canali, compresi i social, nell'ottica di proposte sempre più tailor made».

Il top executive ha citato tra i centri di eccellenza quello di Lassigny in Francia, in grado di gestire catene di produzione sia lunghe che corte: non era così nel 2008, quando lo stabilimento è stato acquisito da L'Oréal, ma grazie a investimenti consistenti l'upgrading è diventato realtà, al punto che oggi a Lassigny "lavorano" i cobot, una nuova generazione di robot, a fianco di 450 dipendenti che sono stati istruiti per evolvere le proprie mansioni, tra cui appunto quella di interagire con gli umanoidi. «Il successo di questo impianto - ha concluso il manager - è l'esempio di come l'eccellenza industriale, amalgamata con il know how artigianale, porti a risultati incredibili».

A nome di Ynap è intervenuto Gabriele Tazzeri, direttore ricerca e sviluppo, che ha ricordato l'importanza della sinergia tra sperimentazione e ispirazione, «con il consumatore al centro e l'attitudine a non trovare facili soluzioni: occore essere coraggiosi e curiosi, consapevoli che il team è un fattore chiave del successo e del fatto che la produttività in sé non è tutto, monitorando attentamente anche le startup». «Si tratta di un processo in cui può accadere anche di sbagliare - ha puntualizzato - e va bene così, perché dagli errori si impara sempre a fare meglio».

a.b.
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