Moda sostenibile

Fashion pact: le grandi maison unite per la tutela ambientale

32 aziende globali del settore della moda e del tessile hanno sottoscritto a Parigi e ufficializzato all’ultimo G7 di Biarritz - con la presenza del presidente Macron e il sostegno di FrançoisHenri Pinault - ceo e presidente del gruppo Kering - il Fashion Pact, per la tutela di clima, oceani e biodiversità.

La finalità di questo accordo, come ha spiegato Pinault, è ridurre l’impatto ambientale causato dalle grandi industrie della moda. Coinvolti anche settori come sport e lifestyle, insieme a fornitori e retailer.

La coalizione comprende 32 aziende: Adidas, Bestseller, Burberry, Capri Holdings Limited, Carrefour, Chanel, Ermenegildo Zegna, Everybody Everyone, Fashion3, Fung Group, Galeries Lafayette, Gap Inc., Giorgio Armani, H&M Group, Hermès, Inditex, Karl Lagerfeld, Kering, La Redoute, Matchesfashion.com, Moncler, Nike, Nordstrom, Prada Group, Puma, Pvh Corp., Ralph Lauren, Ruyi, Salvatore Ferragamo, Selfridges Group, Stella Mccartney e Tapestry.

Gli obiettivi del Fashion Pact si focalizzano sull’iniziativa Science-Based Target (SBT1), concentrata su tre aree principali a favore del pianeta: arrestare il global warming, creando e implementando un piano d'azione per azzerare le emissioni di gas serra entro il 2050, al fine di mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1.5°C, tra ora e il 2100; ripristinare la biodiversità, raggiungendo gli obiettivi indicati dai parametri stabiliti da Science-Based Target, per ristabilire gli ecosistemi naturali e salvaguardare le specie; proteggere gli oceani, riducendo l’impatto negativo del settore della moda sugli oceani stessi, attraverso iniziative concrete, come la riduzione graduale della plastica monouso.

L'Italia attualmente - oltre a essere una presenza attiva al tavolo di Parigi con griffe quali Prada, Ermenegildo Zegna, Giorgio Armani e Salvatore Ferragamo - è il primo produttore di fashion in Europa: detenendo il 41%, si definisce «contributor attivo» al Fashion Pact anche Camera Nazionale della Moda Italiana, che nel 2011 ha istituito il tavolo della sostenibilità.

Carlo Capasa, presidente di Cnmi, spiega: «Rivolgiamo la nostra disponibilità e il nostro entusiasmo a qualsiasi iniziativa importante che si dimostri in linea con i nostri valori e i nostri obiettivi, come quella avviata dal presidente Macron e da François-Henri Pinault».

Cna Federmoda suggerisce una visione più ampia della sostenibilità, allargata anche al lato sociale ed economico: «Ciò che è mancato anche in questo confronto è la condivisione con quella parte fondamentale che realizza le produzioni moda, ovvero le rappresentanze di chi produce questi beni, la parte a monte della filiera. Quelle imprese che sono sempre più spesso chiamate a certificare la loro sostenibilità, per continuare ad operare nelle catene di fornitura».

Nato come progetto collettivo, il Fashion Pact è aperto a qualsiasi impresa voglia contribuire alla trasformazione delle pratiche nel settore della moda e tessile, al fine di affrontare le sfide ambientali del nostro secolo.

a.s.
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