Necessaria l'apertura dei negozi con continuità

Badon (Assocalzaturifici): «A rischio fino a 30mila posti di lavoro»

Il presidente di Assocalzaturifici, Siro Badon (nella foto), denuncia una situazione «oltre la soglia critica» per l’industria italiana della calzatura, che nel 2020 ha perso un quarto dei ricavi e il 27% dei volumi di produzione e si trova a fronteggiare un 2021 che si presenta critico.  «Siamo già certi - dice Badon - di un 2021 disastroso e la verità è che senza misure forti e specifiche, purtroppo ci saranno molti posti di lavoro a rischio e chiusure aziendali, appena finirà il periodo di blocco dei licenziamenti. Stimiamo siano a rischio fino a 30mila posti di lavoro, a cui dovremo inevitabilmente sommare quelli dell’indotto e nella filiera a monte».

Ora l’associazione auspica che le istituzioni prendano una serie di provvedimenti. «È necessario che i negozi possano aprire con continuità - prosegue Badon - perché la stagionalità non ci consente di recuperare a livello di costi di produzione. Gli stock a magazzino, accumulatisi con l’invenduto, e gli ordini non confermati, si svalutano compromettendo i bilanci delle aziende. Con una filiera in ginocchio non riusciamo a comprendere le ragioni perché di alcuni prodotti sia consentita la vendita permanente e le calzature siano escluse. Abbiamo ormai perso quattro stagioni di vendita».

Assocalzaturifici chiede inoltre che venga rivisto il criterio con cui si indennizzano le aziende, parametrando i sostegni alle perdite subite calcolate in base ai fatturati, a cui devono essere sottratti i costi fissi non compensati dai ristori.

La decontribuzione del 30% degli oneri previdenziali dovuti dal datore di lavoro dovrebbe valere per tutta Italia e non solo per le regioni del Sud, viene richiesta una rapida approvazione dei decreti attuativi dell’art. 48 bis del decreto Rilancio, che introducendo un credito d’imposta pari al 30% del valore delle rimanenze a magazzino, amplia le risorse e la percentuale a compensazione fiscale.

Il mondo della calzatura ha bisogno anche di politiche di sostegno all’export. «Le fiere - spiega il presidente di Assocalzaturifici - sono un asset essenziale per le Pmi. Ritardarle o impedirle equivale a ostacolare la ripresa degli scambi internazionali e la promozione del made in Italy, fondamentale per il rilancio del nostro settore. Inoltre le rassegne professionali, allestite secondo i protocolli sanitari sono da sempre un insostituibile strumento di politica industriale, che genera un volume complessivo di 60 miliardi di euro annui». 

Il suggerimento di Badon è di disporre corridoi verdi in entrata per gli operatori commerciali, per una più snella e veloce concessione dei visti d’ingresso, e di lavorare all’apertura di corridoi in uscita, per garantire agli imprenditori italiani di poter tornare a incontrare i clienti durante gli eventi commerciali B2B.

Come ricordano da Assocalzaturifici, nel 2020 hanno chiuso 174 aziende calzaturiere e il settore ha perso oltre 3mila addetti. Nella filiera della pelle sono state autorizzate quasi 83 milioni di ore di cassa integrazione guadagni, dieci volte quelle del 2019. 

e.f.
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