Negli Stati Uniti

Non è (più) tempo di greenwashing: per H&M un’altra causa per dichiarazioni false sulla sostenibilità

Nel momento in cui sempre più imprese della moda (il secondo settore più inquinante al mondo) abbracciano la causa ambientale, non sorprende che le autorità preposte alla vigilanza e gli stessi consumatori si dimostrino inflessibili con chi non è sufficientemente corretto nel divulgare dati sulle proprie pratiche sostenibili.

Ne sa qualcosa il colosso dalla fast fashion H&M, che dopo essere finito nell’occhio del ciclone la scorsa estate, citato in giudizio per pubblicità ingannevole in ambito eco-sostenibile, adesso si ritrova nuovamente in una causa (portata avanti attraverso classaction.org) negli Stati Uniti, per presunte dichiarazioni false e fuorvianti.

In base alla denuncia, presentata lo scorso 3 novembre in un tribunale del Missouri, i capi della Conscious Choice Collection del colosso svedese non sarebbero «né sostenibili, né rispettosi dell’ambiente, in quanto realizzati in poliestere riciclato, una plastica usa e getta che rischia di finire in discarica perché le sue fibre si indeboliscono quando vengono riciclate meccanicamente».

Non solo. Secondo classaction.org, la collezione presenta inoltre una percentuale di fibre sintetiche più alta (il 72%) rispetto alla main collection di H&M (61%), eppure i capi Conscious Choice sono più cari, perché veicolati dal marketing come più sostenibili.

Come dicevamo, non è la prima volta che il big svedese viene tacciato di greenwashing. Lo scorso agosto è stato accusato di aver inserito sulle etichette e sulle confezioni «informazioni false che non corrispondevano ai dati effettivi».

Un'etichetta, per esempio, dichiarava che un determinato abito era stato prodotto con il 20% di acqua in meno, quando una ricerca indipendente condotta dal media Quartz aveva rivelato che in realtà il vestito era stato realizzato con il 20% di acqua in più.

A luglio H&M è finita nel mirino dell’autorità norvegese per i consumatori, che ha sollevato dubbi sull'uso dell'indice Higg (un indice di sostenibilità per l’industria tessile e della moda sviluppato dalla Sustainable Apparel Coalition) da parte di alcuni marchi, tra cui quelli del retailer svedese.

Lo scorso settembre H&M è corsa ai ripari e ha ceduto all'autorità olandese per i consumatori e i mercati (Acm), impegndosi a «conformarsi o a cessare di fare affermazioni sostenibili sui propri prodotti o sul suo sito web».

Inoltre il gruppo ha donato 500mila euro a favore di «cause impegnate nella sostenibilità dell'industria della moda», per «compensare l’uso di dichiarazioni di sostenibilità poco chiare e non sufficientemente comprovate».



a.t.
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