NEL CLOU DELLO SHOPPING NATALIZIO

La Samaritaine: i lavoratori protestano, fuori i clienti a caccia di regali

Ieri, in uno dei giorni clou dello shopping natalizio, La Samaritaine ha dovuto evacuare i clienti a caccia degli ultimi regali a causa dell’irruzione alle 10 del mattino, orario di apertura, di circa 200 lavoratori aderenti alla Cgt (Confédération Générale du Travail), che chiedevano salari più alti come ha rivelato l’agenzia di stampa Afp.Non è la prima volta che l’iconico department store da 600 luxury brand su circa 20mila metri quadri, in capo a Dfs-Gruppo Lvmh, è al centro delle proteste durante la sua seconda vita, iniziata con la riapertura nel giugno 2021, dopo una lunga ristrutturazione da oltre 750 milioni di euro.

A novembre una cinquantina di addetti aveva protestato, sempre a proposito delle buste paga giudicate basse, in un Paese che tra ottobre e novembre ha visto l’inflazione attestarsi al livello più alto dal 1985, raggiungendo il 6,2% da una media del 6%, non certo comunque la più alta d’Europa.

Secondo i vertici del department store, i manifestanti non sarebbero dipendenti diretti e le rivendicazioni salariali non riguarderebbero la proprietà. Di tutt’altro parere i sindacati, che reclamano la mancanza di un dialogo con i vertici, in un luogo che Amar Lagha (segretario generale di Cgt Services et Commerce) «è il simbolo del lusso e della ricchezza». «Ma chi lavora qui - aggiunge - non può certo permettersi di comprare quello che vende».

a.b.
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