per una vera ripresa si aspetta il 2022

Pelletteria: la pandemia ha fatto tabula rasa di tre anni di crescita

Se le calzature nel primo semestre hanno dovuto tirare la cinghia, la pelletteria come prevedibile non è stata da meno.

I dati elaborati dal Centro Studi di Confindustria Moda per Assopellettieri parlano chiaro. Le performance positive degli anni recenti, scanditi da ritmi di crescita robusti per quanto riguarda le esportazioni (+58% in valore fra il 2016 e il 2019) e dall'attivo della bilancia commerciale, sembrano un lontanissimo ricordo.

Il quadro fornito dagli imprenditori coinvolti nelle indagini condotte da Confindustria Moda è a tinte fosche. Soprattutto nel secondo trimestre il fatturato settoriale si è quasi dimezzato (-49,2%, con flessioni oltre il -50% per sei aziende su dieci), ma già nella prima frazione dell'anno si parlava di un -37%.

Si stima per i sei mesi un -43,2%, con una discesa del giro d'affari settoriale intorno agli 1,9 miliardi di euro rispetto all'analogo periodo del 2019.

Sottotono la raccolta ordini (-54,2% su aprile-giugno dello scorso anno). La rilevazione Istat sulla produzione industriale conferma le indicazioni campionarie sul fatturato. L'indice per gli articoli da viaggio e la pelletteria registra nel semestre quasi un -45%, all'insegna di una contrazione oltre il 50% a maggio con la riapertura delle fabbriche e di un -37,3% a giugno.

Brusca la frenata delle esportazioni, con un -30,6% in valore sul gennaio-giugno 2019, ossia 3,6 miliardi di euro dai precedenti 5,1 miliardi. In riduzione del 7,6% il prezzo medio al chilo, segno che anche il lusso non ha dimostrato l'abituale resilienza. Si è tornati in valore sotto i livelli dei primi sei mesi 2017, bruciando la crescita dell'ultimo triennio. In particolare, a marzo-aprile le vendite estere sono scese del 57,6% in valore e del 45,4% in quantità, espresse in chilogrammi. Non è andata molto meglio a maggio (-49,7% in valore) e a giugno (-20%).

Analizzando le categorie merceologiche, le borse (che incidono per il 65% sul giro d'affari oltreconfine) hanno mostrato decrementi del 26% in valore, la piccola pelletteria del 40%, le valigie del 30% e le cinture del 42%. Più colpiti gli articoli in pelle, tipici del made in Italy (-33% in quantità e valore) rispetto a quelli in succedaneo (-20% circa).

Una graduatoria in valore sui primi territori di sbocco della pelletteria italiana evidenzia, tra gli altri dati, il -18% in valore e il -20,5% in chilogrammi in Ue, con un -23% a proposito di una nazione chiave come la Germania, il -27,4% in valore e -31% in chilogrammi del Far East - da notare il -30% della Cina e il -47% di Hong Kong -, il -30,5% in valore della Russia e il -39% degli Emirati Arabi.

Il saldo commerciale, pur largamente in attivo per 2,3 miliardi di euro, ha ceduto il 35,5%.

Debole la domanda interna. Alla ripresa delle vendite fisiche gli andamenti sono stati sotto le aspettative, come dimostrano il -35,1% in maggio e il -12,8% in giugno, secondo l'indice Istat. Sui sei mesi la contrazione è del 32,7%, complice anche la quasi assenza di turisti.

L'impatto della crisi sulla forza lavoro di realtà con non più di cinque addetti nel 70% dei casi è stato mitigato finora dagli ammortizzatori sociali (l'88% delle pelletterie ha fatto ricorso alla Cig, aumentata nel solo aprile del +2.871% rispetto ad aprile 2019, o a strumenti analoghi), ma la preoccupazione per la tenuta del tessuto produttivo è tangibile.

I dati di Infocamere Movimprese registrano a fine giugno un saldo di -69 unità nelle imprese pellettiere in rapporto a fine dicembre. Un dato che parrebbe non allarmante ma si teme sia solo la punta dell'iceberg, visti gli annullamenti di ordini e una percentuale di insoluti che risulta superiore al 40%. La quasi totalità degli imprenditori ha dovuto rivedere gli investimenti preventivati.

Il documento di Assopellettieri non lascia spazio all'ottimismo, almeno nel breve termine. Il 44% degli imprenditori interpellati teme una flessione del fatturato annuo tra il -20% e il -50%.

La domanda dovrebbe progressivamente rimettersi in moto nel 2021, un processo che potrebbe giungere a compimento nel 2022. "Servono però - concludono dall'associazione - politiche, strumenti e misure di sostegno che permettano alle imprese di superare la lunga e delicata fase di emergenza attuale" (nella foto, una panoramica del salone Mipel). 










a.b.
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