Nel Tortona district

White ancora più green con il progetto Give a Fok-us

White Milano torna nel Tortona district dal 22 al 25 febbraio con il womenswear di ricerca e un progetto legato alla sostenibilità.

Ai civici 27, 31, 35 e 54 di via Tortona, a Milano, 514 i marchi (di cui 342 italiani) presentano le collezioni per l’inverno 2019/2020. Alcuni di loro, specializzati nella maglieria, lanciano la nuova area Knit Lab, mentre altri incentrati sull’homewear entrano nel nuovo spazio Lounge/Sphere.

Special guest di febbraio è il brand Strateas Carlucci, fondato da Peter Strateas e Mario-Luca Carlucci (già vincitori dell’International Woolmark Prize). I marchi protagonisti delle Special Area sono invece Parcoats Florence (prodotto da Giovanni Allegri e con la direzione creativa di Simone Guidarelli), House of Mua Mua, Oof e Attic and Barn.

Ma il progetto di cui più si è trattato oggi in conferenza stampa è quello legato alla moda green di Give a Fok-us: un’esperienza immersiva sviluppata con il sostengo dell’Ice, il patrocinio della Camera Italiana dei Buyer Moda, la collaborazione di Confartigianato Imprese e sotto la direzione creativa di Matteo Ward, co-fondatore del marchio Wråd, finalista ai Green Carpet Award di Camera Moda.

«La sostenibilità - ha commentato Ward - non è più una destinazione ma un cammino verso un nuovo sistema di fare moda». Il giovane, che ha creato Wråd (marchio di abbigliamento ma anche di nuovi processi e tecnologie in ottica sostenibile) con Silvia Giovanardi e Victor Santiago, ha ricordato alcune statistiche: l’82% degli italiani si aspetta che i marchi siano trasparenti nei confronti della propria filiera e dell’impatto ambientale e sociale; solo il 22% pensa che l’industria della moda informi adeguatamente i consumatori circa l’impatto produttivo sull’ambiente e la popolazione; l’8% ha malattie cutanee sviluppate dall’abbigliamento.

«La moda è molto indietro sul fronte della sostenibilità - ha osservato Massimiliano Bizzi, patron di White - rispetto a settori come il food e l’auto. Questo è un modo per contrastare l’avanzata del low cost e dialogare con le attuali e le nuove generazioni. Il consumatore finale non ne sa ancora molto, ma i buyer possono lavorare su questo aspetto».

«Oggi - ha dichiarato Beppe Angiolini, presidente onorario di Camera Italiana Buyer Moda - queste tematiche interessano poco al cliente e nei negozi manca una cultura in proposito. Invece il prodotto va spiegato bene al consumatore finale. Come buyer cercherò di mettere in luce questo messaggio».

«È anche un discorso generazionale - ha ribattuto Bizzi -. C’è chi è attento, chi consulta il web e chi compra gli abiti green semplicemente perché vanno di moda, anche se non è informato».

Mario Boselli, presidente onorario di Camera Moda e nel board di White dal 2017, ha ricordato che il fashion italiano già nel 2012 aveva promosso un Decalogo sulla responsabilità sociale e ambientale nel settore moda.

«È una storia non facile, tanti si riempiono la bocca, ma di vera sostenibilità ce n’è troppo poca», ha concluso, ricordando che tra un tessuto non green e l'analogo green gli stilisti tendono ad acquistare quello non certificato, perché costa meno. L’auspicio è che le nuove leve del design non abbiano dubbi e scelgano materie prime sostenibili per principio.    

e.f.
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