NETCOMM FOCUS FASHION & LIFESTYLE

Marc Sondermann: «Chi non è digitally fit resta indietro»

"La crescita digitale come forza motrice del made in Italy", titolo dell'edizione odierna del convegno Netcomm Focus Fashion & Lifestyle a Palazzo Mezzanotte, ha fornito uno spunto di riflessione in apertura del summit a Marc Sondermann, direttore e ceo di Fashion, media partner dell'evento, ed eBusiness.

«Più che un titolo, si tratta di un'affermazione, che potrebbe anche generare scetticismo - ha esordito - ma che nasconde una verità in cui tutti noi possiamo e soprattutto dobbiamo credere: oggi essere digitally fit è determinante per i player dell'alto di gamma e chi non è "allenato" resta irrimediabilmente indietro».

«In un'industria come quella del lusso, condizionata dai costi fissi dell'artigianalità - ha chiarito - l'incidenza del profitto è determinata dalle dinamiche di vendita, che oggi sono indissolubilmente legate al digitale. Nella top line, dunque, il digital fitness diventa il benchmark per la valutazione finanziaria di un'azienda».

Sondermann si è riallacciato a un'intervista fatta a Luca Solca di Bernstein (pubblicata su eBusiness di maggio 2019), in cui quello che è considerato il più influente analista mondiale dei comparti moda e lusso ha affermato con forza che le competenze digitali sono ormai legate a doppio filo alla crescita delle vendite e che la parte dinamica di un fatturato è determinata dal cliente giovane, frequent shopper online e costantemente connesso ai social.

«Decollare in Borsa con il digitale, questa è la sfida - ha ribadito il direttore e ceo delle nostre testate -. Davanti ai nostri occhi abbiamo un esempio eclatante in tal senso, quello di Gucci nell'era Bizzarri-Michele, i cui ricavi hanno fatto un balzo esponenziale nel giro di tre anni, da 3 a quasi 9 miliardi di euro: un caso unico tra le realtà italiane».

Questo perché il brand nell'orbita di Kering «ha saputo intercettare il cambiamento, lasciandosi alle spalle il passato e investendo massicciamente su CRM, social ed e-commerce evoluto. I segnali dei mercati, della strada, del consumatore e in generale della nostra epoca li ha saputi cogliere tutti, con estremo tempismo».

«Prada, che invece è stato più lento in questo passaggio, ha perso metà del proprio valore in Borsa - ha proseguito - ma ora recupera terreno, cavalcando l'onda del momento: sta infatti affidando alla nuova generazione interna la gestione del digital e non è l'unico, basti pensare al caso di Zegna».

In un contesto in cui i big player si ripensano e, in parallelo, piccole realtà digitalmente avanzate "spaccano", riuscendo magari a decuplicare il giro d'affari nell'arco di un decennio, si inserisce la sfida dei marketplace: un pericolo, vista l'aggressività di questi canali sui prezzi, o un'opportunità? «Entrambe le cose - ha concluso Sondermann - ma l'importante è che un brand sappia controllare i propri canali distributivi, difendendo il valore che ha generato e muovendo le leve giuste per lo sviluppo futuro. Tutelare il governo del prezzo è l'asset numero uno da preservare ed è quello su cui non bisogna abbassare la guardia». 


a.b.
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