nuovo monomarca a milano

Giuseppe Rossi: «Per Pineider non più solo prodotti ma esperienze»

L’arte della scrittura, che molti annoverano come una forma solo per pochi, sta tornando di moda. Per questo Pineider - storica azienda nata a Firenze per volere di Francesco Pineider nel 1774, e da allora sinonimo di esclusività e artigianalità nella carta, nella pelletteria e negli articoli da scrittura - ha investito negli ultimi tre anni in organizzazione aziendale, comunicazione e design, sotto la direzione del nuovo azionista, la famiglia Rovagnati. Un progetto che ha visto l'apertura, lo scorso 15 settembre, del flagship store in via Manzoni 12 a Milano, che si aggiunge ai monomarca di Firenze e Roma.

Il fil rouge dello spazio è un'eleganza senza tempo: lo studio Paolo Badesco&Partners ha realizzato infatti un concept esclusivo e ricercato, per un punto vendita di 300 metri quadri in armonico equilibrio tra passato e presente.

Abbiamo incontrato il direttore generale di Pineider, Giuseppe Rossinell’area lounge del flagship denominata “Il club degli scrittori”, che si affaccia sulla corte del Museo Poldi Pezzoli, chiedendogli di spiegarci l’importanza di ridare un’identità a questa ex storica sede della prima e più amata libreria Feltrinelli, rendendo lo store un generatore di esperienze e idee nel contesto del progetto di comunicazione Future Means, intrapreso a giugno scorso.

«Affrontiamo con umiltà e serenità questo periodo storico - ha esordito Rossi -. In linea con quanto ci siamo prefissati già dal 2016, l'ambizione è quella di allargare il focus dai nostri prodotti alle esperienze Pineider, che vanno dal cimentarsi in corsi di calligrafia e di pittura su carta o pelle, al poter vivere esperienze artigianali legate all’incisoria, ma anche ascoltare dell’ottima musica da camera o world music eseguita dal vivo».

Un'impostazione studiata per coinvolgere anche target nuovi, compresi i giovani, «con l'obiettivo parallelo di estendere questa storia di passione, eleganza e cultura del made in Italy a tutto il mondo - ha precisato il manager -. Già nel 2018 sono stati infatti conclusi accordi su mercati chiave come gli Stati Uniti da Bergdorf Goodman, il Giappone da Isetan, la Turchia da Beymen. A oggi siamo presenti in 300 punti vendita tra Italia, Usa e resto d'Europa, oltre ai monomarca».

A livello di comunicazione, «
a maggio abbiamo introdotto lanciato il progetto Future Means, proponendo a tre talenti come Enrico Dal Buono, scrittore e giornalista, Amina Marazzi Gandolfi, fotografa e Antonio Dikele Distefano, scrittore e sceneggiatore, di incarnare i valori di Pineider. Il risultato è stato un caleidoscopio di molteplici sfaccettature che raccontano, partendo dal proprio estro e vissuto, la nostra eleganza sofisticata e i suoi valori».

«Potrei dire che siamo una startup con 240 anni di storia - ha proseguito Rossi - ed è in quest'ottica che ci apriamo a nuovi scenari, a partire dalla digitalizzazione. Questo attraverso una strategia comunicativa che esplora il mondo dei social (Facebook, Instagram e Linkedin), sia nell'e-commerce, tramite il website 
pineider.com e altri store digitali tra cui Mr. Porter».

«Dall'Italia - ha concluso - attualmente proviene circa il 40% 
del fatturato, ma fondamentali sono anche il mercato americano e quello giapponese. Il 2019 si è chiuso a circa a 4 milioni di euro di ricavi e per il 2020 stimavamo un giro d’affari in linea con l’anno precedente, ma al netto del Covid, che comporterà inevitabilmente un ridimensionamento».

a.c.
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