note congiunturali

Calzature: dopo l'inversione di rotta, si attende la vera svolta

Dopo tre anni con il freno tirato, l'industria calzaturiera inverte la rotta: dal preconsuntivo 2017 frutto di un'indagine campionaria messa a punto da Confindustria Moda per Micam Milano emerge che la produzione made in Italy ha registrato un +1% in volume, il primo timido segno più dopo tre anni di contrazioni. Continua la ripresa della Russia, delude il Far East.

 

Al lieve rialzo dell'1% della produzione nazionale corrispondono 189,5 milioni di paia realizzate, 1,8 milioni in più sul 2016, e un turnover di 7,74 miliardi di euro (+2,6%). Dati complessivi che non tengono conto delle performance molto diversificate tra un'azienda e l'altra. Per esempio, chi ha le spalle più robuste - attestate da ricavi sopra i 15 milioni di euro - fa meno fatica rispetto a chi non ha grandi numeri al proprio attivo.

 

Secondo le valutazioni di Assocalzaturifici, il giro d'affari totale del comparto, pari a 14,2 miliardi di euro nel 2016, dovrebbe segnare un progresso annuo di poco al di sotto dell'1%.

 

L'85% dei prodotti nazionali prende la strada dell'estero, con un flusso pressoché stazionario nei primi dieci mesi del 2017 verso l'Ue, che comunque copre il 70% dei flussi in uscita. La Russia evidenzia un recupero del 28,4% in quantità, gli Usa sono ancora in impasse ma con cenni di miglioramento (-4,8% in valore ma +5,5% in quantità), il Medio Oriente attraversa una fase abbastanza positiva (+3,1% in quantità) e il Far East arretra del 4,4% in quantità e del 2,4% in valore, anche se va fatto un distinguo tra le ottime performance di Cina e Corea del Sud e i trend negativi di Hong Kong e Giappone. La Svizzera, infine, rafforza il ruolo di piattaforma distributiva delle griffe e mette a segno un +8,2% in volume.

 

Sempre nei primi dieci mesi del 2017 sono stati venduti oltreconfine, includendo le operazioni di pura commercializzazione, 180,6 milioni di paia di scarpe (2,6 milioni in più sul gennaio-ottobre 2016), per 7,78 miliardi di euro, +1,5% in quantità e +3,3% in valore. Sull'intero anno si dovrebbe arrivare a 9,2 miliardi di euro, il valore più alto degli ultimi 15 anni, anche al netto di dinamiche inflattive.

 

L'attivo del saldo commerciale registra nell'arco di tempo considerato un irrobustimento superiore all'8% sull'anno precedente, a quota 3,76 miliardi di euro.

 

Il preconsuntivo sull'anno indica esportazioni, comprensive delle riesportazioni, oltre i 9 miliardi di euro (+3,5%), con importazioni a 4,6 miliardi (-0,6%) e un saldo commerciale di 4,52 miliardi (+8,2%).

 

Il tasto dolente è però il mercato interno, dove per il decimo anno consecutivo si evidenzia un decremento, seppur estremamente contenuto (-0,4% in volume e -0,1% in termini di spesa), degli acquisti da parte delle famiglie nel periodo gennaio-novembre 2017. Solo le sneaker, con un +3,2% in volume e un +4,2% in quantità, sono in controtendenza.

 

Uno scenario che ha contribuito a un'ulteriore selezione delle imprese (con 131 calzaturifici in meno rispetto a dicembre 2016) e a una riduzione dei lavoratori (-144 persone, ossia -0,2%), fattori che hanno gelato le aspettative di recupero.

 

Per la prima parte del 2018 ci si aspetta, dopo un 2017 di assestamento, una conferma dei livelli attuali, sia nella raccolta ordini che nell'attività produttiva, stimata in aumento dell'1,1% in quantità, ma con il 40% del campione che prospetta una situazione "flat" e un terzo che si dichiara apertamente pessimista (nella foto, un'immagine della scorsa edizione di Micam Milano).

 

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