orologi e gioielli

Baselworld: più ricerca e interattività per contrastare i numeri in calo

Parte oggi (22 marzo) Baselworld, il salone internazionale dell'orologeria e della gioielleria di Basilea, di scena fino al 27 marzo con circa 700 marchi su una superficie espositiva di 141mila metri quadri, presso l'Mch Swiss Exhibition Centre: cifre consistenti ma non paragonabili alle edizioni passate, nonostante nel settore degli orologi svizzeri tiri aria di ripresa. Nel 2017 i marchi erano infatti 1.300 e nel 2016 1.500. «Quello a cui puntiamo è la qualità, non la quantità» commentano gli organizzatori.

 

Rientra in quest'ottica l'allestimento nella Hall 1.1 dello spazio Les Ateliers, con un focus su realtà indipendenti quali Paul Picot, Ferdinand Berthoud, Louis Moinet, Kari Voutilainen e Graham, mentre il mondo digitale viene approcciato tramite il chatbot Baselworld Live News, basato sull'intelligenza artificiale, che utilizza i canali Facebook Messenger, Telegram, Skype e il sito di Baselworld.

 

Mosse studiate per recuperare terreno e non farsi troppo impensierire da possibili competitor come il Sihh, salone di Ginevra per ora di dimensioni minime, ma che sta avanzando a grandi passi: lo scorso gennaio ha ospitato 35 exhibitor - tra cui Hermès, DeWitt e Chronométrie Ferdinand Berthoud - dai 30 del 2017 e dai 16 dell'anno prima, con un aumento del 20% nel numero di visitatori, a quota 20mila.

 

Nonostante le defezioni, nomi del calibro di Gruppo Swatch, Patek Philippe, Tudor, Rolex, Bulgari, Tag Heuer, Swarovski e Chopard confermano la fiducia in Baselworld.

 

Mancano invece all'appello Movado, Eberhard & Co., Ulysse Nardin, Girard-Perregaux, il già citato Hermès e Dior.

 

Dal comparto dell'orologeria svizzera giungono segnali di ripresa: dopo due esercizi in calo, nel 2017 l'export è aumentato di quasi il 3%, sfiorando i 20 miliardi di franchi e facendo dimenticare il -9,9% del 2016. Nel bimestre gennaio-febbraio 2018 le esportazioni hanno superato i 3,3 miliardi di franchi (+12,8%).

 

Nel solo mese di febbraio si è registrato un balzo del 12,9% rispetto a un anno fa, con un valore di 1,69 miliardi di franchi e performance più che positive in mercati chiave come Hong Kong, gli Usa e la Cina, mentre nel Regno Unito e in Italia si sono verificati cali rispettivamente del 16,8% e del 13%.

 

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