per gli espositori cruciale il ruolo del progetto digitale

Pitti a settembre: azzardo o coraggiosa sfida di sistema?

A pochi giorni dall'annuncio che Pitti Uomo si svolgerà dal 2 al 4 settembre, su tre giorni anziché quattro, e che Pitti Bimbo lo seguirà a ruota il 9 e 10 settembre, a sua volta con una formula snella su due giorni, ciò che sappiamo delle due manifestazioni chiave per il made in Italy ci arriva dalle parole dell'a.d. di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone, che ha parlato di «edizioni eccezionali», con un allestimento sperimentale «che potrà tornare utile anche in occasioni successive». Ma cosa ne pensano gli espositori? Accetteranno la sfida di presentarsi a settembre o, visti i tempi, salteranno il turno? Di seguito le loro risposte: c'è chi è comprensibilmente attendista e preferisce non sbilanciarsi e chi invece getta il cuore oltre l'ostacolo, in sintonia con quanto stanno facendo gli organizzatori, pensando che nonostante le difficoltà oggettive a livello di tempistiche, logistica, organizzazione e le incognite di ogni genere, l'evento di settembre sia il momento giusto per dare un segnale forte di sistema, avviare strategie condivise e trasmettere il tanto anelato messaggio di ripartenza. Il progetto Pitti Connect, controparte della fiera fisica, suscita molta attenzione, perché mai come adesso il digitale è utile per il business: in quest'ottica, aspettando delucidazioni da Pitti Immagine, si pensa a come si configurerebbe questa piattaforma e anche a quando sarebbe opportuno fosse attiva. Luglio potrebbe essere il mese adatto, con un ruolo complementare e preparatorio agli eventi di settembre.


Nicolas
Bargi
Founder e ceo
Save The Duck

«Parteciperemo al Pitti di settembre, anche se sono fermamente convinto che sarà un'edizione tutta italiana. È troppo presto per i buyer esteri. Anche se riapriranno le rotte, viaggeremo tutti molto meno e solo ed esclusivamente per necessità estrema. L'affluenza italiana credo che a sua volta sarà minore. Tanto più che a settembre saremo a campagna vendita inoltrata, dunque verrà meno la necessità di vedere e toccare con mano le collezioni in una fiera. Per quanto riguarda la location, abbiamo uno stand che teniamo da più stagioni e vogliamo continuare ad averlo anche in futuro: su questo punto non cambia nulla per noi. Relativamente agli impatti sulle tempistiche, pensiamo di chiudere la campagna vendite entro e non oltre fine settembre, quindi ci immaginiamo un ritardo delle consegne non superiore ai 15 giorni, rispetto al passato. In pratica, riusciremo a mantenere un ritmo pressoché intatto. Ma quella di settembre sarà la campagna vendite più dura dal Dopoguerra, perché è dedicata all'estate 2021 e c'è un crollo verticale dei consumi: mi aspetto che i buyer acquistino il minimo necessario. Se mi chiedete se, in futuro, si andrà sempre di più verso fiere online, fashion show virtuali e digital showroom vi rispondo che, nella moda, il toccare, vedere, partecipare in prima persona alle manifestazioni è fondamentale nella decisione d'acquisto dei capi. Non credo quindi che il sistema cambierà. Sarà fortemente impattato, questo sì. Ma la moda vive di emozioni e non ne potrà fare a meno, neanche post Covid-19».


Giovanni Bianchi
Direttore ufficio stile e a.d. 
Lubiam

«Al momento per noi è davvero troppo presto per fare valutazioni e questo vale in linea generale per il nostro settore nell'attuale contesto: non possiamo fare altro che rimanere in attesa di nuove direttive e monitorare costantemente la situazione esterna e i suoi sviluppi. Da parte nostra, finché è stato possibile, abbiamo portato avanti le nostre attività, garantendo la continuità aziendale, seppur minima e nel pieno rispetto dei decreti emanati dal Governo, con l'obiettivo di tutelare al massimo la salute di dipendenti e collaboratori. Oggi siamo chiusi, ma non fermi: stiamo facendo una serie di riflessioni e valutando strategie che ci permettano di essere pronti a operare in massima sicurezza, quando sarà finalmente possibile ripartire. Comprendiamo quindi appieno la scelta di Pitti di avere un approccio positivo e attivo, nonché la volontà di dare continuità alla manifestazione e di non lasciar passare troppo tempo tra un'edizione e l'altra. Siamo anche certi che la fiera prenderà tutte le misure precauzionali necessarie. Lubiam collabora con Pitti Immagine da ormai mezzo secolo e la stima e fiducia che riponiamo nell'organizzazione sono immutate. Ma fare delle stime sul potenziale impatto della scelta delle nuove date sulla nostra attività ora come ora è molto difficile: saranno le condizioni in cui ci troveremo a lavorare nei prossimi mesi il fattore determinante. Non abbiamo purtroppo un'idea precisa di quando sarà possibile riprendere per noi aziende del settore moda, e pertanto ogni previsione su quella che sarà l'effettiva gestione della stagione PE2021 è prematura. Quello che sappiamo è che cercheremo di affrontare la situazione con professionalità, serietà, concretezza e con la massima attenzione per le persone che lavorano per noi e con noi, cercando di porre le basi per il futuro che ci aspetta al termine di questo periodo di emergenza e dal quale usciremo tutti rafforzati».


Antonio Gavazzeni
Amministratore delegato
Cit-Bagutta

«Sono legato a Pitti, come molte altre aziende che vi partecipano da anni, e spero di aderire anche all'edizione di settembre. Dico "spero" perché è difficile oggi, mentre siamo alle prese con tante incognite, dare una sicurezza al 100%. Mi immagino un Pitti con una durata finalmente corretta, tre giorni anziché quattro, e ovviamente in versione ridimensionata rispetto al solito, visto anche il più che prevedibile calo delle presenze, soprattutto dall'estero. Noi stessi arriveremmo lì con una collezione ridotta. Mi aspetto anche che gli organizzatori vengano incontro agli espositori in un momento così delicato e sono curioso di capire le potenzialità del format digitale Pitti Connect. Ma ora i problemi sono altri e la strada è in salita ripida: a parte l'emergenza sanitaria, che non si sa ancora quando si risolverà davvero, la primavera-estate 2020 è ferma nei negozi chiusi, smaltirla sarà un'impresa praticamente impossibile e si abbatteranno significative ripercussioni sull'autunno-inverno, oltre che su una primavera-estate 2021 che partirà già gravata dalle stagioni precedenti. Per ora facciamo il conto alla rovescia per riavviare l'azienda, dove tra l'altro ci siamo attrezzati in questa fase di stand by per produrre dispositivi sanitari, e vediamo cosa succede quando riapriranno i punti vendita, non solo quelli piccoli dove sarà più facile gestire l'afflusso scaglionato delle persone, ma anche i più grandi come i department store, che in genere viaggiano su numeri importanti di presenze. C'è un ingranaggio complesso, relativo non solo alla moda ma anche a tutto il sistema che le ruota intorno, che deve rimettersi in moto, gradualmente e con regole completamente nuove. Di questo cambio di passo farà parte anche Pitti, ma adesso ragionare su settembre mi sembra prematuro».



Angelo Loffredo 
Direttore marketing e responsabile ufficio stile
People of Shibuya 

«Questa edizione, dove probabilmente la presenza di stranieri sarà molto bassa a causa della paura e delle difficoltà di spostamento, presumibilmente non sarà l'occasione per fare business, ma per dare un segnale positivo e di ripartenza a tutto il settore. Nell'ottica di una ripresa, Pitti Immagine Uomo sarà il punto di avvio. Il timing scelto non aiuta particolarmente da un punto di vista commerciale, ma sarà importante per lanciare un segnale positivo. Servirà grande energia da parte di tutti gli addetti ai lavori per rilanciare il settore, in questo momento difficile della moda italiana. La ridotta presenza fisica degli addetti ai lavori in Fortezza da Basso andrà necessariamente compensata dalla fiera, tramite un considerevole lavoro di promozione e diffusione sui social network, affinché Pitti e tutti i suoi protagonisti possano arrivare direttamente a ogni commerciante e in ogni negozio. I contenuti di ogni azienda che partecipa alla fiera dovrebbero essere diffusi internazionalmente grazie alla collaborazione con le televisioni, i giornali e il mondo digitale. Questo è quello che immagino potrebbe servire per questa edizione, davvero eccezionale. Penso a una fiera tecnologica e digitalmente avanzata, in grado di arrivare al maggior numero di persone possibile».

Dario Predonzan
Coo 
Levitas-Bikkembergs 

«Diciamo che già da tempo avevamo ritenuto opportuno saltare questa stagione e lo slittamento non cambia le cose. Torneremo a gennaio 2021, con quale formula ancora non sappiamo, perché Pitti Uomo è una piattaforma imprenscindibile per il settore del menswear. Grazie alla sua energia, è il luogo ideale dove presentare le collezioni, ma anche per parlare di progetti futuri, di rilanci. Proprio come è successo con noi. Si delinea una ripartenza lenta, per gradi. Eventi come le fiere saranno gli ultimi a ripartire e nessuno di noi sa con quali modalità sarà consentito farlo. Anche  prevedere una partecipazione di buyer stranieri a Firenze in questo momento è davvero difficile. E anche immaginando una partecipazione in tono minore, che non è nelle nostre corde, i costi per la partecipazione e la trasferta resterebbero alti. Troppi punti di domanda, che ci inducono a concentrarci su quello che per noi in questo momento è il core business: uscire con le nostre collezioni, rispettando il più possibile i tempi canonici. Forse accorperemo la pre-collezionare con la main e di sicuro l'offerta sarà ridimensionata, ma vogliamo essere pronti. Con abbigliamento e calzature praticamente già lo siamo. Ma il nostro business model prevede diverse licenze e non è chiaro se tutte potranno stare nei tempi. Anche per questo avrei pensato di fare a meno per una stagione di Pitti. Nel nostro stand portiamo il lavoro di tutti i nostri partner, ma stavolta potrebbe non essere possibile e questo non ci piace. A un evento come Pitti devi dare il massimo, con tutti i tuoi partner on board».

Giovanni Basagni
Presidente e direttore generale 
Miniconf

«La moda italiana non deve smettere mai di parlare, di creare, di dare espressione al bello: è importante dare visibilità alla creatività ed espressione italiana nel mondo, soprattutto in questo momento.Per questo sono convinto che confermare Pitti Bimbo sia opportuno. L'edizione di settembre è già stata definita dagli organizzatori "speciale", con un format che si articola su due soli giorni. Sarà da capire se questa formula, temporalmente ridotta, potrà ritenersi anche strutturale. Ma ora è presto per pensare alle future edizioni: meglio concentrarsi sulla prossima, che necessariamente si svilupperà su un modello radicalmente differente, in cui il digitale dovrà essere assolutamente centrale. Sarà infatti la leva per introdurre soluzioni nuove, che permettano di ridurre quelle distanze che non potremo colmare fisicamente, ma che consentano anche di accelerare alcune fasi e semplificarne altre, per rendere la filiera in grado di reggere l'urto di questo periodo forzato di stop. Ritengo importante che le aziende, insieme a Pitti Bimbo, siano in grado di dare una risposta di sistema. Credo inoltre che sia fondamentale un intervento dello Stato a favore della fiera Pitti Bimbo, la più importante manifestazione del settore a livello mondiale e occasione unica di valorizzazione del made in Italy. A mio giudizio, l'intervento pubblico dovrebbe supportare l'incoming dei clienti e favorire la partecipazione alla manifestazione anche da parte delle piccole aziende».


Dora Zecchin
Proprietaria e designer 
Pence 1979
 

«Al momento non abbiamo ancora preso una decisione in merito alla partecipazione al Pitti Uomo di settembre, perché il posticipo è giusto - date le circostanze - ma ci interroghiamo sulla possibile affluenza. Sicuramente sarà minore rispetto alle edizioni passate e con molte meno presenze estere. Per noi, brand di piccole dimensioni, la fiera è sempre stata un'opportunità per farci conoscere fuori dai confini nazionali. Ci aspettiamo da parte dell'organizzazione anche una riduzione dei costi o un aumento dei servizi, soprattutto per clienti di vecchia data come noi. Sicuramente punteranno su nuovi canali e piattaforme digitalizzate: temi questi che attendiamo di approfondire. In caso di nostra partecipazione, vorremmo continuare a mantenere la nostra esposizione di sempre, forse con meno capi e includendo anche qualche proposta donna, viste le date. Fortunatamente abbiamo sempre avuto uno spazio "aperto", quindi con la possibilità di far mantenere le distanze alle persone, perché di questo si tratterà. Avendo tutto bloccato, al momento immaginiamo che anche le consegne saranno posticipate, ma essendo le nostre collezioni prodotte internamente, pensiamo di riuscire a non slittare troppo avanti. Credo che in futuro si andrà sempre di più verso una digitalizzazione delle presentazioni e mi aspetto che questo forse potrebbe frenare la crescita dei marchi indipendenti. Comprare le grandi griffe "a distanza" non dovrebbe essere un grosso problema per i buyer che invece, quando si tratta di marchi a loro sconosciuti, preferiscono toccare con mano. Questo cambio di modalità potrebbe andare a discapito di qualità e prodotto e portare ad affermarsi ancora di più - fenomeno in corso ormai da lungo tempo - i brand che sanno creare una buona immagine di se stessi. Immagine che talvolta non corrisponde alla qualità: per questo il prodotto rischia di soffrire».


Alberto Raengo 
Chief
creative director
Holubar 

«Ancora è presto per garantire la presenza di Holubar a Pitti Uomo di settembre. Idealmente mi piacerebbe aderire a questa iniziativa, che avrà un valore più simbolico che di vero business. Non parlo solo dei marchi, ma anche dell'ente fiera. Trovo apprezzabile che, anziché sparire dai radar per sei mesi, Pitti Immagine provi a giocare un ruolo di motore per accendere la ripartenza di tutto il sistema moda. Certo, partecipare all'edizione di settembre sarebbe un'esperienza del tutto diversa rispetto al passato e non parlo del layout. A Firenze eravamo abituati a dare inizio alla campagna vendita, mentre la collocazione di settembre rischia di non darci tempo per le produzioni e i buyer dovrebbero fare ordini al buio, un'opzione che mi pare poco in sintonia con i tempi che stanno vivendo. Per come la vedo io, gli imprenditori che parteciperanno alla manifestazione di settembre lo faranno per riallacciare i contatti con i clienti, i partner e i colleghi. Più che un momento di vendita, il salone potrebbe trasformarsi in un mega convegno su come uscire insieme da questa emergenza senza troppe vittime. Vedo un grande potenziale nell'upgrading della piattaforma digitale, non vedo l'ora che gli organizzatori ce la illustrino nei dettagli. Questa è l'occasione per sviluppare e potenziare progetti del genere: in futuro, dovendo lavorare con meno campionari, fare ordini via iPad sarà sempre più utile per le aziende e poter contare su una piattaforma dove possano accedere tanti buyer è un vantaggio enorme».

Salvatore Toma 
Presidente di Toma Italian Brand e presidente della sezione Tessile e Abbigliamento di Confindustria Taranto e Puglia

«In questo momento decidere se partecipare a Pitti Uomo è davvero prematuro: penso che la scelta definitiva potremo prenderla non prima di giugno, quando la situazione sarà più chiara per tutti. All'ultima edizione eravamo presenti in fiera con tre stand per ognuno dei nostri marchi (Havana & Co, Alessandro dell'Acqua e Ungaro Uomo, ndr), ma se a settembre saremo in Fortezza potrebbe essere in una forma più ridimensionata, anche perché il layout del passato è impensabile. La nuova collocazione, per quanto temporanea, porta con sè sia dei vantaggi che degli svantaggi. Ci consentirebbe di recuperare il tempo perso con il lockdown delle aziende, ma allo stesso tempo ci darebbe troppo poco tempo per lavorare alla collezione invernale, che sarà decisiva. Ci sarebbero solo quattro mesi di distanza tra le due edizioni, estiva e invernale, troppo pochi. Di certo quello che ci interessa è il progetto digitale, a cui i responsabili di Pitti stanno lavorando e di cui ancora non conosciamo modalità e contenuti. A nostro modo di vedere sarebbe opportuna una fiera digitale, slegata da quella fisica, attiva già da luglio, visto che per allora contiamo di essere impegnati nelle campagne vendita. Potrebbe essere un'iniziativa finanziata da Ita-Ice, visto che in questo momento far vedere le nostre collezioni attraverso la tecnologia è la miglior forma di promozione all'estero consentita. In merito alla partecipazione a Pitti Uomo, in questi giorni abbiano avuto anche un confronto tra imprenditori del territorio e mi pare che a prevalere in questo momento sia una posizione attendista. Abbiano bisogno di un po' di tempo per capire».

 

Giampiero Cozzi 
Direttore commerciale

Pierre Louis Mascia 

«In un momento di mercato in cui l'unica certezza è l'incertezza, ritengo che spostare Pitti Uomo a settembre sia la migliore delle idee possibili e noi ci saremo. Credo che fossero state prese in considerazione anche altre date più anticipate, ma questo slittamento ci dà qualche garanzia in più. Non è facile immaginare la partecipazione a una fiera post pandemia: ci saranno regole da rispettare sulle distanze e sulla concentrazione tra le persone negli stand e, allo stesso tempo, dovremmo provare a fare ordini. Non sarà semplice e lo sappiamo, ma qualcosa si deve fare e farlo insieme, dando un segnale di ripartenza di tutto il sistema moda, mi sembra la strategia giusta. Andare avanti in ordine sparso, ognuno come può, è poco strategico. Con Pitti Uomo e Pitti Bimbo così ravvicinati alle sfilate e alle campagne vendita delle collezioni donna, settembre diventa il mese canonico di tutti gli acquisti. Con l'attività in showroom, che speriamo possa ripartire già da luglio, la fiera a settembre diventebbe il cappello di una stagione dove i buyer potrebbero vedere il prodotto che non conoscevano e, soprattutto, fare acquisti avendo le idee più chiare sul mercato, a qualche mese dalla riapertura dei negozi, che speriamo avvenga quanto prima. Certo, quando parlo di buyer a Pitti Uomo in questo momento penso principalmente a quelli italiani e forse europei, perché difficilmente americani e asiatici arriveranno in Fortezza in grande quantità. Dovremmo studiare modi alternativi per far conoscere a questi ultimi le nostre collezioni e il progetto digitale, a cui gli organizzatori di Pitti stanno lavorando, ma di cui non conosciamo i contenuti: potrebbe essere strategico proprio per questo, agganciare i compratori lontani. Di sicuro sarà un'edizione particolare, tutti noi saremo già proiettati al 2021. Con Pitti Uomo slittato a settembre, penso che l'appuntamento invernale dovrebbe passare a febbraio. Dopo di che si potrebbe pensare anche di andare avanti in futuro con questo nuovo schema, presentando le collezioni uomo e donna nello stesso periodo, magari a luglio e febbraio. Questo calendario porterebbe parecchi vantaggi sul piano logistico e del mantenimento dei costi».

Pasquale Vendola
Ceo di Zero&Co (produttore di kidswear) e titolare di Suns

«Da diversi anni ci affidiamo alla potente cassa di risonanza di Pitti, una manifestazione in cui crediamo e che da sempre è in grado di attrarre i top player del retail a livello globale, in quanto unica vera vetrina mondiale nel suo genere. Ci affidiamo quindi alla lunga esperienza di chi ha sempre svolto il proprio lavoro con professionalità e diligenza, con un atteggiamento democratico in grado di coinvolgere brand di diverse dimensioni, accomunati però da un perenne spirito di innovazione, in cui Zero&Co si rispecchia perfettamente. In un momento come questo le incognite sono molte e il mercato sta affrontando un'emergenza inedita. Siamo in contatto quotidiano con Pitti e i nostri interlocutori ci stanno tenendo aggiornati passo passo sulle modalità di partecipazione: senza dubbio non vorremmo mai rinunciare e ci terremmo a garantire la nostra presenza, sia a Pitti Uomo che a Pitti Bimbo. Le nuove date del salone potrebbero determinare  uno spostamento temporale di un paio di mesi in avanti circa l'inizio campagna vendite: inevitabilmente questo influirà sulle tempistiche di produzione e di conseguenza sulle consegne in store. Questa crisi ci accomuna tutti, nessuno escluso, e sarà una grande sfida per il fashion system, chiamato a rivedere in maniera radicale i propri schemi e ad analizzare un nuovo timing di vendita. La capacità di rinnovarsi caratterizza però da sempre il nostro settore e per questo abbiamo la certezza che saremo in grado di ricominciare, con nuovo vigore ed energia».


Matteo Tugliani
Founder 
Moaconcept 

«Moaconcept con ogni probabilità parteciperà a Pitti e per diversi motivi. Innanzitutto per senso di responsabilità nei confronti di tutta la filiera, all'interno della quale le fiere hanno un ruolo fondamentale: è un momento in cui il senso dell'etica è importante e occorre essere solidali gli uni con gli altri. In secondo luogo, perché serviranno strumenti per permettere alla rete commerciale di rimettersi in moto. Anche se, occorre dirlo, in queste settimane abbiamo lavorato molto affinché le dinamiche aziendali non si fermassero. Le prossime saranno sicuramente fiere molto pragmatiche, di lavoro, con poche chiacchiere».

Elisa Riva
Marketing manager
North Sails

«Stiamo valutando diversi scenari ed è ancora prematuro poter dire se ci saremo e come immaginiamo una eventuale partecipazione al salone. Certamente la concentrazione di tutti gli eventi moda e la vicinanza con la fashion week sono dei facilitatori. Nella speranza di poter tornare a viaggiare, anche con delle restrizioni, poter affrontare un unico viaggio per i buyer stranieri potrebbe essere utile».

an.bi., e.f., a.t. e a.b.
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