PARLA il brand manager FURIO VISENTIN

Commesse-influencer e social commerce: la ricetta per ripartire di Motivi, Oltre e Fiorella Rubino

I negozi sono fermi, l'agognata apertura non sarà prima del 18 maggio e tutte le aziende, soprattutto quelle a forte vocazione retail come Miroglio Fashion, da settimane stanno disegnando il rendering dello shopping nella Fase 2: un'esperienza resa più difficoltosa dalla necessità di mantenere le distanze di sicurezza e forse più asettica a causa dell'impiccio di guanti, mascherine e una probabile dose di circospezione, per la paura del contagio.

Il lockdown è stato un periodo di sofferta sospensione delle attività, ma anche una forzata cesura durante la quale i tre marchi del gruppo di Alba – Motivi, Oltre e Fiorella Rubino – si sono inventati strategie alternative per mantenere inalterato il dialogo con le proprie clienti e rafforzare questa relazione, in vista di quando il retail avrà il via libera per alzare le saracinesche.

«Abbiamo puntato sul cosiddetto marketing umanistico, trasformando le nostre venditrici in influencer», racconta a fashiomagazine.it il brand manager Furio Visentin. Tradotto in pratica, «sfruttando il digital boost registrato durante il periodo di isolamento sociale, è stato indetto un contest fra tutte le 2.500 addette alla vendita di Motivi, Oltre e Fiorella Rubino sulla piattaforma Workplace by Facebook, invitandole a candidarsi per diventare le nuove ambassador delle tre insegne».

«La risposta è stata inaspettata, con oltre 300 aspiranti – racconta Visentin -. Da quel momento, ognuna di loro si è presentata alle colleghe tramite video, con l'obiettivo di farsi votare».

Risultato: dopo il giudizio dell'intero panel, senza nessun zampino dall'alto, come assicura il manager, sono state individuate le sei vincitrici, due per ogni marchio, che ora sono già al lavoro (online s'intende) per intrattenere, consigliare e dunque accorciare le distanze con le clienti.

Il loro compito? Indossare i capi, combinarli, dare suggerimenti di stile a colpi di dirette Instagram, Tik Tok, Unboxing e Stories, puntando sul valore aggiunto dello human touch.

Un investimento su asset come fiducia, cortesia e servizio, trasferiti sul web, che potrebbero contribuire ad agevolare lo shopping una volta che scatterà il disco verde per il commercio fisico, già sulla strada per una maggiore contaminazione con le dinamiche online.

«Il digitale in questo periodo ha giocato un ruolo chiave – dice Visentin -. Nelle prime due settimane si è registrata una flessione, ma verso la fine di marzo la domanda si è riaccesa, anche perché le persone, avendo il tempo e la necessità di farlo, si sono progressivamente digitalizzate».

In futuro le due esperienze, virtuale e reale, si incontreranno sempre di più: «Abbiamo in programma diverse iniziative omnichannel, per portare nell'online la customer experience dei nostri store fisici, e quello delle commesse-influencer ne è il primo esempio. Ma anche viceversa, implementando servizi tipici dell'e-commerce, come quello di live streaming in cui le nostre venditrici mostrano i prodotti, o la personalizzazione dello shopping, destinati a chi sarà più restio, almeno all'inizio, a fare acquisti di persona».

La grande sfida, a partire dal 18 maggio, sarà infatti soprattutto quella di far varcare alle consumatrici la soglia di circa 2.500 negozi sparsi in tutta la Penisola. «Introdurremo importanti cambiamenti sul fronte del layout, con lo scopo di rispettare le disposizioni in modo che la cliente senta di entrare in un ambiente sano e sicuro, senza abdicare al messaggio di marca».

Gli allestimenti sono stati studiati ad hoc: «I prodotti verranno presentati come in una showroom, con capi sanificati provenienti direttamente dai magazzini e attraverso percorsi che contemplano di mantenere la canonica distanza di un metro e mezzo-due metri fra le persone».

Naturalmente ci saranno i dispenser con i gel disinfettanti a disposizione delle clienti, ma anche mascherine personalizzate con le grafiche dei tre brand, realizzate in house ad Alba, la prima azienda in Italia ad aver convertito parte della propria produzione in dispositivi per la tutela della sicurezza in tempo di coronavirus.

a.t.
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