Per le aziende canone di aprile annullato e differiti maggio e giugno

Cancellare gli affitti? Scalo Milano opta per il sì, ma dagli altri outlet tutto tace

Anche se i negozi nei centri commerciali non rientrano nel bonus affitto attraverso credito d'imposta, concesso dal Decreto Cura Italia, arriva il primo caso di proprietario di immobili occupati da esercizi commerciali che decide di venire incontro ai retailer, sospendendo il canone di locazione.

Si tratta di Scalo Milano (nella foto) l'outlet alle porte del capoluogo lombardo con 150 negozi monomarca tra cui Karl Lagerfeld, Nike, Tommy Hilfiger e Levi's, che ha deciso di cancellare il pagamento del canone di affitto di aprile 2020 e di differire quello dei mesi di maggio e giugno a dicembre 2020.

«Per noi si tratta di un investimento importante - commenta Davide Lardera, a.d. di Scalo Milano Outlet & More - che ha l'obiettivo di offrire un aiuto concreto ai negozi per affrontare serenamente la ripresa nei prossimi mesi».

Il tema delle agevolazioni sul pagamento dei canoni di locazione da parte dei retailer è un tema caldo del momento: l'articolo 65 del Cura Italia riconosce a botteghe e negozi un credito d'imposta del 60% sui canoni solo per contratti di locazione immobiliare e categoria catastale C1 (i monomarca cittadini ad esempio), ma esclude l'applicabilità ai contratti di affitto di ramo d'azienda, utilizzati dai centri commerciali nei confronti dei commercianti.

Per il momento Scalo Milano risulta essere il primo tenant ad andare incontro ai retailer, almeno nel segmento degli outlet. Contattati da fashionmagazine.it, i principali player del mercato, McArthur Glen (con i centri di Barberino, Castel Romano, La Reggia, Noventa, Serravalle) e Value Retail (Fidenza Village), hanno preferito non rispondere ad eventuali piani per andare incontro ai retailer sul fronte del pagamento dei canoni.

Ma secondo quanto riferito da alcuni marchi presenti nelle strutture, nessuna iniziativa di “solidarietà” sarebbe stata presa, almeno per il momento.

Il bonus affitto è un tema su cui si è espresso nei giorni scorsi anche Mario Resca, presidente di Confimprese, chiedendo un'omogeneità di trattamento fra negozi con contratto di locazione e retailer con affitto di ramo d'azienda (centri commerciali) e invocando un intervento del Governo, più che l'iniziativa dei proprietari delle strutture.

«Pur comprendendo che le risorse a disposizione sono limitate – ha commentato Resca - riteniamo che la scelta discrimini fra retailer che operano con un contratto di ramo d'azienda, che generalmente applicano i proprietari dei centri commerciali, e coloro che operano nelle città, con un contratto che permette di accedere al credito d'imposta. Riteniamo che la norma vada emendata, tenendo conto che il commercio, che è già in ginocchio, non abbia bisogno di fare distinzioni tra chi opera in un centro commerciale e chi nei centri cittadini».

I canoni di affitto sono una priorità anche per Ovs che, secondo quanto riferito da Reuters, ha avviato delle discussioni con i proprietari degli immobili dei propri negozi, per rivedere i canoni di affitto a seguito del decreto governativo che ha imposto la chiusura di tutte le attività non essenziali.

La settimana scorsa l'a.d. di Ovs, Stefano Beraldo, aveva scritto una lettera aperta alla classe politica, denunciando le difficoltà del settore che, nonostante la chiusura dei negozi, continua a dover sostenere spese derivanti dagli acquisti o dalla manifattura dei prodotti per la stagione primavera/estate, con riflessi negativi sulla cassa.

an.bi.
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