Per il retail una sforbiciata di 95 miliardi

L’allarme di Censis-Confimprese: con un lockdown a Natale in fumo 25 miliardi

Mentre galoppano le cifre dei contagi da Covid, l’ultimo report di Censis-Confimprese quantifica l'impatto dell’epidemia sulla spesa e sullo stato di salute del Paese.

A causa della seconda ondata di restrizioni, che si aggiungono al conto già salatissimo presentato dal primo lockdown, a fine anno il crollo dei consumi si attesterà a 229 miliardi di euro (-19,5%), con la possibile sparizione di cinque milioni di posti di lavoro.

Come ha dichiarato Francesco Maietta, responsabile area politiche sociali del Censis, il solo retail è candidato a una sforbiciata di 95 miliardi di fatturato (-21,6%),  con un risvolto occupazionale drammatico, pari alla perdita di oltre 700mila occupati.

Nel periodo delle feste natalizie restrizioni paragonabili al lockdown di primavera farebbero sfumare 25 miliardi di euro di spesa delle famiglie.

«La situazione della distribuzione e del commercio in generale - ha commentato Mario Resca, presidente di Confimprese - è già durissima oggi, con chiusure soltanto parziali, perché da quando appena una settimana fa si è cominciato a parlarne, la flessione è stata immediata, i clienti si sono diradati e la distribuzione, la ristorazione e il commercio hanno già intravisto i giorni bui di marzo e aprile». Senza contare che, in relazione al virus, «la chiusura dei centri commerciali nel weekend in alcuni regioni non risolve nulla, perché concentra i già scarsi clienti durante gli altri giorni della settimana, con disagi maggiori».

Il report si sofferma anche sulle reazioni degli italiani rispetto alle nuove misure per arginare il diffondersi del virus. La metà degli intervistati è disposta ad accettare i rigori della seconda ondata dell'epidemia solo perché è convinta che a breve arriverà una cura risolutiva o il vaccino.

Lo dicono soprattutto i residenti del Sud (il 55,2% rispetto alla media nazionale del 49,7%) e gli anziani (il 53,5%). Il limite è fissato a Natale: è questo l'orizzonte massimo di tenuta psicologica degli italiani all'indomani del nuovo decreto.

Durante l’emergenza sanitaria sono profondamente cambiate anche le abitudini d’acquisto: 18 milioni di connazionali hanno modificato il loro comportamento, cambiando negozi o brand di riferimento, gestendo diversamente la spesa e variando i criteri di scelta dei luoghi di acquisto.

Dall'inizio della pandemia, 13 milioni hanno sostituito i punti vendita in cui di solito effettuano la spesa alimentare. Nel periodo dell'emergenza il 42,7% ha acquistato online prodotti che prima comprava nei punti vendita fisici, in particolare i giovani (52,2%) e i laureati (47,4%).

Cambiamenti che da congiunturali potrebbero trasformarsi in strutturali: nel report il 38% degli italiani ha affermato che dopo il Covid non ha intenzione di tornare alle vecchie abitudini di consumo.

a.t.
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