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Ttip, hub della formazione, patto Firenze-Milano: l'attivismo della politica a Pitti

Comincia bene il cammino di Pitti Uomo, la cui 90esima edizione ha preso il via stamani (14 giugno) a Palazzo Vecchio, anche grazie all'impegno assicurato durante la conferenza di inaugurazione  dal ministro dello Sviluppo Economico, Carlo Calenda, per sostenere le Pmi italiane in generale e quelle della moda in particolare.

 

Un'opportunità in tal senso,  secondo il rappresentante del governo, potrebbe essere rappresentata dall'introduzione del Ttip. «L'Italia, in particolare quella della moda, è uno dei Paesi che beneficerebbero di più dell'accordo di libero scambio tra Europa e Stati Uniti» ha chiosato Calenda, secondo il quale l'accordo permetterebbe la diffusione dei prodotti italiani in ampie parti degli Usa.

 

L'eliminazione dei dazi sembra assumere un ruolo davvero strategico per le imprese del made in italy, specie in un momento in cui l'export registra segnali di rallentamento, come confermano le parole di Vincenzo Boccia, neo presidente di Confindustria, che alla conferenza stampa si è rivolto così a Calenda:
«Il Ttip e l’accordo di libero scambio tra Europa e Canada sono nell’interesse del Paese e noi faremo tutto il possibile, caro ministro, nell’aiutarla in questo percorso».

 

Riguardo al sistema moda, Calenda ha assicurato che in futuro si investirà solo su ciò che funziona «e non è stato così negli ultimi 40 anni».

 

L'idea è quella di investire sulle fiere e sulle iniziative di valore internazionale, mettendole anche al riparo dalla concorrenza. Sul tavolo c'è la riprogrammazione del calendario, a partire dal 2017.

 

«Dall'anno prossimo - ha detto l'esponente del Governo - Milano e Firenze avranno un calendario totalmente integrato, che sarà pensato in chiave "consumer dreamer". Ciò significa che le scelte saranno prese in base alle esigenze del consumatore finale e non dell'ente organizzatore del salone».

 

Sul fronte della politica locale, anche il sindaco di Firenze Dario Nardella ha promesso che farà la sua parte, assicurando che i restauri della Fortezza da Basso saranno portati a termine nel 2016 e annunciando un nuovo progetto dedicato alla creatività.

 

«Vogliamo realizzare un hub per la formazione di settore  - ha annunciato il primo cittadino -. L’hub di Firenze seguirà tutta la moda italiana e metterà insieme il meglio che abbiamo nel campo della formazione, come il Polimoda. Sono già state individuate due possibili location: l’ex meccanotessile oppure le murate, il vecchio carcere».

 

Da parte di Nardella è arrivato l'incoraggiamento a fare sistema: «L'Italia deve correre, ma servono due gambe, che sono Firenze e Milano. Dobbiamo giocare insieme le nostre migliori carte: così facendo vince tutta l'Italia».

 

I rappresentanti del salone fiorentino - da Gaetano  Marzotto, presidente di Pitti Immagine, ad Andrea Cavicchi, al vertice del Centro di Firenze per la Moda Italiana - hanno ringraziato e ribadito come il rapporto tra la manifestazione e le istituzioni sia inscindibile.

 

A Claudio Marenzi, numero uno di Sistema Moda Italia, il compito di fare il punto sul settore, dati alla mano. Il turnover della moda maschile italiana nel 2015 ha raggiunto gli 8,9 miliardi di euro (+1,4%): un risultato meno brillante delle attese, a causa dell'impasse del mercato domestico (-3,4%, in linea con l'andamento negativo del 2014). Al contrario, l'export è cresciuto del 2,3%, oltrepassando i 5,6 miliardi di euro e con una incidenza sul fatturato totale del comparto pari al 63,6%.

 

«Diventa sempre più importante sostenere le nostre aziende in tutti i mercati in cui il prodotto made in Italy trova apprezzamento da parte dei consumatori» ha osservato Marenzi riallacciandosi ai discorsi precedenti e ha proseguito: «Bisogna lavorare con Confindustria e con il Governo, supportando il ministro Calenda nelle azioni per rimuovere vincoli e oneri eccessivi per le nostre imprese».

 

«I dazi doganali previsti dal Ttip rischiano di mettere fuori mercato i nostri prodotti negli Stati Uniti, principale mercato di sbocco delle nostre imprese - ha fatto notare - e ci ha penalizzato anche l'embargo in Russia, mercato crollato del 34% nell'ultimo anno».

 

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