Prada prima in Italia per ricavi, Moncler per i margini

Mediobanca: nel 2022 la moda cresce a doppia cifra, i big europei corrono di più

Con nove nomi presenti, l’Italia è il Paese più rappresentato nella classifica delle maggiori multinazionali della moda, ma sul fronte dei ricavi è la Francia che con una quota del 40% del fatturato aggregato, si aggiudica il primato per giro d'affari.

È questa la fotografia scattata dall’Area Studi Mediobanca nel suo tradizionale report Sistema Moda Mondo, che analizza i dati delle 78 maggiori multinazionali della moda con ricavi superiori a un miliardo di euro ciascuna. Di queste, 35 hanno sede in Europa, 29 in Nord America, 12 in Asia e due in Africa.

Nel primo semestre del 2022, il giro d’affari dei maggiori player mondiali della moda è cresciuto del 15%, trainato dall’Europa (+24%) e dall’America (+19% sulla scia della performance statunitense). Più contenuta la crescita delle società cinesi (+3%), penalizzate dai pesanti lockdown imposti a causa della politica zero Covid.

Nonostante l’attuale scenario macro-economico permanga incerto, per l’intero 2022 le aspettative restano positive: i primi dati, rilasciati in questi giorni, indicano una crescita media del fatturato del 18% (+15% a cambi costanti) nei primi nove mesi 2022.

Le multinazionali della moda sono supportate da fondamentali solidi e stanno incrementando i propri listini (+6% in media previsto nel 2022) in risposta ai rialzi dei costi produttivi (materie prime, mano d’opera e logistica) nonché alle pressioni valutarie. Innovazione e sostenibilità si confermano le principali leve per lo sviluppo del settore e il mercato asiatico resta di primaria importanza, con un’attenzione particolare alle generazioni più giovani e ai consumatori cinesi.

Nel 2021 il sistema moda a livello mondiale ha registrato un rimbalzo, con tutti i valori che hanno superato i livelli pre-Covid, con l'eccezione degli investimenti, in rialzo sul 2020 e in calo rispetto al 2019.

In particolare, le 78 realtà prese in considerazione nel report, l’anno scorso hanno fatturato complessivamente 497 miliardi di euro (+26% sul 2020, superando dell'8,5% i livelli pre-pandemici), di cui il 57% generato dai player europei e il 33% dai nordamericani.

Al primo posto per ricavi tra i colossi mondiali si conferma Lvmh (64,2 miliardi di euro). Seguono Nike (41,2 miliardi), la spagnola Inditex (27,7 miliardi), che controlla Zara, la tedesca Adidas (21,2 miliardi), EssilorLuxottica (19,8 miliardi), la svedese H&M (19,4miliardi) e il gruppo svizzero Richemont (19,1 miliardi).

Per incontrare il primo nome italiano bisogna arrivare al 33esimo posto della graduatoria, dove c’è Prada (3,4 miliardi di euro), seguita da Calzedonia Holding (46esima posizione), Moncler (52esima) e Giorgio Armani (54esima).

A livello di crescita in termini di percentuale, è stata Farfetch a registrare il maggior incremento dei ricavi rispetto ai livelli pre-pandemici: nel 2021 il marketplace britannico ha registrato un +90,5% delle vendite, davanti alla statunitense Crocs (+87,9%). Farfetch, fondata nel 2007, è anche la società più giovane della classifica, seguita dalle connazionali Boohoo (2006) e Asos (2000) e dalla stessa Crocs (1999).

Anche la redditività supera i livelli pre-crisi: ebit margin aggregato al 15,8% dal 9,1% del 2020 e 13,1% del 2019. Hermès si conferma al primo posto (ebit margin al 40,1%), davanti a Chanel (35,3%) e Lvmh (31,7% al netto della divisione “selective retailing”). Seguono Crocs (29,6%), Kering (28,4%) e Moncler (28,3%), prima italiana in classifica.

Gli investimenti sono saliti del 20,6% sul 2020, ma segnano un -5,9% sul 2019. Solo i gruppi asiatici hanno investito con intensità superiore (+22,7% sul 2019), mentre i player europei si fermano al -6% e quelli nordamericani arretrano del 22,6%.

Una dinamica contraria l’hanno registrata gli acquisti di azioni proprie che si sono intensificati superando i livelli pre-pandemici (+31,6% sul 2019), con un'accelerazione per i gruppi europei quasi doppia rispetto a quelli nordamericani (51,7% contro 26,8%) cui però è attribuibile il 71% degli acquisti complessivi.

Dallo studio emerge anche che le 78 multinazionali della moda hanno occupato quasi 2,2 milioni di persone nel 2021, in ridimensionamento dell'1,4% sul 2019 (+3,4% per i gruppi europei e -8,1% per quelli statunitensi). Inoltre, la forza lavoro è più giovane e flessibile nelle aziende statunitensi, mentre ci sono più donne nei board francesi.

In particolare, il 39% della forza lavoro delle 78 multinazionali della moda ha mediamente meno di 30 anni. La maggiore concentrazione di occupati giovani è nelle statunitensi (55%), le europee si fermano al 37% e le italiane si collocano sotto la media continentale (32%).

Il ricorso al part-time è più intenso nei gruppi statunitensi (50%) rispetto a quelli europei (22%), con le società italiane che registrano il valore più basso (8%) insieme alle francesi (9%). I player europei utilizzano più contratti a tempo indeterminato (85%) rispetto agli statunitensi (79%).

Dall'analisi della varietà di genere nell’organigramma emerge che la presenza femminile cala all'aumentare del livello di responsabilità in azienda: la quota di donne sul totale della forza lavoro è mediamente pari al 64%, ma scende al 44% nei ruoli direttivi e al 33% a livello di cda.

Analizzando l'andamento occupazionale e la filiera produttiva, la forza lavoro è impegnata in massima parte nella rete di vendita e nella logistica (64%) e in misura minore negli uffici amministrativi (19%) e negli stabilimenti (17%).

Per quanto riguarda la supply chain, i fornitori sono localizzati per il 62% in Asia, per il 29% in Europa e per il 7% nelle Americhe, con punte di oltre il 90% in Asia per il fast fashion e le calzature sportive. Il ricorso a fornitori asiatici è più marcato per i gruppi nordamericani rispetto a quelli europei (76% contro 44%) che concentrano nel Vecchio Continente oltre la metà dei propri fornitori (52%), seguendo una strategia di prossimità e maggiore qualità.

Infine, un segnale dell'eccellenza del made in Italy: mediamente oltre un quarto dei fornitori dei gruppi europei della moda ha sede in Italia, con picchi di oltre l'80% nella fascia alta del mercato.



an.bi.
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