pesano i rincari di materie prime ed energia

La tessitura made in Italy chiude l'anno in progress, ma è ancora indietro rispetto al 2019

Per i tessuti made in Italy non è ancora tempo di abbassare la guardia: secondo le stime del Centro Studi di Confindustria Moda, l'insieme della tessitura laniera, liniera, cotoniera, serica e a maglia dovrebbe archiviare il 2021 con un fatturato di poco superiore ai 5,8 miliardi di euro, in crescita del 9,6% sul 2020 ma con un -23% rispetto al 2019, quando si parlava di 7,5 miliardi.

A penalizzare il comparto, soprattutto nella seconda metà dell'anno, sono stati i rincari e le difficoltà di reperimento di materie prime e semilavorati, nonché l'impennata dei prezzi dell'energia, come ha ricordato stamattina Alessandro Barberis Canonico, presidente di Milano Unica

Il valore della produzione, che nel 2020 aveva fatto uno scivolone del 29,1%, risale del 9%, a quota 4,4 miliardi, mentre le esportazioni si portano da 3 a 3,3 miliardi (+11,2%, ma confrontandosi con un anno in cui l'arretramento era stato del 27%). 

Quanto alle importazioni, se nel 2020 scendevano del 25%, a 1,4 miliardi, ora mettono a segno un +14,7%, attestandosi a 1,6 miliardi.

Il saldo commerciale è pari a 1,7 miliardi, dai precedenti 1,6 miliardi, anche se  nel 2019 era di 2,2 miliardi. Dovrebbe concorrere al 13,5% circa del saldo complessivo della filiera moda.

Passando alla domanda interna, spesso rappresentata dalle griffe del lusso, si registra una performance favorevole, valutata in un +9,7% in confronto con i 12 mesi precedenti: si passa quindi da 2,4 a 2,6 miliardi.

I sottosettori che hanno riscontrato maggiori difficoltà nella ripartenza sono stati la tessitura laniera e quella serica. Sull'altro piatto della bilancia, con un probabile superamento dei risultati di due anni fa, la tessitura a maglia e quella liniera.

In relazione all'occupazione, anche nel 2021 le realtà a monte della filiera hanno fatto ampio ricorso alla cassa Covid-19 e non sono mancate riduzioni della forza lavoro. Dall'indagine congiunturale di Confindustria Moda su un panel di aziende associate a Smi emerge che c'è stata nelle tessiture laniere a campione una flessione degli addetti. In particolare, il decremento stimato tra gennaio e marzo è del -8,9%, seguito da riduzioni di poco superiori al -10% nel secondo e terzo trimestre.

Le rilevazioni Istat relative alla produzione fisica vedono la tessitura ortogonale in caduta di oltre il 16% nel primo trimestre 2021, se paragonato all'analogo quarter del 2020. In recupero, tuttavia, il Q2 (+31%) e anche il Q3 (+29,9%). Ancora lontani, comunque, i risultati del 2019, con un -19,6% per i mesi tra aprile e giugno e un -11,1% per luglio-settembre.

Va molto meglio alla tessitura a maglia, il cui indice di produzione già nel gennaio-marzo 2021 porta a casa un +22%, con un +81,8% nel secondo quarter e un +27,8% nel luglio-settembre, il che significa rispettivamente un +5,8% e un +19,4% sui quarter del 2019.

Tornando a parlare di export, e in particolare dei primi dieci mesi del 2021 per quanto concerne i tessuti a maglia e ortogonali a prevalenza di fibra naturale, sia le aree intra Ue che quelle extra Ue presentano un recupero. Le prime, con un'incidenza del 48,4% sul totale, avanzano del 12,3%, le seconde si portano avanti del 14,2%. Nel caso dell'import si assiste a una crescita del 17,2% nell'Ue e del 20,6% dell'extra Ue.

La Francia risulta il primo Paese di sbocco, in aumento del 15,3% e con un 8,3% del nostro totale esportato. Seconda è la Germania, che invece flette del 6,5%. Al terzo posto si piazza la Cina, che fa un balzo del 37,6%, coprendo il 7,1% del totale. Hong Kong, benché in progress del 29,6%, non va oltre l'11esima posizione, ma se si considerasse l'insieme Cina-Hong Kong, questo territorio con complessivi 244 milioni di euro di tessuti esportati dall'Italia scalzerebbe la Francia dal gradino più alto del podio.

Interessante osservare il raffronto con i livelli pre-pandemici: solo la Spagna sale del 15%, al contrario perdono ancora posizioni Cina (-7%), Francia (-10%) e Usa (-18%). Addirittura Hong Kong incassa un -28,5%.

Infine le tipologie di tessuto: nel gennaio-ottobre 2021 le vendite oltreconfine di stoffe in cotone crescono del 19,3%, quelle in lino del 30% e i tessuti a maglia progrediscono del 24,7%. Meno dinamici i tessuti in pura seta (+4,7%) e quelli lanieri cardati (+2,2%). In contrazione del 7,9% i lanieri pettinati.

Nel confronto con il 2019 solo la tessitura a maglia presenta un sorpasso del +5%. L'export di tessuti in lino cede il 2,5%, i tessuti cotonieri perdono il 14,8% e i lanieri cardati e pettinati rispettivamente il 24,2% e il 47,6%. Ancora peggio va alle stoffe in pura seta (-32,5%).

Nella foto, un'immagine dell'attuale edizione di Milano Unica

a.b.
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