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Il tessile-moda italiano rivede le stime sul 2015 al ribasso: +1,1%

Con uno scostamento di 2,7 punti percentuali rispetto alle stime diffuse lo scorso giugno, Sistema Moda Italia prevede per il tessile-moda italiano una chiusura d'anno in crescita dell'1,1%, a quota 52,6 miliardi di euro, contro i precedenti 52,06 miliardi.

 

In collaborazione con Massimiliano Serati, associato di Politica Economica presso l'Università Carlo Cattaneo-Liuc di Castellanza (Varese), Smi traccia un quadro condizionato innanzitutto dal mutamento in peggio dello scenario globale, riconducibile alle turbolenze politiche, economiche e finanziarie acuitesi nel corso del 2015.

 

Le crisi russa e greca, il "terremoto" finanziario in Cina, le oscillazioni valutarie e, non ultimo, il terrorismo non possono che minare le certezze e portare a una revisione al ribasso delle precedenti valutazioni, con particolare riferimento non solo al fatturato ma anche alle esportazioni, il cui incremento per il 2015 si dovrebbe fermare a un +1,9%, contro il +3,8% del 2014, passando da 28,4 a 29 miliardi di euro.

 

A proposito del giro d'affari, entrambi i comparti della filiera resterebbero comunque in area positiva, con il "monte" in sostanziale stabilità (+0,1%) se confrontato con l'anno precedente e il "valle" che, dopo un 2014 all'insegna di un rialzo del 2,8%, si accontenterebbe di un +2%.

 

Quanto all'export, sconterebbe gli esiti delle complesse dinamiche internazionali, dopo trimestri con andamenti differenziati: +1% nel primo quarter, +3,8% nei mesi tra aprile e giugno, +1,3% nel bimestre luglio-agosto.

 

Da notare che due tra i maggiori partner commerciali del nostro Paese, Germania e Francia, nel gennaio-agosto 2015 non hanno brillato, con un modesto +1,9% per quanto riguarda la nazione tedesca e un calo del 2,8% per l'Esagono.

 

Il crollo della Russia (-32,1%) è stato ed è sotto gli occhi di tutti, con un'analoga caduta solo nel 2009. A dare ossigeno al made in Italy ci hanno pensato Stati Uniti, Gran Bretagna e Hong Kong, con tassi di crescita double-digit: rispettivamente +20,9%, +10,1% e +15,2%. Le esportazioni in direzione della Cina sono progredite del 9,5%.

 

Solo moderata la decelerazione dell'import, che nel 2014 aveva messo a segno un +8% e ora si "ferma" a un +6,1%. Il saldo commerciale si riduce da 9,1 a 8,5 miliardi di euro (-6,9%), con una flessione pari a 636 milioni in termini assoluti.

 

Nuovo cambio di passo sul mercato interno: la variabile "consumo apparente", che intercetta sia la domanda business to business intrafiliera, sia il sell out, torna interessata da una dinamica negativa, seppure di lieve entità (-0,8%).

 

Focalizzando l'attenzione sul sell out all'interno del mercato nazionale, durante il 2015 si è registrato un deciso miglioramento del ritmo di caduta rispetto al passato triennio (caratterizzato da un -5,1%, un -7,1% e un -2,9% negli anni solari 2012, 2013 e 2014), ma in base alle rilevazioni di Sita Ricerca fino ad agosto le vendite domestiche rimangono coinvolte da un trend in discesa del 2,7%.

 

Una notizia relativamente buona riguarda l'occupazione: dopo i crolli dei livelli occupazionali nell'arco di tempo tra il 2008 e il 2014 (con quasi 102mila posti di lavoro in meno), nel 2015 il tasso di decremento si è notevolmente ridotto, nell'ordine dello 0,3%, fermo restando però il fatto che oltre 1.200 persone sono state lasciate a casa.

 

«Anche le aziende attive nel settore - si legge nella nota di Smi - presentano ancora un saldo negativo tra chiusure e nuove aperture, contenendo tuttavia la flessione a circa 330 unità (-0,7%)».

 

Lo scenario del primo semestre, a livello strettamente macroeconomico, si mantiene favorevole e contraddistinto da una moderata crescita. Si notano impulsi fortemente espansivi, irrobustiti dall'ulteriore calo del prezzo del petrolio e dal nuovo arretramento del tasso di cambio dell'euro.

 

Il potenziamento del "quantitative easing" da parte della BCE, congiuntamente al rialzo del costo del denaro negli States, dovrebbe agevolare la nostra competitività su scala europea.

 

Permangono tuttavia incertezze e fragilità: alcune note, dal 2009 a questa parte, e altre alimentate da tensioni recenti, come gli attacchi terroristici e l'escalation militare in Siria. C'è poi l'insidia maggiore, la deflazione. Risulta pertanto difficile formulare previsioni.

 

L'outlook di Smi per il gennaio-giugno 2016 è di un giro d'affari in aumento del 2,2% per il tessile-moda, con esportazioni in progresso del 2,9%, importazioni in corsa (+5%) e un saldo commerciale in contrazione del 2,1%.

 

In lievissimo aumento il consumo apparente (+0,8%), quasi stabili sia le aziende (-0,2%), sia gli addetti (-0,1%) (nella foto, Claudio Marenzi, presidente di Smi).

 

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