Nell'anno previsti cali del 25/35%

Claudio Marenzi: «Il 2020 annus horribilis, ma dopo la crisi il mondo tornerà come prima»

«Dobbiamo essere veloci, rapidi, quasi contraddittori nel nostro procedere, perché non bisogna pensare che tra un anno la situazione sarà quella odierna».

Con questo messaggio di positività Claudio Marenzi, presidente di Pitti Immagine, ha inaugurato stamattina la conferenza stampa di apertura della fiera digital Pitti Connect. «La crisi sarà lunga - ha precisato - e le ripercussioni si faranno sentire nelle prossime stagioni, ma tornermo a presentare in showroom e a fare fiere fisiche».

Dopo un 2019 chiuso con ottimi risultati per il settore del menswear, all'insegna di una crescita del 6,6% e con l'export a +9% («Un anno in cui il fatturato del settore uomo era tornato ai dati pre-2008, superando i 10 miliardi di euro», ha sottolineto Marenzi), il 2020 ha interrotto bruscamente il cammino di crescita, che si avviava a un'ulteriore evoluzione del +4-5% nel 2020.

Poi l'emergenza sanitaria ha bruscamente interrotto questo cammino e ora i dati sono drammatici e indicano per fine anno una perdita di fatturato a livello globale tra il 25-35%, che potrebbe anche arrivare al 50%, ha prefigurato Marenzi.

Secondo i dati di Confindustria Moda-Istat, nel gennaio-marzo 2020 l'export di menswear è arretrato del 6%, ma nel solo mese di marzo ha perso il 26,7%, bruciando quasi 150 milioni di euro.

In Italia, secondo i dati elaborati da Sita Ricerca per Smi, il sell out di moda maschile da gennaio ad aprile è arretrato del 34%, con un bimestre marzo-aprile che ha inevitabilmente raggiunto, a causa della chiusura delle attività, punte di oltre il -70%. 

In controtendenza si è mosso l'e-commerce, che nei primi quattro mesi dell'anno è salito del 14% per il totale tessile-abbigliamento, con una progressione di mese in mese, fino ad arrivare al +40% di aprile e al +152,3% in maggio, con il mese di giugno che dovrebbe essere allineato ad aprile. 

Alla luce di questa situazione, ha spiegato Marenzi, «si possono ipotizzare due scenari. Se tra ottobre e dicembre la recrudescenza del virus prevista sarà contenibile, prevediamo spiragli di ripresa con l'autunno-inverno 2021».

Se invece la situazione sarà grave, «non usciremo dal tunnel prima della primavera 2022. Ad ogni modo sarà una crisi lunga, che avrà ripercussioni su questo inverno e sulla primavera-estate 2021». 

Le aziende arriveranno alla fine del 2021 con il fiato corto, perché se il 2020 è stato affrontato sulla scia dei bilanci positivi del 2019, l'anno prossimo le imprese, non solo le più piccole, avranno dietro di loro un anno drammatico. 

«Per noi di Pitti Immagine la sfida è investire su un sistema digitale che consenta a molte realtà, soprattutto le meno strutturate, di avere il sostegno di una piattaforma condivisa», ha sottolineato Marenzi, che ha chiuso il suo intervento con un messaggio di positività: «Occorre fare di necessità virtù, per cui quest'anno gli ordini digitali saranno la prassi ma, nella maggior parte dei casi, i nostri clienti multimarca vogliono tornare al fisico e questo sarà un aspetto importante».

«Purtroppo - ha proseguito - la crisi profonda spinge a proiettare quello che accade ora nel futuro e a pensare che sarà difficile a tornare al fisico. Questo è un modo di pensare antico, vuol dire dare risposte immediate a quello che accadrà tra un anno. Oggi, al contrario, occorre essere molto veloci e rapidi e avere grande flessibilità perché le cose cambieranno».

Chiuso questo tragico intervallo, «il mondo tornerà come prima. Non bisogna fare passi avventati, soprattutto per quanto riguarda il nostro settore, in cui la fisicità è molto importante».

c.me.
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