primi gli usa, seconda la francia

Indicam: «Noi terzi al mondo per i falsi, norme da rivedere partendo dal web»

Usa, Francia e, al terzo posto, Italia: un posizionamento che non ci fa onore, visto che la classifica riguarda i Paesi più colpiti dalla contraffazione.

Un report di Euipo (Ufficio dell’Unione europea per la proprietà intellettuale) e Ocse (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico), dedicato alle Tendenze del commercio di prodotti contraffatti e usurpativi, aggiorna il lavoro svolto nel 2016, stabilendo in 460 miliardi di euro - contro i precedenti 338 miliardi - il valore del mercato dei fake a livello mondiale, con una quota salita dal 2,5% al 3,3%.

In base alle nuove valutazioni di Euipo e Ocse, il 15,1% del valore dei beni sequestrati contraffatti a livello mondiale è a danno di marchi registrati in Italia, mentre gli Usa si attestano al 24% e la Francia al 16,6%. 

«Si tratta dell'ennesimo segnale di come la situazione stia declinando in maniera allarmante, offrendo una prospettiva che non fa che peggiorare anno dopo anno», è il commento senza sconti di Mario Peserico, presidente di Indicam, associazione italiana per la tutela della proprietà intellettuale.

Lo studio stima che nella Penisola siano stati persi a causa della contraffazione 88mila posti di lavoro, il 2,1% degli addetti nei settori colpiti dal fenomeno.

Sarebbe inoltre quantificabile in 10,3 i miliardi di euro il mancato gettito tributario causato dai falsi, di cui 4,3 miliardi persi per il mancato pagamento dell’Iva: una cifra che equivale al 3,2% del totale delle tasse riscosse e allo 0,62% del Pil italiano.

«Non è ammissibile che in Europa siano stati importati in un anno prodotti contraffatti per oltre 120 miliardi di euro - insorge Peserico -. Una stima aumentata di 30 miliardi in soli tre anni. È ora di prendere decisioni per invertire il trend».

La Cina continua a essere la prima tra le nazioni di origine o passaggio delle merci contraffatte, coprendo quasi il 60% del totale, seguita da Hong Kong (in cui prevale il transito dei beni) e Turchia. 

Non cambia dunque molto, rispetto al passato recente e non solo, riguardo alla provenienza delle merci fake. Il numero uno di Indicam non si stanca di ripetere che «le imprese non possono continuare ad assistere impotenti a questo fenomeno. Gli Stati e l'Ue devono imporre alla Cina e agli altri l’obbligo di un maggiore rispetto della proprietà intellettuale, non a parole ma nei fatti. Bloccare i falsi deve essere un impegno concreto».

«Le norme italiane - osserva - sono da adattare all’evoluzione della contraffazione: dobbiamo rivestire un ruolo di primo piano e non restare più nelle retrovie».

Non più rimandabile, secondo Peserico, un rafforzamento delle nostre ambasciate nei Paesi più critici, con l’inserimento di esperti dedicati a supportare la tutela della proprietà intellettuale.

«Occorre che le nazioni all’origine della contraffazione siano messe sotto pressione - ribadisce -. Inoltre, le regole dell’online devono essere aggiornate, in modo da prevedere maggiori responsabilità per i grandi intermediari digitali, che oggi favoriscono il commercio illecito traendone guadagno».

«Consumatori e imprenditori meritano una tutela migliore di quella finora ricevuta - conclude Peserico -. È necessario non scendere più a compromessi con chi, Stato o operatore, arreca danni così ingenti al nostro tessuto sociale ed economico».

 

a.b.
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