primo trimestre 2016

Menswear made in Italy: l'anno inizia con un calo di import ed export

La moda maschile italiana accusa un calo di import (-2,5%) ed export (-3,5%) nel primo trimestre 2016, come emerge da un report di Sistema Moda Italia (su dati Istat) elaborato in occasione della partenza di Pitti Uomo.

 

Il fatturato estero si riduce per la maggior parte delle merceologie: -3,5% per la confezione, -11,5% per la camiceria, -9,7% per le cravatte. In controtendenza la maglieria, con un +1,7%.

 

Le esportazioni nell'Europa unita registrano un -1,8%%, ma reggono bene la Germania (+2,1%) e la Spagna (+3,9%), mentre arretrano Francia (-5%) e Regno Unito (-7,4%).

 

Nei Paesi extra-Ue spiccano il -9,5% degli Usa e il -4,5% della Svizzera. Stabili Hong Kong (+0,1%) e Giappone (-0,1%), in avanzata la Cina (+3,2%). Non si arresta l'emorragia di vendite in Russia (-20%).

 

Alla voce importazioni, la Cina incassa un -15,5%, mentre vanno forte Bangladesh (+7,7%) e Romania (+7,1%).

 

Un'indagine campionaria di Smi tra le aziende nazionali del menswear rivela che la raccolta ordini è positiva, con riferimento sempre al primo quarter dell'anno (+2,1% in media, tra nazionale ed estera). Il 50% degli interpellati confida in una situazione di stabilità e un altro 30% prevede un miglioramento.

 

Per la moda maschile made in Italy il 2015 è terminato con circa 8,9 miliardi di ricavi, in aumento dell'1,4% rispetto al 2014. È stato proprio l'estero a dare una spinta al giro d'affari settoriale, grazie a un +2,3% delle esportazioni, a quota 5,7 miliardi di euro.

 

Nonostante il parallelo incremento delle importazioni (+7,8%), il saldo commerciale è restato attivo per 1,6 miliardi (da 1,8 miliardi del 2014). Gli acquisti degli italiani, lo scorso anno, hanno accusato un calo del 3,4% (nella foto, un momento della scorsa edizione di Pitti Uomo).

 

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