Q&A SUL SALONE E NON SOLO

Cheng Dapeng (Chic): «La nostra forza? Anticipare i segnali di un mercato strategico come la Cina»

Cheng Dapeng, presidente di Chic (principale rassegna cinese della moda) e a capo della China National Garment Association, fa il punto sulle priorità della manifestazione - tornata in presenza già da luglio 2020 e in programma a Shanghai dal 9 all'11 marzo - e su un Paese che continua ad amare il made in Italy, ma sta cambiando velocemente.

Qual è il bilancio dell'ultima edizione di Chic?

I numeri si commentano da soli: quasi 500 espositori e 20mila visitatori professionali, con la massima attenzione da parte nostra alla sicurezza e alla salute dei presenti, la cosa più importante per noi, che abbiamo per esempio sottoposto a test molecolari tutti i partecipanti. Nonostante le limitazioni ai viaggi abbiamo accolto visitatori da Francia, Filippine, Spagna, Stati Uniti e Italia, i cui operatori hanno partecipato con successo agli incontri di matchmaking individuali previsti dal salone (in totale 36), fatti per aiutare gli espositori a trovare i partner giusti per i loro business in Cina. Occasioni che, in generale, marchi come Folli Follie, Cocoon, Mo & Co, Eland, Tanni, Versino, Elephant and Giraffe, Ayuko Studio, SunDayMerry, Artist Hui e Eggka non si sono lasciati sfuggire. In fiera si sono visti i portavoce di department store e altre realtà del calibro di Walmart, Dou Yin (TikTok), The Bailian Group, Wangfujing e The Eurasiagroup, solo per citare alcuni nomi. È stata un’edizione all’insegna della voglia di concludere ordini, della qualità delle proposte e, non ultimo, di collezioni sostenibili, presenti in ogni parte del salone e nelle tendenze elaborate insieme a Wgsn. Altre collaborazioni in quest’ambito hanno coinvolto Wwd e China Fashion, con la consegna di premi all’interno dell’iniziativa Pursuer of Excellence in Sustainability. Ma di grande attualità è anche tutto ciò che riguarda il servizio e la digitalizzazione. Tra le aree più dinamiche citerei Impulses, un concentrato di creatività e design.

Come la pandemia ha inciso sulle vostre strategie?

Siamo tornati in presenza già da luglio 2020, utilizzando comunque una necessaria controparte digitale, per esempio attraverso la nostra Chic App, che comprende informazioni sugli espositori, strumenti per fissare gli appuntamenti, la possibilità di inviare messaggi e talk in diretta, con relative traduzioni. Essendo la fiera leader in Asia per il fashion business, dobbiamo dare il massimo anche con un format ibrido, fornendo soluzioni su misura per ogni brand partecipante e utilizzando strumenti di social media marketing e canali come il live streaming e WeChat.

Perché un marchio italiano dovrebbe scegliere Chic? E più in generale, quali sono i segnali che arrivano dalla Cina nei settori della moda e dei beni di consumo?

Dal 1993 i brand provenienti dal vostro Paese rappresentano una delle compagini più forti per la manifestazione, in cui credono perché rappresenta una porta d’accesso a uno dei più importanti mercati al mondo per la moda. Basti pensare che nel 2021 le vendite retail di beni di consumo in Cina raggiungeranno i 6,8 trilioni di dollari, +8% sul 2019. Per il fashion si parla di oltre 700 miliardi di dollari. Il desiderio di moda italiana è forte, come dimostrano le performance delle griffe del lusso made in Italy: basti pensare che Prada il mese scorso ha attratto l’attenzione di migliaia di giovani con un’azione di guerrilla marketing in un mercato di frutta e verdura a Shanghai. Noi di Chic non solo cogliamo gli sviluppi del settore ma li anticipiamo, individuando i nuovi canali del retail, le piattaforme emergenti nell’online, gli opinion leader e i trend in ascesa, come appunto i live streaming. Siamo una chiave d’accesso a tutti questi canali. Tornando al consumatore cinese, per lui made in Italy significa tuttora prodotto di alta qualità. I clienti cercano uno stile individuale e unico soprattutto negli ambiti dell’abbigliamento, delle scarpe e dei gioielli, che stanno sorpassando i livelli di vendite pre-pandemia. Anche la moda bimbo e la lingerie sono in crescita e i brand di nicchia piacciono molto alle ragazze della GenZ. Chic è il luogo dove tutti questi segmenti confluiscono, su una superficie di oltre 100mila metri quadri.

A cosa state lavorando?

Essendo la più importante piattaforma di business sul mercato della moda cinese, ci evolviamo continuamente per cavalcare i cambiamenti in atto. Puntiamo ad accrescere i servizi di networking, tramite più incontri individuali e customizzati con gli esponenti del retail tradizionale e nuovo, come il live stream shopping che nel nostro portfolio è sempre rappresentato. Continueremo con il format ibrido e le soluzioni digitali e, per quanto riguarda le categorie merceologiche, spazieremo come sempre dall’high fashion agli emergenti, dando sempre più spazio anche al design locale e che recupera elementi della tradizione. Sempre in primo piano la sostenibilità, mentre notiamo che la pandemia ha accresciuto l’attenzione verso la salute e il lifestyle: in quest’ottica nell’edizione di Chic in programma a marzo 2022 (dal 9 all'11, ndr) in scena Chic Sport, una piattaforma ad hoc su queste tematiche.

 

A cura della redazione
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