intanto capasa lancia l'allarme sulle Pmi

Alle 21 flash mob del commercio. Sangalli: «Perché l'industria può ripartire e noi no?»

Cresce la preoccupazione da parte di commercianti, ristoratori ed estetisti sulle date della riapertura annunciate nei giorni scorsi da Conte per la Fase 2.

Stasera è previsto in tutta Italia un flash mob, di cui a partire dalle 21 saranno protagonisti soprattutto i titolari di bar e ristoranti, ma che prevedibilmente coinvolgerà anche negozi appartenenti ad altre categorie merceologiche, a partire dall'abbigliamento.

I punti vendita alzeranno simbolicamente le saracinesche e accenderanno le luci, per esortare il Governo a tornare sui propri passi: allo stato attuale, come è noto, la Fase 2 prevede che il commercio al dettaglio riparta il 18 maggio, anziché l'11 come si pensava, mentre per parrucchieri, centri estetici, bar e ristoranti si parla del primo giugno.

Intanto Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio, fa il punto della situazione in un'intervista a Il Giorno. Dopo aver presenziato ieri sera con il sindaco Sala e il governatore della Regione Lombardia Fontana alla visita di Conte alla prefettura milanese, si scaglia contro l'esecutivo senza mezzi termini.

«Lo slittamento delle riaperture - dice - provoca insostenibili danni economici, che minacciano imprese e lavoro come mai accaduto in passato».

«Non comprendiamo la decisione di far partire prima le filiere industriali e dopo i settori che rappresentiamo - aggiunge -. Il tempo stringe, ogni giorno di chiusura in più è una perdita pesantissima».

Sangalli ricorda che, a causa di un lockdown che dura ormai da due mesi, «si è verificata una situazione senza precedenti nella storia economica del nostro Paese, che ha provocato l'azzeramento dei fatturati di intere filiere».

«Il nostro ufficio studi - puntualizza - ha calcolato che a marzo la perdita di consumi in Lombardia è stata di oltre 4 miliardi di euro, pari a un calo del 31,2%». 

A livello nazionale, «se l'emergenza dovesse proseguire oltre l'estate, c'è il rischio concreto di perdere più di 50 miliardi di consumi, di cui quasi la metà solo per alberghi e ristoranti. Ed è già certa la diminuzione, tra marzo e maggio, di oltre 30 milioni di turisti».

Le richieste al Governo sono precise: a parte una diversa tempistica dei reopening, servono «crediti agevolati e garantiti dallo Stato, indennizzi e contributi a fondo perduto e uno slittamento significativo delle scadenze fiscali».

Il grido d'allarme di Sangalli arriva in concomitanza con quello del numero uno di Camera Moda, Carlo Capasa, che durante un'audizione alle commissioni riunite Finanze e Attività Produttive sul Decreto Liquidità ha affermato che il settore tessile-abbigliamento nel suo complesso rischia di perdere il 30% del fatturato e una percentuale analoga di Pmi, «le quali vanno sostenute con aiuti concreti, per esempio un fondo perduto, come ha fatto la Germania». 

Occorre, secondo Capasa, incentivare il reshoring e portare i finanziamenti per la filiera da 25mila a 100mila euro, ma anche estendere il regime di Patent Box ed elevare le percentuali di credito d'imposta per design, ricerca e sviluppo.

Tra le altre richieste la cancellazione per le aziende italiane dell'Iva per l'acquisto delle mascherine, Iva che va detratta per quanto riguarda le donazioni. Devono essere posticipati i termini fiscali e ridotte le aliquote, a cominciare dall'Imu, senza contare la necessità di aumentare il credito d'imposta sugli affitti e ridurre i costi sul retail (nella foto, corso Vittorio Emanuele a Milano domenica scorsa).

a.b.
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