Rapporto “Esportare la dolce vita”

Bello e ben fatto: Confindustria stima 45 miliardi di export aggiuntivo

L’export di beni del Bello e ben fatto (Bbf) italiano vale 86 miliardi di euro. Ma si può fare di più cogliendo nuove sfide, come evidenzia l’edizione 2019 del rapporto del Centro Studi Confindustria Esportare la dolce vita, presentato ieri presso la sede di Vicenza della confederazione.

Alla sua decima edizione, l’analisi estende il raggio d’osservazione dalle tre “F” di fashion, food e furniture a tutti i beni rappresentativi dell’Italian excellence in termini di design, qualità e accuratezza delle lavorazioni, che rendono riconoscibile la manifattura italiana nel mondo: fra le new entry troviamo ottica, orologeria, cosmetica, chimica, farmaceutica, elettrotecnica, elettronica, motoveicoli e nautica.

Nel 2018 il Bbf ha rappresentato il 15,6% delle esportazioni italiane totali. In questa quota, trasversale ai principali comparti del made in Italy, svettano le aziende di fashion, food e furniture, a più alto contenuto di eccellenze a livello di beni di consumo finali.

Tre quarti della domanda estera è in capo ai mercati avanzati (poco meno di 70 milioni di euro), mentre il resto riguarda gli emergenti, che secondo Confindustria offrono margini di crescita relativamente maggiori, a fronte di rischi più elevati.

Nel report, realizzato con Sace Simest e Fondazione Manlio Masi-Osservatorio Nazionale per l’Area Affari Internazionali e gli Scambi, è stimato un potenziale inespresso, in termini di esportazioni, di quasi 45 miliardi di euro (+52% rispetto al dato attuale).

«Il margine di miglioramento - spiegano gli economisti - è calcolato valutando il possibile ampliamento delle attuali quote nei confronti dei concorrenti che, per struttura dei costi di produzione e qualità dei prodotti esportati, hanno caratteristiche simili a quelle dell’Italia».

Nella lista di Confindustria i primi cinque mercati avanzati a più alto potenziale per il Bbf sono gli Usa (8,2 miliardi di euro di potenziale), seguiti da Germania (3,3), Giappone (2,6), Regno Unito (2,5) e Francia (2,1). In testa fra gli emergenti (vedi slide) c’è la Cina (3,3), che stacca Emirati Arabi (1,3), Qatar (0,8), Arabia Saudita (0,8) e Russia (0,6).

I Paesi avanzati pongono sfide diverse dagli emerging. Nei primi è strategico impedire l’erosione di quote da parte dei competitor. Volano delle esportazioni, in questo caso, è la condivisione di gusti e standard. Contano, inoltre, le relazioni sui fronti economico, politico e strategico.

La sfida, nell’ambito dei mercati "nuovi", è quella di riuscire a «intercettare i bisogni di una classe media emergente, che avrà caratteristiche culturali politiche e sociali molto diverse dalle nostre, nonostante la standardizzazione dei consumi».

Di fatto Stati Uniti, Germania e Cina sono le aree a maggiore potenziale di sviluppo dell’export, ma per ragioni diverse. «La Repubblica Popolare - spiegano i ricercatori - è ai primi posti per dimensioni e crescita, la Germania per la compatibilità fra domanda e offerta e gli States per un bilanciamento dei due fattori». L’India è presente nella lista soprattutto per via della dimensione e delle prospettive di crescita, mentre la Russia ha il pregio della dimensione, unito all’alto grado di compatibilità fra domanda e offerta.

L’Italia, secondo i ricercatori, dovrebbe potenziare le vendite online. «È arretrata rispetto ai concorrenti, che sono anche i maggiori mercati di sbocco». Inoltre, se si guarda all’incidenza delle vendite rispetto al Pil, il nostro Paese con il 17% è più in linea con Cina (16%) e India (15%), che con le altre nazioni avanzate: la Corea del Sud raggiunge l’84% e la Francia il 28%, per citare i due casi estremi. «Il Bbf - dicono da Confindustria - richiede la valorizzazione degli spazi virtuali dedicati, in modo da mettere in risalto i punti di distinzione rispetto a beni simili ma non eccellenti o, peggio ancora, contraffatti».

A livello di comunicazione, le aziende virtuose del made in Italy dovrebbero tenere in considerazione che i primi mercati esteri di destinazione dei loro prodotti (tra questi Germania, Francia, UK e Usa) corrispondono ai primi Paesi di provenienza dei turisti che, oltre ad acquistare in loco, possono costituire un veicolo dell'esperienza del Bello e ben fatto.

e.f.
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